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Ottenere traffico da ChatGPT nel 2026 è diventato un obiettivo concreto per webmaster, aziende, publisher ed e-commerce. ChatGPT non è più soltanto uno strumento che genera testo: può cercare sul Web, mostrare fonti e indirizzare gli utenti verso siti esterni.

Un’analisi pubblicata da Search Engine Land, basata su 6,77 milioni di sessioni LLM, ha rilevato che ChatGPT rappresentava il 92,4% del traffico referral AI tracciabile nel dataset analizzato.

Questo non significa che ChatGPT sostituirà Google o che ogni sito riceverà automaticamente migliaia di visite.

Significa però che per un webmaster è diventato utile capire:

  • come ChatGPT trova le pagine;
  • come rendere un sito accessibile alla ricerca AI;
  • quali contenuti vengono più facilmente utilizzati come fonti;
  • come tracciare il traffico proveniente da ChatGPT;
  • come trasformare queste visite in contatti o clienti.

Il traffico da ChatGPT rappresenta quindi un nuovo canale da monitorare insieme a ricerca organica, referral, social e campagne pubblicitarie.

In questa guida vediamo cosa fare concretamente.

ChatGPT può davvero portare traffico a un sito?

Sì.

Quando ChatGPT utilizza la ricerca Web, può mostrare citazioni e link verso fonti esterne.

OpenAI spiega nella propria documentazione per publisher e sviluppatori che i siti possono consentire l’accesso a OAI-SearchBot per essere inclusi nella ricerca ChatGPT e possono misurare il traffico referral generato attraverso i propri strumenti di analytics.

Questo significa che un utente può:

  1. fare una domanda a ChatGPT;
  2. ricevere una risposta;
  3. vedere il tuo sito tra le fonti;
  4. cliccare sul collegamento;
  5. arrivare direttamente sulla tua pagina.

Il traffico da ChatGPT è quindi un vero referral traffic quando il click viene effettuato verso il sito.

Quanto traffico sta generando ChatGPT?

I numeri stanno diventando interessanti, ma vanno interpretati correttamente.

Nel dataset citato sopra, basato su milioni di sessioni provenienti da strumenti LLM:

  • ChatGPT rappresentava oltre il 92% del referral traffic AI tracciabile;
  • il volume complessivo delle sessioni LLM era cresciuto rapidamente;
  • il traffico mensile proveniente da questi strumenti risultava in forte aumento.

Si tratta comunque di un singolo dataset e non dell’intero Web.

Il segnale più importante è quindi il trend: il traffico da ChatGPT esiste e sta crescendo.

Per un webmaster questo significa che vale la pena iniziare a misurarlo oggi, anche se rappresenta ancora una quota inferiore rispetto a Google in molti settori.

ChatGPT sostituirà Google?

Non è corretto dirlo.

Google continua a rappresentare una fonte di traffico molto più grande per la maggior parte dei siti.

Per un webmaster è più utile ragionare così:

Google + AI Search + ChatGPT + altri sistemi di discovery.

L’obiettivo diventa essere presenti in più punti del percorso di ricerca dell’utente.

Il traffico da ChatGPT deve quindi essere considerato un canale aggiuntivo, non un sostituto automatico della SEO tradizionale.

Come ottenere traffico da ChatGPT nel 2026

Non esiste un pulsante “Indicizza il mio sito su ChatGPT”.

Esistono però alcune condizioni fondamentali.

1. Permetti a OAI-SearchBot di accedere al sito

OpenAI indica che, per rendere un sito disponibile nella ricerca ChatGPT, è importante permettere la scansione da parte di OAI-SearchBot.

Bisogna quindi controllare che:

  • robots.txt non lo blocchi;
  • firewall non ne blocchi gli IP;
  • CDN non impedisca le richieste;
  • sistemi anti-bot non filtrino il crawler;
  • il server risponda correttamente.

Un errore frequente è installare sistemi di sicurezza molto aggressivi che finiscono per bloccare anche crawler legittimi.

Esempio robots.txt

User-agent: OAI-SearchBot
Allow: /

Questa direttiva consente l’accesso al crawler, salvo altre regole specifiche presenti nel file.

Per capire meglio come funzionano crawling e indicizzazione puoi consultare anche la guida Xlogic su come indicizzare un nuovo sito.

2. Non bloccare ChatGPT con firewall o CDN

Il robots.txt da solo non basta.

Può accadere che:

  • Cloudflare;
  • firewall applicativi;
  • sistemi anti-bot;
  • ModSecurity;
  • regole personalizzate;
  • rate limiting;

blocchino le richieste prima che raggiungano il sito.

Se gestisci direttamente l’infrastruttura, è utile controllare:

  • access log;
  • firewall log;
  • error log;
  • richieste HTTP;
  • codici 403;
  • codici 429.

Per aumentare il traffico da ChatGPT, il sito deve prima di tutto essere raggiungibile in modo affidabile.

3. Crea contenuti che rispondono a domande reali

ChatGPT viene utilizzato in modo fortemente conversazionale.

Gli utenti non cercano necessariamente:

hosting wordpress

Possono chiedere:

Quale hosting posso usare per gestire 20 siti clienti senza comprare un piano separato per ogni sito?

Oppure:

Perché le email del mio dominio finiscono nello spam anche se SPF è corretto?

Oppure:

Come posso velocizzare un sito che ha un TTFB superiore a un secondo?

Questo cambia il modo di progettare i contenuti.

Un buon articolo dovrebbe rispondere a:

  • cos’è;
  • come funziona;
  • quando serve;
  • quali problemi risolve;
  • quali alternative esistono;
  • cosa fare concretamente.

Per aumentare il traffico da ChatGPT, non basta pubblicare più contenuti: servono pagine utili, facilmente accessibili e capaci di rispondere con precisione alle domande degli utenti.

4. Scrivi risposte chiare e autonome

Una risposta utile per un sistema AI dovrebbe poter essere compresa anche estratta dal resto dell’articolo.

Per esempio, invece di scrivere:

“È molto importante e va configurato correttamente.”

è meglio scrivere:

“DNSSEC utilizza firme crittografiche per permettere ai resolver compatibili di verificare autenticità e integrità dei dati DNS.”

La seconda frase contiene:

  • soggetto;
  • funzione;
  • contesto;
  • significato.

È quindi molto più utile sia per un lettore sia per un sistema automatico.

