Come installare un certificato SSL. Il certificato SSL o Socket Secure Layer è un protocollo creato al fine di far trasmettere alle applicazioni (siti web) le informazioni in modo sicuro e protetto (https://).
In pratica il certificato SSL è una sequenza di numeri che identifica un server oppure un Computer collegato ad esso.
Alcune applicazioni utilizzano di default il protocollo SSL come ad esempio Internet Explorer e Firefox oppure Client di posta come Outlook, Mozilla e Apple Mail.
Le funzioni principali del certificato SSL sono:
Identificare un computer interno alla rete
Far viaggiare i visitatori nel tuo sito web in estrema sicurezza attraverso il protocollo https://
Per stabilire una connessione sicura tramite SSL è necessario che il tuo sito web abbia una chiave di protezione che deve essere assegnata da un organo predisposto al rilascio del certificato.
Come posso acquistare un Certificato SSL?
Da qualche tempo a questa parte su Xlogic è possibile installare più certificati SSL per i domini desiderati presenti sullo stesso Account, quindi se possiedi un piano multidominio con più domini, potrai acquistare più certificati anche senza l’assegnazione di un IP dedicato grazie al protocollo SNI (Server Name Indication).
Attualmente è in atto una promozione Xlogic dei certificati SSL, per esempio quello più usato dagli utenti nel Web è il Certificato Positive SSL che ora puoi acquistare a € 9,90 + Iva annuali.
La convalida di questo certificato SSL è disponibile per tutti i privati e per le imprese; non richiede l’invio di documenti, basta convalidare il certificato via e-mail, il tempo di lavorazione è di circa 5 minuti.
Puoi visualizzare i certificati SSL venduti da Xlogic attraverso questa pagina:
Scegli il ciclo di fatturazione e poi clicca su “Cassa”
Inserisci i tuoi dati e acquista il Certificato SSL
Come posso installare il certificato SSL?
Una volta acquistato il certificato SSL dovrai accedere in cPanel attraverso il tuo sito web (esempio: xlogic.org:2082 oppure xlogic.org/cpanel) e cliccare su SSL / TLS:
Genera la Private Key cliccando su Chiavi private (KEY):
La dimensione chiave deve essere quella predefinita (2048 bits) mentre nel campo Description inserisci il tuo sito web (esempio: xlogic.org):
Dopo aver inserito nel campo Description il tuo sito clicca sul pulsante Genera, visualizzerai il codice creato:
Ora ritorna nella pagina iniziale SSL / TLS e clicca su Richiesta di firma del certificato (CSR), in quest’area come in precedenza dovrai inserire il nome del dominio, il paese, la città e lo stato in cui risiede e l’eventuale ragione sociale della tua azienda, se sei un privato nei due campi inserisci solo il nome del dominio senza l’estensione (esempio: xlogic).
Una volta inseriti tutti i dati clicca su Genera e visualizzerai il codice del CSR:
Ora, accedi nell’area clienti, clicca nella sezione Servizi:
Clicca sul pulsante Visualizza dettagli ed accedi in questa pagina:
Nella pagina in basso è presente il pulsante Go to the SSL configure wizard che dovrai cliccare, una volta entrato in questa pagina dovrai incollare nello spazio apposito il CSR generato in precedenza in cPanel e selezionare Apache ModSSL, completa il form inserendo i tuoi dati:
Bene, a questo punto la richiesta della verifica SSL è stata inviata alla Comodo e visualizzerai Awaiting Configuration in Stato configurazione. Ora, dovrai attendere la mail inviata dalla Comodo nella quale troverai un codice da inserire in una casella da confermare.
Confermata la mail inviata dalla Comodo riceverai sempre via email il certificato SSL con il Bundle compresso in ZIP nella quale troverai due files di testo. Accedi nuovamente in cPanel e nella sezione SSL / TLS > HOST SSL incolla il codice ricevuto del certificato SSL e il Bundle, clicca su Installa.
A questo punto visualizzerai Il certificato SSL è stato installato correttamente, quindi potrai iniziare ad utilizzare il protocollo HTTPS.
L’errore ERR_CONNECTION_TIMED_OUT compare quando il browser tenta di raggiungere un sito, ma non riesce a stabilire o completare la connessione entro il tempo previsto.
Il problema può dipendere dalla rete del visitatore, dal router, da DNS, VPN o firewall, ma anche dal server web, da un indirizzo IP errato, dal sovraccarico dell’hosting oppure da un servizio intermedio come Cloudflare.
Prima di modificare WordPress è necessario capire dove si interrompe la comunicazione: sul dispositivo, sulla rete locale, lungo il percorso o sul server di destinazione.
Risposta rapida: il dominio può essere risolto correttamente, ma il browser non riceve la risposta necessaria in tempo. Prova prima il sito da un’altra rete; se il problema è generale, controlla IP, porte, firewall, servizio web e risorse del server.
Cosa significa ERR_CONNECTION_TIMED_OUT?
Il browser ha atteso una risposta senza riuscire a completare la connessione entro il limite previsto. Il blocco può verificarsi durante:
la connessione TCP;
la negoziazione HTTPS;
il passaggio attraverso proxy o CDN;
l’attesa della risposta del server;
il trasferimento dei dati.
A differenza di DNS_PROBE_FINISHED_NXDOMAIN, il DNS può avere già restituito un indirizzo valido. L’indirizzo, però, può non rispondere, avere le porte filtrate oppure appartenere a un vecchio server.
apri il sito dallo smartphone usando la rete mobile;
prova un browser e un dispositivo differenti;
controlla l’indirizzo restituito dal DNS;
prova HTTP e HTTPS con curl;
verifica lo stato del server e del servizio web.