5. Crea contenuti originali

Questo è uno dei punti più importanti.

Google conferma nella propria guida all’ottimizzazione per le funzionalità AI che le normali best practice SEO continuano a rappresentare la base per essere presenti nelle esperienze di ricerca generativa.

Questo significa puntare su contenuti:

  • utili;
  • originali;
  • non generici;
  • basati su esperienza reale;
  • con valore aggiunto.

Un webmaster può creare valore con:

  • test reali;
  • benchmark;
  • screenshot;
  • configurazioni;
  • problemi risolti;
  • dati originali;
  • confronti;
  • procedure testate.

Se 100 siti pubblicano la stessa definizione riscritta, non esiste un motivo forte per preferirne uno.

6. Rispondi direttamente nel primo paragrafo

Se il titolo è:

Come faccio a ottenere traffico da ChatGPT?

non iniziare con cinque paragrafi sulla storia dell’intelligenza artificiale.

Rispondi subito.

Per esempio:

Per ottenere traffico da ChatGPT il sito deve essere accessibile a OAI-SearchBot, offrire contenuti pubblici e utili e avere pagine sufficientemente chiare da poter essere individuate come fonti durante una ricerca.

Poi approfondisci.

Questa struttura migliora:

  • leggibilità;
  • SEO;
  • AEO;
  • comprensione del contenuto.

7. Utilizza una struttura H1, H2 e H3 chiara

Un articolo dovrebbe avere una gerarchia facilmente comprensibile.

Per esempio:

H1: Come ottenere traffico da ChatGPT

H2: Come ChatGPT trova un sito

H2: Come tracciare il traffico ChatGPT

H3: Google Analytics 4

H3: Log del server

H2: Come migliorare i contenuti

Evita invece titoli generici come:

“Altre informazioni”

oppure:

“Da sapere”

Un titolo descrittivo aiuta il lettore e chiarisce l’argomento della sezione.

8. Cura title e meta description

Anche nella ricerca basata sull’AI rimangono importanti le fondamenta SEO.

Questo significa curare:

  • title;
  • meta description;
  • canonical;
  • sitemap;
  • crawling;
  • struttura;
  • qualità del contenuto;
  • internal linking.

Non serve inventare una “SEO per ChatGPT” completamente scollegata dalla SEO tradizionale.

9. Utilizza Schema.org correttamente

I dati strutturati possono aiutare i motori a comprendere meglio entità e contenuti presenti nella pagina.

Tra gli Schema utili troviamo:

  • Article;
  • BlogPosting;
  • Organization;
  • Person;
  • BreadcrumbList;
  • Product;
  • Service.

Ma attenzione:

aggiungere più Schema non significa automaticamente ottenere più traffico da ChatGPT.

Il markup deve rappresentare informazioni realmente presenti nella pagina.

10. Costruisci autorevolezza tematica

Un solo articolo raramente basta.

È molto più utile costruire un gruppo di contenuti collegati.

Per esempio, un sito che tratta hosting può avere:

  • cos’è un hosting;
  • hosting multidominio;
  • hosting reseller;
  • VPS;
  • LiteSpeed;
  • DNS;
  • sicurezza;
  • backup;
  • email;
  • migrazioni.

Xlogic dispone di una Knowledge Base con guide dedicate a hosting, DNS, cPanel, email, WordPress e risoluzione dei problemi.

Questo aiuta a creare un contesto tematico più completo.

Come tracciare il traffico da ChatGPT

Generare traffico senza misurarlo serve a poco.

Uno dei modi più semplici è utilizzare Google Analytics 4.

ChatGPT in Google Analytics 4

Quando un utente clicca un link presente in ChatGPT e arriva sul tuo sito, la visita può essere identificata come traffico referral.

In GA4 puoi analizzare:

Rapporti → Acquisizione → Acquisizione traffico

e controllare dimensioni come:

  • Session source;
  • Session source / medium;
  • Referral;
  • Landing page.

Monitorare il traffico da ChatGPT permette di capire quali articoli e landing page vengono utilizzati più spesso come punto di ingresso.

Crea un segmento dedicato al traffico AI

Per analizzare meglio i risultati puoi creare un report che raggruppi il traffico proveniente da:

  • ChatGPT;
  • Claude;
  • Gemini;
  • Perplexity;
  • Copilot;
  • altri strumenti AI.

L’obiettivo non è soltanto sapere quante visite ricevi.

Devi capire:

  • dove arrivano;
  • quanto rimangono;
  • quali pagine visitano;
  • se convertono;
  • quali contenuti generano più referral.

Controlla anche i log del server

Google Analytics registra il comportamento del visitatore dopo il click.

I log del server permettono invece di osservare direttamente le richieste ricevute.

Un webmaster può quindi analizzare:

  • user agent;
  • IP;
  • URL richiesti;
  • timestamp;
  • codici HTTP;
  • frequenza delle richieste.

Questo permette di capire se crawler e bot stanno effettivamente accedendo al sito.

ChatGPT porta visite alla homepage o agli articoli?

Dipende molto dal settore.

In alcuni casi il traffico può arrivare direttamente su:

  • articoli;
  • guide;
  • pagine prodotto;
  • pagine servizio;
  • ricerca interna.

Questo suggerisce una cosa importante:

la struttura interna del sito conta.

Un sito dovrebbe avere:

  • navigazione chiara;
  • categorie;
  • breadcrumb;
  • link contestuali;
  • pagine commerciali ben strutturate.

L’internal linking può aiutare?

Sì.

I link interni permettono di costruire relazioni tra gli argomenti.

Per esempio, questo articolo può collegarsi a:

Un buon internal linking aiuta utenti e crawler a comprendere la relazione tra i contenuti.

Le pagine prodotto possono ricevere traffico da ChatGPT?

Sì.

Questo è particolarmente interessante per e-commerce e siti commerciali.

Le pagine prodotto e servizio dovrebbero spiegare chiaramente:

  • cosa offre il prodotto;
  • caratteristiche;
  • prezzo quando possibile;
  • limiti;
  • destinatari;
  • differenze rispetto ad altri piani;
  • FAQ;
  • condizioni.

Una pagina commerciale completa è più utile sia per gli utenti sia per i sistemi automatici che cercano informazioni da confrontare.

Prezzi chiari e dati strutturati

Un sistema AI deve poter comprendere ciò che sta confrontando.

Se tutti i dati commerciali sono nascosti dietro:

“Richiedi preventivo”

diventa più difficile confrontare automaticamente l’offerta.

Quando possibile, è quindi utile mostrare chiaramente:

  • prezzo;
  • spazio;
  • domini;
  • risorse;
  • caratteristiche;
  • rinnovo;
  • servizi inclusi.

L’hosting influenza il traffico da ChatGPT?

Non direttamente.

Utilizzare un hosting specifico non garantisce alcuna citazione.

L’infrastruttura influenza però la capacità del sito di essere:

  • raggiungibile;
  • veloce;
  • stabile;
  • scansionabile.

Se un crawler riceve frequentemente:

500 Internal Server Error

503 Service Unavailable

429 Too Many Requests

oppure timeout, il problema è tecnico prima ancora che editoriale.

Un hosting adeguato aiuta a mantenere disponibile il contenuto.

I piani Hosting Multidominio Xlogic permettono di gestire più siti all’interno dello stesso account, in base al piano scelto.

Un sito veloce viene citato di più?

Non esiste una regola che dica:

sito più veloce = più citazioni ChatGPT.

La performance rimane però importante per:

  • utenti;
  • crawling;
  • conversioni;
  • esperienza complessiva.

Una visita ottenuta grazie al traffico da ChatGPT è inutile se l’utente trova una pagina lenta o non funzionante.

Cosa non fare per ottenere traffico da ChatGPT

Alcune strategie vengono spesso presentate come scorciatoie.

È meglio mantenere un approccio prudente.

Non riempire il testo di keyword

Ripetere artificialmente la stessa frase non migliora automaticamente la visibilità.

La keyword deve essere inserita in modo naturale.

Non creare centinaia di articoli AI identici

Pubblicare grandi quantità di contenuti generici senza esperienza o valore aggiunto non costruisce automaticamente autorevolezza.

Meglio meno articoli, ma più utili e completi.

Non inventare statistiche

Se utilizzi numeri:

  • cita la fonte;
  • indica il periodo;
  • specifica il contesto;
  • evita di trasformare un singolo studio in una verità universale.

llms.txt serve per apparire su ChatGPT?

Il tema è molto discusso.

Bisogna però evitare di presentare llms.txt come una soluzione magica.

Per Google Search non è un requisito necessario per le funzionalità generative.

Per ChatGPT è più importante che il sito sia accessibile a OAI-SearchBot e che hosting, CDN e firewall non ne impediscano le richieste.

Come sapere quali articoli vengono citati da ChatGPT

Puoi utilizzare diversi approcci.

Google Analytics

Analizza le landing page delle visite referral.

Log

Controlla quali URL vengono richiesti dai crawler.

Test manuali

Esegui query relative al tuo settore e osserva le fonti mostrate.

Strumenti SEO

Sempre più piattaforme stanno introducendo funzioni dedicate a:

  • AI visibility;
  • LLM citations;
  • share of voice AI;
  • referral AI.

Questi strumenti devono comunque essere considerati complementari ai dati reali del tuo sito.

Il traffico da ChatGPT converte?

Non esiste una risposta universale.

Un utente che arriva da ChatGPT può essere molto avanti nel processo decisionale perché ha già discusso il problema con l’AI.

Per esempio:

“Ho 30 siti clienti. Meglio multidominio o reseller?”

Dopo una risposta dettagliata, l’utente potrebbe arrivare direttamente alla pagina di un servizio Reseller.

Un aumento del traffico da ChatGPT acquista valore soltanto quando le visite generano engagement, contatti, registrazioni o vendite.

È quindi importante misurare:

  • lead;
  • acquisti;
  • richieste di preventivo;
  • registrazioni;
  • tempo sulla pagina;
  • pagine per sessione.

Come convertire il traffico AI in clienti

Una pagina citata da ChatGPT deve avere una destinazione chiara.

Inserisci CTA pertinenti.

Per esempio, dopo una guida sui webmaster:

Gestisci più siti? Confronta Hosting Multidominio e Reseller Xlogic.

Dopo una guida sulle performance:

Scopri i piani hosting con LiteSpeed.

Dopo una guida DNS:

Consulta le guide DNS Xlogic.

La CTA deve essere coerente con ciò che l’utente sta leggendo.

Nel tempo, confrontare il traffico da ChatGPT con Google Organic e gli altri referral AI può aiutare il webmaster a capire come stanno cambiando i percorsi di acquisizione.

Checklist per ottenere traffico da ChatGPT

Controlla questi punti:

  1. sito pubblico;
  2. HTTPS funzionante;
  3. OAI-SearchBot non bloccato;
  4. CDN compatibile;
  5. firewall non troppo restrittivo;
  6. pagine con HTTP 200;
  7. sitemap disponibile;
  8. robots.txt corretto;
  9. canonical coerente;
  10. contenuti originali;
  11. risposte dirette;
  12. fonti autorevoli;
  13. dati aggiornati;
  14. autore identificabile;
  15. Organization chiara;
  16. internal linking;
  17. Schema pertinente;
  18. pagine commerciali complete;
  19. GA4 configurato;
  20. log server disponibili;
  21. conversioni misurate.

Come preparare il sito alla crescita del traffico AI

Il traffico proveniente da ChatGPT è ancora una quota limitata rispetto al traffico complessivo di molti siti.

Ma la crescita suggerisce che è utile prepararsi adesso.

Un webmaster dovrebbe quindi lavorare su:

SEO → contenuti → AI visibility → analytics → conversione

senza abbandonare Google, social, newsletter e altri canali.

L’obiettivo non è dipendere da ChatGPT.

È aggiungere un’altra sorgente di traffico.

Hosting, webmaster e traffico da ChatGPT

L’aumento di crawler, bot e sistemi automatici rende sempre più importante controllare l’infrastruttura.

Un webmaster che gestisce molti progetti può valutare soluzioni differenti in base alle esigenze.

Hosting Multidominio

Per gestire più siti nello stesso ambiente puoi consultare Hosting Multidominio Xlogic.

Hosting Reseller

Se vuoi separare gli account dei clienti puoi utilizzare Hosting Reseller Xlogic.

Scelta del piano

La Knowledge Base Xlogic contiene anche una guida dedicata a come scegliere il piano hosting.

La soluzione corretta dipende da numero di siti, traffico e risorse necessarie.