Risultato
Possibile problema
Funziona su rete mobile ma non sul Wi-Fi
Router, DNS o rete locale
Funziona da tutti tranne un computer
Browser, antivirus o firewall locale
Il DNS risponde ma la porta 443 va in timeout
Server, firewall o percorso di rete
IPv4 funziona ma IPv6 no
Record AAAA o connettività IPv6
Cloudflare mostra 522
Connessione tra Cloudflare e origine
Cloudflare mostra 524
Origine raggiunta ma risposta troppo lenta
Cause principali dell’errore
Lato visitatore
connessione instabile;
Wi-Fi debole;
router bloccato;
DNS problematico;
VPN o proxy non funzionante;
firewall troppo restrittivo;
cache corrotta;
file hosts errato.
Lato sito
server spento o non raggiungibile;
servizio web arrestato;
porta chiusa;
firewall configurato in DROP;
IP DNS non aggiornato;
CPU, RAM o I/O saturi;
processi PHP bloccati;
database lento;
API esterna non disponibile;
CDN o reverse proxy configurato male.
Timeout e connessione rifiutata non sono la stessa cosa
Nel timeout non arriva una risposta entro il limite. In ERR_CONNECTION_REFUSED la destinazione rifiuta immediatamente la connessione. Un firewall che scarta silenziosamente i pacchetti può produrre un timeout.
14 soluzioni per ERR_CONNECTION_TIMED_OUT
1. Controllare indirizzo e protocollo
Verifica dominio, sottodominio, estensione, HTTPS ed eventuale porta personalizzata. Prova anche la home del sito.
2. Ricaricare una sola volta
Un problema temporaneo può risolversi, ma non reinviare ripetutamente pagamenti, ordini o moduli.
3. Provare un’altra rete
Usa la rete mobile del telefono. Se il sito funziona, il problema è probabilmente nella rete locale o nel provider Internet.
4. Provare un altro dispositivo
Serve a distinguere un problema del singolo computer da uno della connessione.
5. Riavviare browser e dispositivo
Chiudi completamente il browser, riaprilo e, se necessario, riavvia il sistema.
6. Riavviare il router
Fallo soltanto se puoi interrompere la rete in sicurezza. Su reti aziendali contatta l’amministratore.
7. Provare la modalità anonima
Permette di escludere alcuni cookie ed estensioni, ma non elimina tutti i problemi DNS o di sistema.
8. Cancellare i dati del singolo sito
Rimuovi cache, cookie e dati locali soltanto per il dominio interessato prima di cancellare l’intera cronologia.
9. Svuotare la cache DNS
Un vecchio indirizzo può indirizzare il browser verso un server non più attivo.
systemctl status lsws
systemctl status httpd
systemctl status nginx
Controlla soltanto il servizio utilizzato. Non riavviare alla cieca un server di produzione.
6. Verificare le porte in ascolto
ss -lntp | grep -E ':(80|443)\b'
7. Controllare il firewall
Possono essere coinvolti CSF, firewalld, nftables, iptables, WAF, security group o firewall del provider. Non disattivare tutto: identifica la regola minima da correggere.
Il server risponde dichiarando di non essere pronto a gestire la richiesta, spesso per manutenzione o sovraccarico.
500 Internal Server Error
Il server viene raggiunto, ma incontra un errore interno. Non è un timeout di connessione.
Checklist per il visitatore
controlla indirizzo e protocollo;
prova rete mobile;
prova un altro dispositivo;
riavvia browser e router;
svuota la cache DNS;
prova un resolver differente;
verifica VPN e proxy;
controlla firewall, antivirus e file hosts;
contatta il gestore se il problema è generale.
Checklist per il proprietario del sito
verifica record A e AAAA;
prova porte 80 e 443 da una rete esterna;
controlla servizio web;
verifica firewall e WAF;
analizza CPU, RAM, I/O e disco;
controlla log web, PHP e database;
confronta IPv4 e IPv6;
verifica Cloudflare o altri proxy;
raccogli ora, IP e output dei test;
documenta ogni modifica.
Domande frequenti
Cosa significa ERR_CONNECTION_TIMED_OUT?
Il browser non ha completato la connessione o ricevuto la risposta entro il tempo previsto.
È un problema del computer o del sito?
Può dipendere da entrambi. La prova da rete mobile e da un altro dispositivo permette di distinguerli rapidamente.
Il DNS può causare un timeout?
Sì. Un record può puntare a un vecchio server non più raggiungibile.
Come svuoto la cache DNS su Windows?
Usa ipconfig /flushdns.
Cambiare DNS risolve sempre?
No. Aiuta con resolver e indirizzi obsoleti, ma non corregge un server offline o una porta bloccata.
WordPress può causare il timeout?
Sì, se il server viene raggiunto ma plugin, PHP, database o API esterne impiegano troppo tempo. Se la porta non risponde, il problema precede WordPress.
Aumentare max_execution_time risolve?
Non necessariamente. Può soltanto prolungare una richiesta inefficiente e occupare risorse più a lungo.
Che differenza c’è tra timeout e connection refused?
Nel timeout non arriva una risposta in tempo; nel rifiuto la destinazione respinge immediatamente la connessione.
Che cosa significa Cloudflare 522?
Cloudflare non riesce a completare in tempo la connessione con il server di origine.
Che cosa significa Cloudflare 524?
Cloudflare raggiunge l’origine, ma questa non produce la risposta HTTP entro il limite previsto.
Perché IPv4 funziona e IPv6 no?
Il record AAAA può puntare a un indirizzo non configurato oppure la connettività IPv6 può non funzionare.
Ping senza risposta significa sito offline?
No. ICMP può essere bloccato mentre il sito continua a funzionare sulle porte 80 e 443.
Quanto devo aspettare?
Dipende dalla causa. Attendere non corregge un IP errato, una porta chiusa o un firewall mal configurato.
Conclusioni
ERR_CONNECTION_TIMED_OUT indica che il browser non ha ricevuto in tempo la risposta necessaria per mostrare la pagina.