Domande frequenti

Come faccio a ottenere traffico da ChatGPT?

Per ottenere traffico da ChatGPT il sito deve poter essere raggiunto dalla ricerca ChatGPT, offrire contenuti pubblici e utili e non bloccare OAI-SearchBot tramite robots.txt, firewall o CDN.

Non esiste comunque una garanzia di essere citati.

ChatGPT indicizza i siti come Google?

Il funzionamento non è identico a quello di Google Search.

ChatGPT può utilizzare la ricerca Web per recuperare informazioni aggiornate e mostrare fonti pertinenti nelle proprie risposte.

Devo permettere OAI-SearchBot?

Se vuoi rendere i tuoi contenuti disponibili per ChatGPT Search, è importante verificare che OAI-SearchBot non sia bloccato.

Posso vedere il traffico da ChatGPT in Google Analytics?

Sì.

Le visite provenienti dai link presenti nelle risposte possono essere analizzate come referral traffic tramite strumenti come Google Analytics.

Devo usare llms.txt?

Non considerarlo una soluzione necessaria o garantita.

Per ChatGPT è più importante controllare accessibilità del sito e OAI-SearchBot.

La SEO serve ancora?

Sì.

Le best practice SEO continuano a essere fondamentali per crawling, struttura, qualità, linking e visibilità complessiva.

Schema.org aiuta ChatGPT?

I dati strutturati possono rendere più esplicite informazioni ed entità presenti nella pagina, ma non garantiscono che ChatGPT utilizzi o citi un sito.

Un hosting veloce aumenta il traffico da ChatGPT?

Non direttamente.

Aiuta però a mantenere il sito disponibile, veloce e facilmente accessibile a utenti e crawler.

ChatGPT porta davvero clienti?

Può farlo, ma dipende dal tipo di query, dalla pagina di destinazione e dalla capacità del sito di convertire la visita.

È quindi fondamentale misurare conversioni e non soltanto sessioni.

Conclusioni

Ottenere traffico da ChatGPT nel 2026 non significa trovare una nuova scorciatoia SEO.

Significa adattare un buon sito a un nuovo canale di discovery.

Le priorità rimangono:

  • accessibilità;
  • contenuti originali;
  • esperienza reale;
  • struttura chiara;
  • fonti;
  • internal linking;
  • performance;
  • analytics;
  • conversione.

ChatGPT sta già inviando traffico verso siti esterni e questo traffico può essere analizzato attraverso gli strumenti di analytics.

Per un webmaster la strategia più sensata non è quindi scegliere tra:

SEO oppure AI.

È costruire un sito capace di funzionare bene in entrambi gli ecosistemi.

Google → AI Search → ChatGPT → Utente → Conversione

Chi inizia oggi a misurare e ottimizzare questo percorso avrà dati reali su cui prendere decisioni quando il traffico da ChatGPT diventerà ancora più rilevante.

Il phishing con AI nel 2026 è diventato più difficile da riconoscere rispetto alle tradizionali email truffa. L’intelligenza artificiale permette infatti ai criminali di creare messaggi grammaticalmente corretti, personalizzati, convincenti e coerenti con il linguaggio di aziende, colleghi o servizi realmente utilizzati dalla vittima.

Il vecchio consiglio “controlla se ci sono errori grammaticali” non basta più.

Microsoft ha documentato l’utilizzo dell’intelligenza artificiale da parte di threat actor per produrre esche di phishing più curate, costruire identità fraudolente e velocizzare diverse fasi degli attacchi informatici.

Il phishing con AI rende quindi più difficile affidarsi ai vecchi segnali visivi per distinguere un messaggio autentico da una truffa.

Allo stesso tempo, il phishing moderno non arriva più soltanto via email.

Può utilizzare:

  • SMS;
  • WhatsApp e altre app di messaggistica;
  • QR code;
  • telefonate;
  • voce clonata;
  • video deepfake;
  • social network;
  • pagine di login false.

In questa guida vediamo come riconoscere queste nuove truffe e quali controlli effettuare prima di fornire password, codici, dati personali o denaro.

Cos’è il phishing con AI?

Il phishing con AI è una forma di social engineering nella quale sistemi di intelligenza artificiale vengono utilizzati per rendere più credibile, veloce o personalizzato un tentativo di frode.

L’AI può aiutare un attaccante a:

  • scrivere email senza errori;
  • tradurre messaggi in più lingue;
  • imitare il tono di un’azienda;
  • creare messaggi diversi per ogni vittima;
  • analizzare informazioni pubbliche;
  • generare immagini;
  • imitare una voce;
  • produrre falsi documenti o schermate;
  • scalare una campagna verso migliaia di destinatari.

La tecnologia non modifica necessariamente l’obiettivo finale.

Lo scopo rimane spesso ottenere:

  • username;
  • password;
  • codici MFA;
  • dati bancari;
  • numeri di carta;
  • accesso agli account;
  • trasferimenti di denaro;
  • informazioni riservate.

Per una panoramica generale sulle minacce di phishing puoi consultare anche la guida della CISA su phishing, malware e ransomware.

Perché il phishing con AI è più convincente?

Per molti anni le email di phishing erano relativamente semplici da individuare.

Contenevano spesso:

  • italiano scorretto;
  • traduzioni automatiche evidenti;
  • formattazione anomala;
  • saluti generici;
  • frasi poco credibili.

L’intelligenza artificiale riduce fortemente questi segnali.

Un criminale può chiedere a un modello AI di riscrivere un messaggio:

  • in italiano perfetto;
  • con tono aziendale;
  • più urgente;
  • più cordiale;
  • più tecnico;
  • adatto a un amministratore;
  • adatto a un dipendente;
  • adatto a un cliente.

Per riconoscere il phishing con AI, è quindi più importante verificare dominio, mittente e richiesta che giudicare soltanto la qualità del testo.

Microsoft ha documentato l’uso dell’AI da parte di attori malevoli per creare lure di phishing più rifinite e personalizzate.

Quanto è grande il problema nel 2026?

Il phishing rimane una delle minacce online più diffuse.

Microsoft ha pubblicato nel 2026 diversi report dedicati all’evoluzione delle minacce email, con particolare attenzione a credential phishing, QR phishing e tecniche sempre più sofisticate.

Puoi approfondire nel report Microsoft Email Threat Landscape 2026.

Il punto centrale è che non basta più riconoscere il classico messaggio sospetto con grafica scadente.

Le campagne di phishing con AI possono inoltre combinare email, SMS, QR code e telefonate per aumentare la credibilità dell’attacco.

I vecchi segnali di phishing non bastano più

Alcune regole rimangono utili, ma non possono essere usate isolatamente.

“Ci sono errori grammaticali”

Un messaggio corretto può essere comunque fraudolento.

“La grafica sembra professionale”

Logo, colori e layout possono essere copiati facilmente.

“Conosce il mio nome”

Le informazioni personali possono provenire da:

  • social network;
  • data breach;
  • siti aziendali;
  • database pubblici;
  • precedenti email compromesse.

“Il messaggio sembra scritto da una persona”

È esattamente ciò che un modello generativo può fare bene.

“Il sito utilizza HTTPS”

Anche un sito di phishing può utilizzare un certificato TLS valido.

Il lucchetto indica che la connessione è cifrata.

Non dimostra che chi gestisce il sito sia affidabile.

Spear phishing con intelligenza artificiale

Lo spear phishing è un attacco mirato contro una persona o un’organizzazione specifica.

Invece di inviare:

Gentile cliente, il suo account è bloccato.

un criminale può creare qualcosa di molto più credibile:

Ciao Marco, dobbiamo aggiornare le credenziali del progetto Rossi prima della riunione di domani. Puoi effettuare l’accesso dal link qui sotto?

Se nomi, azienda, cliente e progetto sono informazioni pubbliche o precedentemente sottratte, il messaggio può risultare estremamente convincente.

In ambito aziendale, il phishing con AI può sfruttare informazioni pubbliche su dipendenti, ruoli, clienti e fornitori per creare messaggi altamente personalizzati.

AI brand come esca

Anche i marchi legati all’intelligenza artificiale possono essere utilizzati come esca.

È possibile ricevere falsi messaggi del tipo:

  • il tuo account AI sta per essere sospeso;
  • devi verificare l’abbonamento;
  • hai superato il limite del piano;
  • devi confermare le credenziali;
  • è disponibile una nuova funzione premium.

Il fatto che il messaggio parli di ChatGPT, Claude, Gemini o altri strumenti conosciuti non ne dimostra l’autenticità.

QR code phishing: cos’è il quishing?

Il quishing è una forma di phishing che utilizza un QR code.

Il vantaggio per l’attaccante è semplice: la destinazione del link non è immediatamente visibile nel corpo dell’email.

La vittima vede un QR code e viene invitata a scansionarlo per:

  • verificare l’account;
  • leggere un documento;
  • confermare un pagamento;
  • riattivare una casella email;
  • accedere a Microsoft 365;
  • visualizzare una fattura.

Dopo la scansione, lo smartphone può aprire una falsa pagina di autenticazione.

Google ha segnalato tecniche come quishing e Adversary-in-the-Middle tra le forme evolute delle truffe moderne.

Puoi approfondire nell’analisi Google sulle frodi e truffe online.

Perché i QR code sono insidiosi?

Un collegamento testuale può essere analizzato prima del click.

Un QR code richiede spesso un passaggio in più e sposta l’utente dal computer allo smartphone.

Questo può diminuire l’attenzione verso:

  • dominio;
  • URL completo;
  • certificato;
  • pagina di destinazione.

Prima di aprire un QR code ricevuto via email, verifica sempre il motivo per cui dovrebbe essere necessario.

Un’azienda che normalmente non utilizza QR code per autenticarti dovrebbe suscitare particolare attenzione.

Attacchi Adversary-in-the-Middle

Un attacco Adversary-in-the-Middle, spesso abbreviato AiTM, può utilizzare una pagina intermediaria che riproduce il vero flusso di login.

L’obiettivo può essere intercettare:

  • username;
  • password;
  • session cookie.

Questo tipo di attacco è particolarmente pericoloso perché può tentare di sottrarre non soltanto le credenziali, ma anche informazioni di sessione.

Per questo:

MFA rimane importantissima, ma non tutte le forme di MFA offrono la stessa resistenza al phishing.

Passkey e autenticazione resistente al phishing

Le passkey e i sistemi FIDO/WebAuthn sono particolarmente interessanti perché la credenziale è collegata al sito per il quale è stata creata.

Una falsa pagina con un dominio diverso non può semplicemente raccogliere la passkey come farebbe con una password digitata dall’utente.

Questo non elimina ogni rischio informatico.

Riduce però fortemente una delle tecniche più comuni per sottrarre credenziali.

Voice phishing: quando la voce non basta più

L’intelligenza artificiale può essere utilizzata anche per clonare una voce.

Un attaccante può tentare di imitare:

  • un familiare;
  • il titolare dell’azienda;
  • un collega;
  • un cliente;
  • un fornitore.

Una richiesta del tipo:

Sono io, ho perso il telefono. Devi farmi subito un bonifico.

non deve quindi essere considerata autentica soltanto perché la voce sembra corretta.

Come verificare una telefonata sospetta

Utilizza un canale indipendente.

Se ricevi una richiesta insolita:

  1. interrompi la chiamata;
  2. utilizza il numero che hai già salvato;
  3. richiama direttamente la persona;
  4. verifica la richiesta.

In ambito aziendale può essere utile stabilire una procedura per autorizzare:

  • bonifici;
  • cambi IBAN;
  • pagamenti urgenti;
  • modifica delle coordinate bancarie.

Una semplice telefonata non dovrebbe essere sufficiente per modificare dati finanziari importanti.

Deepfake video e finte videoconferenze

L’AI generativa rende possibile manipolare anche immagini e video.

Il rischio non riguarda soltanto contenuti virali sui social.

Un deepfake può essere utilizzato come elemento di social engineering per rendere più credibile l’identità di una persona.

È quindi importante non basare l’autenticazione di operazioni sensibili soltanto sull’apparenza di una voce o di un volto.

Come controllare realmente un’email sospetta

Quando ricevi un messaggio sospetto, procedi per livelli.

1. Controlla l’indirizzo del mittente

Non guardare soltanto il nome mostrato.

“Microsoft Support” potrebbe essere semplicemente il nome visualizzato.

Controlla l’indirizzo reale.

2. Controlla il dominio

Confronta attentamente domini simili.