La diagnosi deve procedere per livelli: dispositivo, rete locale, DNS, percorso, porta, firewall, servizio web e applicazione.
Se il sito funziona da altre reti, concentra i controlli su cache, router, DNS, VPN e sicurezza locale. Se non funziona per nessuno, verifica server, IP, porte, risorse e servizi intermedi.
Non disattivare permanentemente firewall e protezioni, non aumentare i timeout senza analisi e non modificare WordPress quando il server non è raggiungibile.
Hosting veloce e infrastruttura affidabile
Xlogic offre Hosting Condiviso, WordPress ed eCommerce con LiteSpeed Enterprise, CloudLinux e storage NVMe, oltre a VPS e server dedicati.
Per i blogger la velocità dei siti web è indispensabile, qui sotto vi elenchiamo i 5 migliori servizi gratuiti CDN che potranno velocizzare l’apertura dei vostri siti web.
I 5 migliori servizi CDN gratuiti per il tuo sito web
La CDN (Content Delivery Network) è un sistema di distribuzione dei contenuti costituito da molteplici server distribuiti in tutto il mondo connessi tra di loro tramite internet e contenenti gli stessi files.
Lo scopo principale è quello di ottimizzare il processo di consegna dei contenuti ai vari nodi della rete che ne fanno richiesta, in questo modo il caricamento della pagina web sarà più rapido perché il sistema reindirizzerà il traffico automaticamente verso il server geograficamente più vicino al nodo da cui è partita la richiesta.
Ma il caricamento più rapido della pagina web non è il solo vantaggio presente, di seguito elenchiamo i principali vantaggi per i siti che utilizzano un CDN:
Migliora il posizionamento del sito web sui motori di ricerca
Minimizza la perdita dei pacchetti dati durante il trasferimento
Garantisce ridondanza e scalabilità in quanto all’interno della rete sono presenti più server che possono essere anche rimossi nel caso di non funzionamento con la conseguente aggiunta di un nuovo server funzionante.
In questo articolo elencheremo i migliori servizi CDN free per il tuo sito web:
La ragione per cui cloudflare è molto popolare è perchè rende il vostro sito estremamente veloce. L’installazione è molto semplice bisogna creare un account free, aggiungere l’indirizzo del blog e successivamente dopo la verifica di cloudflare sul sito verrano forniti i name servers da inserire nel pannello del dominio.
Coral CDN è un P2P (peer-to-peer) che si basa sulla rete di distribuzione di contenuti. Il servizio è gratuito.
Cloudflare lo configuriamo noi! CDN FREE
Su tutti i nostri piani Hosting è possibile configurare gratuitamente Cloudflare, per far questo devi:
possedere un piano hosting su Xlogic
aprire un ticket all’assistenza richiedendo la configurazione di Cloudflare
Successivamente i nostri tecnici configureranno il CDN e modificheranno i Name Server dal pannello DNS del dominio, dopo di che dovrai semplicemente attendere la propagazione DNS di 2-3 ore.
Come rendere il sito WordPress più veloce
La configurazione di un CDN permette di aumentare la velocità di caricamento delle pagine del sito web ma non è l’unico fattore da tenere in considerazione per migliorare le performance, detto questo ti invitiamo a leggere attentamente la guida che ti permetterà di rendere il tuo sito più veloce, sicuro e potente.
Se possiedi un sito WordPress o se sei intenzionato a crearne uno nuovo ti consigliamo di provare ad utilizzare i nostri piani Hosting WordPress completamente gestiti, scopri perché dovresti scegliere Xlogic come tuo Provider Hosting!
Password Manager: vantaggi, rischi e come scegliere quello giusto
Utilizzare la stessa password per email, WordPress, social network, servizi cloud e account aziendali è uno degli errori di sicurezza più comuni. Quando una sola credenziale viene sottratta, gli attaccanti possono provarla automaticamente su molti altri servizi.
Un password manager aiuta a risolvere questo problema generando, conservando e compilando password lunghe e differenti per ogni account.
Il gestore di password non elimina però ogni rischio. Tutte le credenziali vengono raccolte in una cassaforte digitale che deve essere protetta correttamente con una master password robusta, autenticazione multifattore e procedure affidabili di recupero.
In questa guida analizzeremo cos’è un password manager, come funziona, quali vantaggi offre, quali rischi bisogna conoscere e quali caratteristiche valutare prima di sceglierne uno per uso personale o aziendale.
In breve: utilizzare un password manager affidabile è generalmente più sicuro che memorizzare le credenziali nel browser senza protezioni aggiuntive, riutilizzare la stessa password oppure conservarle in documenti non cifrati.
Cos’è un password manager?
Un password manager, chiamato anche gestore di password, è un’applicazione progettata per conservare credenziali e altre informazioni riservate all’interno di una cassaforte digitale protetta.
La cassaforte può contenere:
nomi utente e password;
passkey;
codici di recupero;
note protette;
chiavi software;
dati di accesso ai server;
informazioni relative a domini e hosting;
documenti o allegati riservati, quando supportati;
dati di pagamento, se l’utente decide di conservarli.
L’utente deve ricordare principalmente la password che protegge la cassaforte, normalmente chiamata master password.
Dopo lo sblocco, il programma può compilare automaticamente le credenziali sui siti e nelle applicazioni riconosciute.
Come funziona un password manager?
Il funzionamento varia in base al prodotto, ma il processo generale comprende quattro elementi.
1. Cassaforte cifrata
Le credenziali vengono inserite in un archivio protetto. Prima di scegliere un servizio bisogna verificare come viene cifrata la cassaforte, dove vengono conservati i dati e quali informazioni può conoscere il fornitore.
2. Master password
La master password viene utilizzata per sbloccare la cassaforte. Deve essere lunga, unica e mai utilizzata per altri account.
Una master password debole riduce la sicurezza dell’intero sistema, anche quando le singole password archiviate sono molto complesse.