Per esempio:

azienda.it

non è uguale a:

azienda-support.com

3. Non utilizzare il link ricevuto

Se l’email riguarda il tuo account:

  • apri una nuova scheda;
  • digita manualmente il sito;
  • utilizza un bookmark già salvato.

4. Verifica la richiesta

Chiediti:

  • stavo aspettando questa email?
  • utilizzo realmente questo servizio?
  • esiste davvero una scadenza?
  • perché viene richiesta urgenza?

Contrastare il phishing con AI richiede quindi una combinazione di tecnologia, formazione e procedure di verifica indipendenti.

Come leggere le intestazioni di un’email

Quando serve un’analisi tecnica più approfondita, le intestazioni complete permettono di controllare informazioni come:

  • Received;
  • Return-Path;
  • Authentication-Results;
  • SPF;
  • DKIM;
  • DMARC;
  • Message-ID.

Xlogic dispone di una guida dedicata a come leggere le intestazioni complete di una email.

Questi dati possono aiutare a capire quale infrastruttura ha realmente consegnato il messaggio.

SPF, DKIM e DMARC fermano il phishing?

Aiutano, ma non eliminano il problema.

SPF

Permette al dominio di indicare quali server sono autorizzati a inviare posta.

DKIM

Aggiunge una firma crittografica al messaggio.

DMARC

Permette al proprietario del dominio di definire policy basate sull’allineamento di SPF e DKIM.

Xlogic ha guide dedicate alla gestione di SPF e DKIM e alla configurazione graduale di DMARC.

Perché SPF, DKIM e DMARC non bastano?

Un criminale può registrare un dominio simile al tuo e configurare perfettamente:

  • SPF;
  • DKIM;
  • DMARC.

Per esempio:

xlogic.org

e

xlogic-assistenza.example

sono domini differenti.

Il secondo potrebbe essere tecnicamente autenticato pur rimanendo fraudolento.

L’autenticazione email verifica quindi determinate proprietà tecniche del messaggio.

Non stabilisce automaticamente che il contenuto sia legittimo.

Phishing sul rinnovo dei domini

Un caso particolarmente frequente per webmaster e aziende riguarda false comunicazioni relative a:

  • scadenza del dominio;
  • rinnovo;
  • trasferimento;
  • DNS;
  • caselle email;
  • certificati SSL.

Xlogic ha pubblicato una guida specifica sulle email di phishing relative al rinnovo del dominio.

La regola più sicura è:

non pagare tramite il collegamento presente nel messaggio.

Accedi direttamente all’area clienti del provider utilizzando l’indirizzo che conosci già.

Email spoofing e protezione del dominio

Quando un criminale falsifica il mittente visibile di un messaggio si parla di email spoofing.

La configurazione di SPF, DKIM e DMARC contribuisce a ridurre gli abusi diretti del dominio.

Puoi approfondire con la guida Xlogic su email spoofing e protezione del dominio.

Come riconoscere una falsa pagina di login

Prima di inserire una password, guarda sempre la barra dell’indirizzo.

Controlla:

  • dominio esatto;
  • eventuali sottodomini;
  • lettere sostituite;
  • trattini inattesi;
  • TLD insoliti.

Esempio:

login.microsoftonline.com

non è la stessa cosa di:

microsoftonline.login-example.com

Il dominio reale va letto da destra verso sinistra partendo prima dell’estensione.

Urgenza e paura sono ancora segnali importanti

L’AI può migliorare la forma del messaggio, ma molte tecniche psicologiche rimangono le stesse.

Diffida particolarmente di:

  • “Il tuo account verrà chiuso entro 30 minuti”;
  • “Pagamento rifiutato”;
  • “Attività sospetta rilevata”;
  • “Il dominio scade oggi”;
  • “Rispondi immediatamente”;
  • “Non contattare nessun altro”.

Il rischio del phishing con AI aumenta soprattutto quando una richiesta insolita viene accompagnata da urgenza, pressione o tentativi di impedire ulteriori verifiche.

Cosa fare se hai cliccato un link di phishing

Cliccare un link non significa automaticamente che l’account sia compromesso.

La priorità dipende da ciò che è successo dopo.

Hai soltanto aperto la pagina?

Chiudila e non scaricare nulla.

Hai inserito la password?

Cambiala immediatamente dal sito autentico.

Riutilizzi quella password?

Cambiala anche sugli altri servizi dove è stata utilizzata.

Hai inserito un codice MFA?

Considera l’account ad alto rischio e controlla immediatamente le sessioni attive.

Hai scaricato un file?

Non aprirlo e sottoponilo alle procedure di sicurezza previste dalla tua organizzazione.

Hai fornito dati bancari?

Contatta rapidamente il tuo istituto finanziario tramite i canali ufficiali.

Controlla le sessioni attive

Dopo una sospetta compromissione non basta sempre cambiare password.

Se il servizio lo permette:

  • revoca tutte le sessioni;
  • controlla dispositivi collegati;
  • verifica app autorizzate;
  • controlla regole email;
  • controlla metodi MFA;
  • verifica email e telefono di recupero.

Un attaccante potrebbe avere già modificato alcuni di questi elementi.

Password manager e password uniche

Una password diversa per ogni servizio limita i danni dopo il furto di una credenziale.

Un password manager può aiutare a generare e conservare credenziali lunghe e uniche.

Xlogic ha pubblicato anche una guida dedicata a vantaggi e rischi dei password manager.

Un ulteriore vantaggio dei password manager è che molti riconoscono il dominio corretto e non propongono automaticamente una credenziale su un sito differente.

Checklist anti-phishing 2026

Prima di fidarti di una richiesta online controlla questi punti:

  1. verifica il mittente reale;
  2. controlla il dominio;
  3. evita i link ricevuti via email quando puoi accedere direttamente;
  4. diffida delle richieste urgenti;
  5. verifica i cambi IBAN con un secondo canale;
  6. non scansionare QR code inattesi;
  7. utilizza password uniche;
  8. abilita MFA;
  9. preferisci passkey/FIDO dove disponibili;
  10. controlla le sessioni degli account;
  11. mantieni dispositivi e browser aggiornati;
  12. configura SPF, DKIM e DMARC sui domini;
  13. controlla le intestazioni delle email sospette;
  14. non considerare HTTPS una garanzia di affidabilità;
  15. verifica telefonate e messaggi vocali con un canale indipendente.

Come proteggersi dal phishing con AI

Per ridurre il rischio di phishing con AI, evita di affidarti a un singolo segnale.

La strategia più efficace combina:

  • verifica del dominio;
  • controllo del mittente;
  • MFA;
  • passkey;
  • password uniche;
  • procedure aziendali;
  • formazione;
  • verifica tramite secondo canale.

L’obiettivo non è diventare sospettosi di qualsiasi messaggio.

È sviluppare un metodo di verifica ripetibile.

Domande frequenti sul phishing con AI

Cos’è il phishing con AI?

Il phishing con AI utilizza strumenti di intelligenza artificiale per creare, personalizzare o migliorare messaggi fraudolenti destinati a sottrarre credenziali, denaro o informazioni.

Come capire se un’email è stata scritta dall’AI?

Non esiste un metodo affidabile basato soltanto sul testo.

Un messaggio perfettamente scritto può essere fraudolento e un messaggio umano può contenere errori.

È più importante verificare mittente, dominio, richiesta e destinazione dei link.

Un QR code può contenere phishing?

Sì.

Il QR code può indirizzare verso una falsa pagina di login.

Questa tecnica viene spesso chiamata quishing.

La 2FA protegge completamente dal phishing?

No.

La MFA aumenta fortemente la sicurezza, ma alcune forme di phishing AiTM possono tentare di intercettare sessioni o codici.

Le passkey e i sistemi FIDO/WebAuthn offrono una maggiore resistenza al phishing.

Una telefonata con la voce di una persona conosciuta è affidabile?

Non necessariamente.

L’AI può essere utilizzata per clonare una voce.

Per richieste finanziarie o sensibili è sempre preferibile effettuare una verifica attraverso un canale indipendente.

HTTPS significa che il sito è sicuro?

HTTPS significa che la connessione con il sito è cifrata.

Un sito fraudolento può comunque utilizzare HTTPS.

SPF, DKIM e DMARC impediscono tutte le email di phishing?

No.

Aiutano a proteggere un dominio da determinate forme di spoofing, ma non impediscono a un criminale di utilizzare domini differenti o simili.

Cosa devo fare dopo aver inserito una password in un sito di phishing?

Cambia subito la password dal sito ufficiale, revoca le sessioni attive, verifica i sistemi MFA e modifica la stessa password su qualsiasi altro servizio dove sia stata riutilizzata.

Il phishing con AI può colpire anche le aziende?

Sì.

Può essere utilizzato per impersonare colleghi, dirigenti, clienti o fornitori e può sfruttare informazioni pubbliche per rendere il messaggio più credibile.

Conclusioni

Il phishing con AI nel 2026 non cambia l’obiettivo degli attaccanti.

Cambia soprattutto la qualità dello strumento utilizzato per ingannare la vittima.

Email perfette, messaggi personalizzati, QR code, voice cloning e deepfake rendono sempre meno efficace affidarsi a segnali superficiali.

La strategia più efficace è quindi verificare l’identità attraverso elementi indipendenti:

Mittente → Dominio → URL → Contesto → Secondo canale

Le tecnologie aiutano:

  • SPF;
  • DKIM;
  • DMARC;
  • MFA;
  • passkey;
  • password manager;
  • filtri antispam.

Ma nessuna tecnologia singola elimina completamente il social engineering.

Nel Web del 2026 la regola più importante rimane semplice:

una richiesta urgente non deve mai impedire una verifica.

Scegliere il giusto hosting per webmaster diventa sempre più importante quando i siti da gestire iniziano ad aumentare. Il primo progetto è semplice da amministrare, così come il secondo o il terzo. Ma quando i clienti diventano 10, 20 o 50, hosting, backup, accessi, domini, email e rinnovi possono trasformarsi rapidamente in un lavoro aggiuntivo.

Non è però sempre necessario passare immediatamente a un VPS o a un Hosting Reseller.

Per molti webmaster, freelance e piccole web agency, un Hosting Multidominio rappresenta il primo passo più semplice ed economicamente efficiente.

La scelta corretta dipende soprattutto da tre fattori:

  • numero di siti gestiti;
  • necessità di separare gli account;
  • livello di controllo richiesto.

In questa guida vediamo quale hosting per webmaster scegliere tra Multidominio, Reseller e VPS e quando conviene passare da una soluzione all’altra.

Hosting per Webmaster: Multidominio, Reseller o VPS?

Non esiste una soluzione migliore in assoluto.

Un webmaster che gestisce cinque piccoli siti ha esigenze molto diverse rispetto a un’agenzia che amministra cinquanta clienti.

In linea generale possiamo distinguere tre scenari:

SoluzioneIdeale per
Hosting MultidominioWebmaster con più siti propri o pochi clienti
Hosting ResellerFreelance e agenzie che vogliono account separati
VPSProgetti che richiedono più controllo e risorse

Il punto importante è evitare di acquistare un’infrastruttura più complessa di quella realmente necessaria.

Quando scegliere l’Hosting Multidominio

L’Hosting Multidominio permette di gestire più siti e più domini all’interno dello stesso account hosting.

È particolarmente interessante per:

  • webmaster con più siti propri;
  • freelance con un numero limitato di clienti;
  • portfolio di siti;
  • landing page;
  • progetti aziendali con più domini;
  • siti che non necessitano di account completamente indipendenti.

Con un piano multidominio puoi centralizzare diversi progetti utilizzando un unico pannello di controllo.

Questo riduce la complessità amministrativa e può diminuire i costi rispetto all’acquisto di un hosting separato per ogni sito.

Puoi consultare i piani Hosting Multidominio Xlogic per confrontare il numero di domini supportati e le risorse disponibili.

Perché il Multidominio è utile a un webmaster

Immagina di gestire:

  • il tuo sito personale;
  • il sito della tua attività;
  • tre landing page;
  • cinque siti clienti;
  • due ambienti di sviluppo.

Acquistare dodici hosting separati significa avere:

  • dodici rinnovi;
  • diversi account;
  • più password;
  • più pannelli;
  • più fatture;
  • più configurazioni da controllare.

Con un Hosting Multidominio, quando i requisiti dei siti lo permettono, molti progetti possono essere gestiti da un unico ambiente.

Questo significa:

  • un solo cPanel;
  • gestione centralizzata;
  • meno rinnovi;
  • meno credenziali;
  • costi infrastrutturali potenzialmente più bassi.