3. Generatore di password
Il programma può creare automaticamente password casuali, lunghe e differenti per ogni servizio.
In questo modo non è necessario inventare credenziali seguendo schemi prevedibili come:
NomeSito2026!
NomeSito2027!
Azienda123!
4. Compilazione automatica
Le estensioni per browser e le applicazioni mobili possono riconoscere il dominio o l’applicazione e proporre le credenziali corrispondenti.
Il controllo del dominio può anche aiutare a evitare l’inserimento automatico della password su un indirizzo differente da quello salvato. Non sostituisce comunque l’attenzione dell’utente e non rende impossibili tutti gli attacchi di phishing.
Quali tipi di password manager esistono?
Password manager integrati nel browser
I principali browser possono salvare e sincronizzare le password attraverso l’account dell’utente.
I vantaggi principali sono:
semplicità di utilizzo;
nessuna applicazione aggiuntiva da installare;
compilazione automatica immediata;
sincronizzazione tra dispositivi compatibili.
Bisogna però proteggere correttamente l’account principale del browser e il dispositivo sul quale vengono sincronizzati i dati.
Password manager dedicati
Sono applicazioni specializzate nella gestione delle credenziali.
Possono offrire:
applicazioni per più sistemi operativi;
estensioni per diversi browser;
condivisione controllata delle credenziali;
cassaforti separate;
accesso di emergenza;
rapporti sulle password deboli o riutilizzate;
funzioni amministrative per aziende;
gestione centralizzata degli utenti.
Soluzioni cloud
La cassaforte cifrata viene sincronizzata attraverso l’infrastruttura del fornitore e può essere utilizzata su computer, smartphone e tablet.
La sincronizzazione è comoda, ma richiede un’attenta valutazione della sicurezza del servizio e delle procedure di accesso e recupero.
Soluzioni locali o self-hosted
La cassaforte può essere conservata localmente oppure sincronizzata attraverso un’infrastruttura controllata dall’utente o dall’azienda.
Questa soluzione offre un maggiore controllo operativo, ma trasferisce sull’amministratore la responsabilità di:
aggiornamenti;
backup;
disponibilità del servizio;
protezione del server;
recupero dei dati;
gestione degli accessi.
Un’installazione self-hosted non è automaticamente più sicura di un servizio cloud: dipende dalla qualità della configurazione e dalla capacità di mantenerla correttamente.
Password manager: 11 vantaggi da conoscere
1. Password differenti per ogni account
Il principale vantaggio consiste nella possibilità di usare una credenziale unica per ogni servizio.
Se una password viene sottratta, non può essere utilizzata automaticamente per accedere anche a email, hosting, social network e altri account.
2. Generazione di password casuali
Il generatore integrato evita parole del dizionario, informazioni personali e schemi facilmente prevedibili.
Per gli account che accettano password molto lunghe è possibile generare stringhe casuali senza doverle memorizzare manualmente.
3. Riduzione del riutilizzo delle credenziali
Il riutilizzo delle password espone al credential stuffing, un tipo di attacco nel quale credenziali provenienti da una violazione vengono provate automaticamente su altri servizi.
Una password differente per ogni account limita l’impatto di una singola esposizione.
4. Compilazione automatica più rapida
Il password manager riduce il tempo necessario per accedere a siti e applicazioni, soprattutto quando l’utente gestisce decine o centinaia di account.
5. Controllo delle password deboli
Molti gestori segnalano:
password corte;
credenziali duplicate;
password vecchie;
account privi di autenticazione multifattore;
credenziali potenzialmente esposte.
6. Sincronizzazione tra dispositivi
Le credenziali possono essere disponibili su computer, smartphone e tablet senza essere copiate manualmente tramite email o messaggi.
7. Condivisione controllata
Nei piani familiari e aziendali è possibile condividere un accesso senza inviare la password in chiaro tramite chat, ticket o posta elettronica.
La condivisione deve comunque essere limitata alle persone che ne hanno realmente bisogno.
8. Revoca degli accessi
Quando termina una collaborazione, l’amministratore può rimuovere l’utente dalla cassaforte condivisa.
Per gli account più importanti è comunque opportuno cambiare le password dopo la revoca, soprattutto quando il collaboratore poteva visualizzarle.
9. Inventario degli account
La cassaforte diventa anche un elenco organizzato dei servizi utilizzati dall’utente o dall’azienda.
Questo aiuta a individuare vecchi account, servizi non più utilizzati e accessi che devono essere eliminati.
10. Conservazione di codici di recupero e note
Codici di backup, informazioni tecniche e procedure di emergenza possono essere conservati separatamente dalle normali password.
Per gli account critici è consigliabile mantenere anche una copia offline dei codici di recupero.
11. Supporto alle passkey
I gestori più moderni possono archiviare e sincronizzare anche le passkey, consentendo di utilizzare forme di autenticazione resistenti al phishing sui servizi compatibili.
Quali sono i rischi di un password manager?
Concentrare molte credenziali in una cassaforte offre vantaggi importanti, ma crea anche un obiettivo di grande valore.
Master password debole
Se la password principale è breve, riutilizzata o prevedibile, un attaccante potrebbe tentare di accedere all’intera cassaforte.
Perdita della master password
Alcuni servizi non possono recuperare la master password o decifrare la cassaforte per conto dell’utente.
È quindi necessario configurare in anticipo codici di recupero, dispositivi autorizzati ed eventuali contatti di emergenza.
Compromissione del dispositivo
Un malware presente sul computer può intercettare dati digitati, acquisire schermate, rubare sessioni o accedere alle informazioni mentre la cassaforte è sbloccata.
Il password manager non sostituisce:
aggiornamenti del sistema operativo;
protezione antimalware;
blocco automatico dello schermo;
controllo delle estensioni installate;
prudenza nell’apertura di file e link.
Phishing
La compilazione automatica basata sul dominio può ridurre alcuni errori, ma l’utente può ancora copiare manualmente una password e inserirla in una pagina falsa.
Vulnerabilità del software
Come qualsiasi applicazione, anche un gestore di password può contenere vulnerabilità.
Programma, browser ed estensioni devono essere aggiornati tempestivamente.
Compromissione del fornitore
Un incidente ai sistemi del provider può esporre dati cifrati, metadati o altre informazioni relative agli utenti.
Prima della scelta bisogna valutare il modello di sicurezza, la trasparenza sugli incidenti e le protezioni applicate alla cassaforte.
Procedure di recupero deboli
Una cassaforte molto protetta può essere aggirata quando il recupero dell’account dipende da un’email poco sicura o da metodi di verifica facilmente attaccabili.
Esportazioni non protette
L’esportazione delle password viene spesso prodotta in un file CSV leggibile in chiaro.
Il file deve essere:
utilizzato soltanto quando necessario;
conservato per il minor tempo possibile;
protetto durante il trasferimento;
eliminato in modo sicuro dopo l’importazione.
Autorizzazioni eccessive nelle cassaforti condivise
Assegnare a tutti i dipendenti l’accesso completo annulla molti vantaggi della gestione centralizzata.
Ogni persona dovrebbe visualizzare soltanto le credenziali necessarie al proprio ruolo.
Come creare una master password sicura
La master password protegge l’accesso a tutte le altre credenziali e deve essere trattata come una chiave principale.
Dovrebbe essere:
lunga;
unica;
mai utilizzata altrove;
difficile da indovinare;
memorizzabile dall’utente;
priva di informazioni personali prevedibili.
Una passphrase composta da più parole non correlate può essere più semplice da ricordare rispetto a una stringa corta piena di sostituzioni prevedibili.
Il NIST raccomanda inoltre di scegliere un password manager che supporti l’autenticazione multifattore. Per approfondire è disponibile la guida ufficiale How Do I Create a Good Password?.
Non riutilizzare la master password: non deve coincidere con la password dell’email, del computer, di WordPress, di cPanel o di altri servizi.
Proteggere il password manager con MFA
L’autenticazione multifattore richiede un secondo elemento oltre alla master password.
In base al servizio possono essere supportati:
chiavi di sicurezza hardware;
passkey;
app di autenticazione;
notifiche su un dispositivo autorizzato;
codici monouso;
biometria collegata al dispositivo.
Quando disponibile, è preferibile scegliere un metodo resistente al phishing e conservare i codici di recupero in una posizione separata.
CISA raccomanda l’utilizzo di password forti, password manager e autenticazione multifattore per proteggere gli account. È possibile consultare la guida ufficiale Use Strong Passwords.
Password manager e passkey
Le passkey utilizzano la crittografia a chiave pubblica e permettono di autenticarsi senza trasmettere al sito una password riutilizzabile.
Una passkey è collegata al servizio per il quale è stata creata e offre una maggiore resistenza contro phishing e credential stuffing.
I moderni gestori di credenziali possono sincronizzare le passkey tra dispositivi compatibili, semplificando l’accesso.
Le passkey non rendono immediatamente inutili tutti i password manager. Per molti anni gli utenti dovranno continuare a gestire contemporaneamente:
password tradizionali;
passkey;
codici di recupero;
note protette;
account che non supportano ancora l’accesso senza password.
La FIDO Alliance descrive le passkey come credenziali progettate per resistere al phishing e ridurre gli attacchi basati sul riutilizzo delle password.
Come scegliere un password manager
Modello di sicurezza documentato
Il fornitore dovrebbe spiegare chiaramente:
come viene protetta la cassaforte;
quali dati vengono cifrati;
quali informazioni rimangono visibili al servizio;
come vengono derivate le chiavi;
come funziona il recupero dell’account;
come vengono gestiti gli incidenti.
Autenticazione multifattore e passkey
Il servizio dovrebbe supportare almeno un secondo fattore affidabile e, quando possibile, chiavi hardware o passkey.
Compatibilità con i dispositivi
Verifica la disponibilità di:
applicazione Windows;
applicazione macOS;
supporto Linux;
app Android e iOS;
estensioni per i browser utilizzati;
compilazione automatica nelle applicazioni mobili.
Esportazione dei dati
Deve essere possibile esportare la cassaforte per creare una copia di emergenza o cambiare fornitore.
L’esportazione deve essere gestita con estrema cautela perché può produrre file non cifrati.
Procedure di recupero
Prima di trasferire tutte le credenziali, bisogna capire cosa succede quando:
si dimentica la master password;
si perde il telefono;
si rompe il computer principale;
si perde il secondo fattore;
l’account email non è più accessibile;
un dipendente lascia l’azienda.
Blocco automatico
La cassaforte dovrebbe bloccarsi automaticamente dopo un periodo di inattività o quando il dispositivo viene sospeso.
Controlli indipendenti
Audit di sicurezza, documentazione tecnica e programmi di segnalazione delle vulnerabilità sono elementi utili nella valutazione del fornitore.
Funzioni aziendali
Per le organizzazioni sono importanti:
gestione centralizzata degli utenti;
gruppi e ruoli;
cassaforti condivise;
registri delle attività;
revoca degli accessi;
politiche di sicurezza;
recupero amministrativo controllato;
integrazione con sistemi di identità aziendale.
Come configurare un password manager in sicurezza
scegli un servizio con modello di sicurezza documentato;
scarica l’applicazione soltanto dal sito o dallo store ufficiale;
salva i codici di recupero in una posizione separata;
configura il blocco automatico;
installa soltanto le estensioni necessarie;
importa le vecchie credenziali;
elimina in sicurezza gli eventuali file CSV;
individua password duplicate o deboli;
sostituisci prima le credenziali più importanti;
verifica periodicamente dispositivi e sessioni autorizzate.
Quali password cambiare per prime?
La priorità dovrebbe essere assegnata a:
email principale;
password manager;
account Apple, Google o Microsoft;
servizi bancari e di pagamento;
domini e account del registrar;
hosting e pannelli di controllo;
WordPress e altri CMS;
cloud storage;
social network;
account aziendali.
L’email principale è particolarmente importante perché viene spesso utilizzata per reimpostare le password degli altri servizi.
Come usare un password manager in azienda
Un’azienda non dovrebbe affidare le credenziali operative alla memoria di una sola persona o conservarle in fogli di calcolo condivisi.
Separare credenziali personali e aziendali
Le credenziali dell’organizzazione devono appartenere alla cassaforte aziendale e non all’account personale del dipendente.
Applicare il minimo privilegio
Ogni collaboratore deve accedere soltanto agli account necessari per il proprio lavoro.
Lo stesso principio dovrebbe essere applicato agli accessi di hosting, WordPress, database, email e server.
Creare una procedura di ingresso
Quando arriva un nuovo collaboratore bisogna:
creare un account personale;
assegnarlo ai gruppi corretti;
abilitare l’MFA;
fornire soltanto le cassaforti necessarie;
registrare il responsabile degli accessi.
Creare una procedura di uscita
Quando termina la collaborazione bisogna:
revocare l’account;
rimuovere dispositivi e sessioni;
trasferire la proprietà degli elementi;
cambiare le credenziali visualizzate dall’utente;
controllare gli accessi esterni ancora attivi;
verificare chiavi API, SSH e token.
Non condividere l’account principale
Quando il servizio lo permette, ogni tecnico deve utilizzare credenziali personali.
Per i servizi di hosting Xlogic è consigliabile creare accessi separati a WordPress, FTP, database e applicazioni invece di condividere indiscriminatamente le credenziali principali.
Riutilizzare la master password: deve essere completamente unica.
Non abilitare l’MFA: la sola master password non dovrebbe essere l’unica protezione.
Salvare i codici di recupero nella stessa cassaforte: in caso di blocco potrebbero non essere raggiungibili.
Lasciare la cassaforte sempre aperta: configura il blocco automatico.
Installare estensioni da fonti non ufficiali: potrebbero sottrarre le credenziali.
Ignorare gli aggiornamenti: applicazione ed estensioni devono rimanere aggiornate.
Lasciare file CSV sul computer: possono contenere tutte le password in chiaro.
Condividere troppe credenziali: applica ruoli e permessi minimi.
Non provare la procedura di recupero: bisogna sapere come accedere in caso di perdita del dispositivo.
Considerare il password manager una protezione assoluta: phishing, malware e dispositivi compromessi rimangono rischi reali.
Cosa fare se il password manager viene compromesso
Quando si sospetta un accesso non autorizzato:
utilizza un dispositivo conosciuto e aggiornato;
cambia la master password;
revoca sessioni e dispositivi sconosciuti;
controlla le impostazioni dell’MFA;
verifica l’email collegata al recupero;
esamina gli avvisi di sicurezza;
cambia le password degli account più importanti;
revoca token, chiavi API e sessioni attive;
controlla eventuali regole di inoltro create nelle caselle email;
verifica il dispositivo per escludere malware.
La modifica delle credenziali deve partire dall’email principale, dai servizi di identità, dai domini, dall’hosting e dagli account finanziari.
Se durante l’intervento vengono cancellati accidentalmente file o contenuti, consulta anche la guida su come recuperare pagine web cancellate.
Domande frequenti sui password manager
Un password manager è sicuro?
Un password manager affidabile e correttamente configurato può ridurre il riutilizzo delle credenziali e facilitare l’uso di password lunghe e uniche. La sicurezza dipende però dalla master password, dall’MFA, dal dispositivo e dal modello di sicurezza del servizio.
È rischioso conservare tutte le password nello stesso posto?
La cassaforte rappresenta un obiettivo importante, ma è protetta specificamente per questa funzione. Il rischio deve essere confrontato con alternative spesso peggiori, come password duplicate, documenti in chiaro o credenziali inviate tramite email.
Qual è la migliore master password?
Deve essere lunga, unica e mai utilizzata altrove. Una passphrase composta da più parole non correlate può essere più semplice da ricordare senza ricorrere a schemi prevedibili.
Bisogna cambiare periodicamente tutte le password?
Le credenziali devono essere cambiate quando sono deboli, riutilizzate, esposte o quando esiste il sospetto di una compromissione. Rotazioni troppo frequenti e prive di motivo possono spingere gli utenti a creare schemi prevedibili.
Il password manager protegge dal phishing?
La compilazione basata sul dominio può ridurre alcuni rischi, ma non impedisce all’utente di copiare manualmente una password in una pagina falsa. Le passkey offrono una maggiore resistenza al phishing sui servizi compatibili.
Meglio un password manager gratuito o a pagamento?
Il prezzo non determina automaticamente la sicurezza. Bisogna valutare modello di protezione, MFA, compatibilità, esportazione, aggiornamenti, trasparenza e funzioni necessarie.
È meglio un gestore cloud o locale?
Il cloud semplifica la sincronizzazione, mentre una soluzione locale offre maggiore controllo operativo. La scelta dipende dalle competenze disponibili, dai backup e dalla necessità di usare più dispositivi.
Cosa succede se dimentico la master password?
Dipende dal servizio e dalle procedure configurate. Alcune cassaforti non possono essere recuperate senza codici, dispositivi autorizzati o accesso di emergenza.
Posso salvare le password di cPanel e WordPress?
Sì, ma ogni account deve utilizzare una password unica. È inoltre consigliabile abilitare l’MFA e creare account separati per collaboratori e tecnici quando il servizio lo consente.
Le passkey sostituiranno i password manager?
Le passkey ridurranno l’uso delle password, ma i gestori continueranno a essere utili per sincronizzare passkey, conservare codici di recupero e amministrare i servizi che utilizzano ancora credenziali tradizionali.
Conclusioni
Un password manager permette di usare credenziali lunghe e differenti senza doverle ricordare tutte. Riduce il riutilizzo delle password, semplifica la compilazione automatica e rende più ordinata la gestione degli account personali e aziendali.
La cassaforte deve però essere protetta con una master password unica, autenticazione multifattore, dispositivi aggiornati e una procedura di recupero verificata.
Per scegliere il servizio più adatto bisogna valutare il modello di sicurezza, la compatibilità, le modalità di esportazione, la gestione degli incidenti e le funzioni necessarie per utenti, famiglie o aziende.
Il password manager non sostituisce l’attenzione contro phishing e malware, ma rappresenta uno degli strumenti più efficaci per abbandonare password deboli, duplicate o conservate in modo non sicuro.
Proteggi anche il sito e l’infrastruttura
Password uniche, autenticazione multifattore, backup e accessi separati sono elementi fondamentali per la sicurezza di un progetto online.
La funzione di monitoraggio della qualità del sito sul pannello cPanel Hosting permette di monitorare le performance di un sito web, il posizionamento SEO ed aiuta l’utente a risolvere eventuali problemi.
Dove posso trovare la funzione di monitoraggio della qualità del sito?
La funzione Site Quality Monitoring si trova all’interno della sezione METRICHE di cPanel; Questa funzione è disponibile solo nelle versioni cPanel e WHM 110 e 116 e successive.
Come posso utilizzare la funzione di monitoraggio della qualità del sito?
Per utilizzare questa funzione, devi prima completare il processo di registrazione; per farlo, devi selezionare il dominio ed inserire il tuo indirizzo mail:
Successivamente dovrai accettare le condizioni e cliccare sul pulsante “Create Project”, una volta fatto questo riceverai una mail con il codice da inserire:
A questo punto inserisci il codice ricevuto e clicca sul pulsante “Activate”:
Come visualizzare il progetto su Site Quality Monitoring
Dal momento in cui verrà creato il progetto dal sistema, verrai reindirizzato su questa pagina di riepilogo:
L’interfaccia di monitoraggio della qualità del sito (cPanel » Home » Metriche » Site Quality Monitoring) contiene schede che consentono di configurare il modo in cui la funzione controlla il sito Web e gli URL per problemi comuni.
La scheda Monitoraggio contiene le seguenti schede:
Schede
Descrizione
Disponibilità
I punteggi in questa categoria valutano la capacità di un utente di accedere in modo affidabile ai contenuti del tuo sito web monitorato
Performance
I punteggi in questa categoria valutano la capacità del tuo sito web di visualizzare i suoi contenuti per gli utenti
SEO
I punteggi in questa categoria valutano quanto bene il tuo sito web è configurato per i motori di ricerca
Contenuto
I punteggi in questa categoria valutano la capacità dei contenuti del tuo sito web di migliorarne le prestazioni
Tecnici
I punteggi in questa categoria valutano il funzionamento del JavaScript del tuo sito web
Sicurezza
I punteggi in questa categoria valutano quanto è sicuro il tuo sito web
Punteggio
La funzione di monitoraggio della qualità del sito assegna i punteggi che vanno da 0 a 100 per giudicare il tuo sito web; un punteggio più alto indica che il tuo sito web o URL monitorato si comporta bene in quella categoria di controlli di monitoraggio.
Indicatori di colore
La funzione di monitoraggio della qualità del sito include indicatori di colore che indicano la presenza di errori di controllo di monitoraggio nei seguenti modi:
Colore
Descrizione
Verde
Il tuo sito web ha superato tutti i controlli di monitoraggio in questa categoria
Giallo
Il tuo sito web presenta errori o guasti non critici in questa categoria di controllo di monitoraggio
Rosso
Il tuo sito web presenta errori critici in questa categoria di controllo di monitoraggio
Tipologia di errore
La funzione di Monitoraggio della qualità del sito suddivide gli errori comuni in base alla loro gravità.
Tipologia di errore
Descrizione
Critico
Gli errori in questa categoria impediscono agli utenti di accedere o interagire con un URL o un sito Web monitorato
Non critico / Moderato
Gli errori in questa categoria peggiorano l’esperienza dell’utente, ma non impediscono agli utenti di accedere o interagire con un URL o un sito Web monitorato
Conclusioni
Grazie a questa nuova funzione che viene offerta sui Server di Xlogic, avrai la possibilità di monitorare costantemente il tuo sito web da un unico pannello permettendoti cosi di mantenerlo sempre aggiornato e di risolvere eventuali problemi.
Per analizzare un sito web servono strumenti diversi: nessun test singolo copre prestazioni reali, SEO, accessibilità, DNS, TLS e sicurezza. I risultati automatici sono indizi da verificare, non diagnosi definitive.
1. Google PageSpeed Insights
Mostra audit Lighthouse e, quando disponibili, dati reali CrUX per mobile e desktop. Distingui sempre dati sul campo e test di laboratorio. Ripeti le prove perché rete e servizi esterni introducono variabilità.
2. Chrome Lighthouse
Analizza prestazioni, accessibilità, best practice e SEO dalla DevTools o da riga di comando. È utile per confrontare modifiche in condizioni controllate, non per rappresentare ogni utente.
3. Chrome DevTools
Network, Performance, Coverage e Issues mostrano waterfall, risorse bloccanti, attività JavaScript e problemi del browser. Prova cache disattivata, throttling e dispositivi diversi.
4. Google Search Console
Controlla indicizzazione, sitemap, canonical, query e Core Web Vitals sulle proprietà verificate. Usa Controllo URL per singole pagine, senza confondere richiesta di indicizzazione con garanzia di presenza nei risultati.
5. Rich Results Test
Verifica se i dati strutturati della pagina sono idonei alle funzionalità supportate da Google. Un markup valido non garantisce un risultato avanzato e deve rappresentare contenuto realmente visibile.
6. W3C Markup Validation Service
Individua errori nella struttura HTML. Non tutti gli avvisi hanno lo stesso impatto, ma tag mal annidati, attributi duplicati e sintassi errata possono compromettere accessibilità e rendering.
7. WAVE
Evidenzia problemi di accessibilità nel contesto visivo della pagina. Completa il test con navigazione da tastiera e tecnologie assistive: l’analisi automatica non può valutare significato e usabilità.
8. WebPageTest
Permette di scegliere località, browser e connessione e restituisce waterfall, filmstrip e metriche. Esegui più corse e confronta la mediana, soprattutto per pagine con molte terze parti.
9. SSL Labs Server Test
Analizza certificato, protocolli e configurazione TLS di un hostname pubblico. Evita di testare host riservati e ricorda che il voto non sostituisce la verifica dell’applicazione.
10. SecurityHeaders.com
Controlla header come HSTS, Content-Security-Policy e protezioni del browser. Non copiare una CSP rigida in produzione senza modalità report e test: potresti bloccare funzioni legittime.
11. DNSViz
Visualizza la catena DNSSEC e aiuta a individuare firme, deleghe e record DS incoerenti. È particolarmente utile dopo cambi di nameserver o attivazione DNSSEC.
12. MXToolbox
Offre controlli su MX, DNS e reputazione email. I risultati delle blacklist vanno interpretati nel contesto e verificati presso la fonte che mantiene la lista.
13. VirusTotal URL
Confronta segnalazioni di più motori per un URL. Non caricare file o indirizzi riservati: i campioni inviati possono essere condivisi secondo le condizioni del servizio. Un risultato pulito non esclude un’infezione.
14. Sucuri SiteCheck
Esegue una scansione remota delle pagine pubbliche e di alcune blacklist. Non vede necessariamente file PHP, database o backdoor non esposte; per una compromissione serve anche analisi lato server.
Ordine consigliato
verifica HTTP, DNS e TLS;
analizza waterfall e tempi del server;
controlla esperienza reale e Core Web Vitals;
esamina HTML, accessibilità e dati strutturati;
controlla indicizzazione e canonical;
verifica header e segnali di compromissione;
correggi un gruppo di problemi e misura di nuovo.
Come confrontare i risultati
Registra URL, data, località, dispositivo, stato cache e versione del sito. Un test sulla home non rappresenta catalogo, articolo, account o checkout. Scegli pagine tipo e conserva una baseline.
Errori da evitare
ottimizzare soltanto per ottenere 100 in un punteggio;
ignorare la differenza tra dati reali e sintetici;
applicare header o minificazione senza test;
caricare dati riservati in scanner pubblici;
considerare “nessun malware rilevato” una garanzia;
fare molte modifiche insieme senza misurare l’effetto.
Conclusione
Per analizzare un sito web combina strumenti per prestazioni, SEO, accessibilità, DNS e sicurezza. Parti da una baseline ripetibile, verifica manualmente le segnalazioni e misura nuovamente dopo ogni intervento. Google descrive qui i dati di PageSpeed Insights.
Cookie Consent
RISPETTIAMO LA TUA PRIVACY!
Utilizziamo i cookie per finalità tecniche e con il tuo consenso, anche per "interazioni e funzionalità semplici", "miglioramento dell'esperienza", "misurazione", "targeting e pubblicità", vedi la Cookie Policy. Puoi rifiutare o revocare il consenso in qualsiasi momento; il rifiuto può rendere non disponibili le relative funzioni.
Impostazioni Cookie
Il nostro sito web utilizza cookie funzionali. Questi cookie sono necessari per il corretto funzionamento del sito.
Essential cookies enable basic functions and are necessary for the proper function of the website.
Cookie Preferences
This cookie is used to store the user's cookie consent preferences.
30 days
These cookies are needed for adding comments on this website.
comment_author
Used to track the user across multiple sessions.
Session
comment_author_email
Used to track the user across multiple sessions.
Session
comment_author_url
Used to track the user across multiple sessions.
Session
Google Tag Manager simplifies the management of marketing tags on your website without code changes.
cookiePreferences
Registers cookie preferences of a user
2 years
td
Registers statistical data on users' behaviour on the website. Used for internal analytics by the website operator.
session
Statistics cookies collect information anonymously. This information helps us understand how visitors use our website.
Google Analytics is a powerful tool that tracks and analyzes website traffic for informed marketing decisions.
Used to determine whether a user is included in an A / B or Multivariate test.
18 months
_ga
ID used to identify users
2 years
_gali
Used by Google Analytics to determine which links on a page are being clicked
30 seconds
_ga_
ID used to identify users
2 years
_gid
ID used to identify users for 24 hours after last activity
24 hours
_gat
Used to monitor number of Google Analytics server requests when using Google Tag Manager
1 minute
__utmt
Used to monitor number of Google Analytics server requests
10 minutes
__utmb
Used to distinguish new sessions and visits. This cookie is set when the GA.js javascript library is loaded and there is no existing __utmb cookie. The cookie is updated every time data is sent to the Google Analytics server.
30 minutes after last activity
__utmc
Used only with old Urchin versions of Google Analytics and not with GA.js. Was used to distinguish between new sessions and visits at the end of a session.
End of session (browser)
__utmz
Contains information about the traffic source or campaign that directed user to the website. The cookie is set when the GA.js javascript is loaded and updated when data is sent to the Google Anaytics server
6 months after last activity
__utmv
Contains custom information set by the web developer via the _setCustomVar method in Google Analytics. This cookie is updated every time new data is sent to the Google Analytics server.
2 years after last activity
_gac_
Contains information related to marketing campaigns of the user. These are shared with Google AdWords / Google Ads when the Google Ads and Google Analytics accounts are linked together.