Per un webmaster che non ha ancora bisogno di separare completamente ogni cliente, può rappresentare un’ottima soluzione.

Tecnologie utili in un Hosting Multidominio

Quando si gestiscono più siti sullo stesso piano, l’infrastruttura diventa particolarmente importante.

Tra gli elementi da valutare troviamo:

  • LiteSpeed;
  • SSD NVMe;
  • CloudLinux;
  • cPanel;
  • backup automatici;
  • certificati SSL;
  • protezione antimalware;
  • versioni PHP multiple;
  • database MySQL/MariaDB;
  • strumenti per la gestione delle email.

Nei piani Xlogic vengono utilizzate tecnologie pensate per migliorare prestazioni, isolamento e semplicità di gestione.

Il limite del Multidominio: tutti i siti condividono lo stesso account

Il principale limite del multidominio è anche ciò che lo rende semplice.

I siti vengono normalmente gestiti all’interno dello stesso account hosting.

Questo significa che non hai un account cPanel completamente separato per ogni cliente.

Quando gestisci pochi siti può non essere un problema.

Quando però i clienti aumentano, potresti voler:

  • fornire un cPanel indipendente;
  • assegnare risorse differenti;
  • sospendere un singolo account;
  • migrare un cliente senza coinvolgere gli altri;
  • gestire backup separati;
  • creare pacchetti hosting;
  • rivendere hosting con il tuo marchio.

In questi casi entra in gioco l’Hosting Reseller.

Hosting Multidominio vs Hosting Reseller

La differenza principale è la separazione degli account.

Hosting MultidominioHosting Reseller
Più siti nello stesso accountAccount separato per ogni cliente
Un unico cPanel principaleWHM + cPanel individuali
Ideale per pochi sitiIdeale per molti clienti
Gestione sempliceGestione più professionale
Costi contenutiMaggiore possibilità di rivendita
Non nasce principalmente per white labelWhite label
Ottimo per portfolio personaliOttimo per webmaster e web agency

La scelta dipende quindi dal livello di controllo che vuoi avere.

Hosting Reseller: quando diventa conveniente

L’Hosting Reseller è pensato per webmaster, sviluppatori e agenzie che vogliono gestire più clienti mantenendo gli account separati.

Con un Hosting Reseller Xlogic puoi utilizzare WHM per creare account cPanel indipendenti.

Questo permette di:

  • creare un account per ogni cliente;
  • assegnare pacchetti differenti;
  • impostare limiti;
  • gestire sospensioni;
  • separare maggiormente i siti;
  • semplificare migrazioni;
  • offrire hosting con il tuo brand.

Per un professionista che gestisce molti clienti, la separazione degli account può fare una grande differenza.

Perché separare gli account dei clienti

Tenere tutti i siti nello stesso account può essere semplice all’inizio, ma meno pratico quando il numero aumenta.

Con account separati puoi gestire meglio:

Accessi

Ogni cliente può ricevere credenziali indipendenti.

Backup

Puoi organizzare backup e ripristini per singolo account.

Migrazioni

Un cliente può essere trasferito più facilmente senza coinvolgere gli altri.

Risorse

È possibile assegnare pacchetti differenti in base alle necessità.

Organizzazione

I progetti rimangono separati e più semplici da amministrare.

Hosting White Label per Webmaster e Web Agency

Una delle caratteristiche più interessanti del Reseller è la possibilità di offrire hosting utilizzando il proprio brand.

Il cliente può quindi percepire il servizio come parte dell’offerta del webmaster o dell’agenzia.

Questo permette di trasformare l’hosting da semplice costo a servizio ricorrente.

Per esempio, invece di vendere soltanto:

realizzazione sito

puoi offrire:

sito + hosting + manutenzione + backup + aggiornamenti

In questo modo il rapporto con il cliente continua anche dopo la consegna del progetto.

Come guadagnare offrendo hosting ai clienti

L’hosting può diventare una componente ricorrente dell’attività di un webmaster.

Supponiamo, a titolo puramente esemplificativo, di gestire 20 clienti e includere l’hosting in un pacchetto da 100 € all’anno.

Il fatturato associato sarebbe:

20 clienti × 100 € = 2.000 € all’anno

Con 50 clienti:

50 × 100 € = 5.000 € all’anno

Con 100 clienti:

100 × 100 € = 10.000 € all’anno

Questi numeri sono soltanto esempi matematici e non rappresentano una previsione di guadagno.

Dal ricavo devono essere considerati:

  • costo dell’infrastruttura;
  • assistenza;
  • tempo di gestione;
  • tasse;
  • backup;
  • eventuali licenze;
  • attività amministrative.

Il vantaggio principale è comunque trasformare parte dell’attività da lavoro una tantum a servizio ricorrente.

Hosting per Webmaster e gestione del margine

Per un professionista, il costo dell’hosting non dovrebbe essere valutato soltanto in base al prezzo più basso.

Bisogna considerare anche il tempo necessario per gestirlo.

Un hosting economico che richiede continui interventi può diventare più costoso in termini di ore lavorative.

È utile valutare:

  • affidabilità;
  • facilità di gestione;
  • backup;
  • performance;
  • supporto;
  • strumenti disponibili;
  • possibilità di upgrade.

Il tempo del webmaster è una risorsa tanto importante quanto CPU, RAM e spazio disco.

Quando passare dal Multidominio al Reseller

Non esiste un numero preciso valido per tutti.

Il passaggio diventa interessante quando inizi a pensare:

“Questo cliente dovrebbe avere un account separato.”

Può accadere quando:

  • i clienti aumentano;
  • vuoi consegnare accessi cPanel;
  • vuoi creare pacchetti differenti;
  • vuoi separare backup e risorse;
  • vuoi offrire hosting in white label.

Un possibile percorso può essere:

1-5 siti → Hosting Multidominio

5-30+ clienti → Hosting Reseller

Questi numeri non rappresentano limiti tecnici rigidi.

Un singolo sito molto pesante può richiedere più risorse di decine di piccoli siti statici.

Quando scegliere un VPS

Il VPS diventa interessante quando il webmaster ha bisogno di maggiore controllo sull’ambiente server.

Può essere utile per:

  • applicazioni personalizzate;
  • configurazioni server particolari;
  • siti con traffico elevato;
  • stack software specifici;
  • necessità di maggiori risorse;
  • ambienti di sviluppo;
  • servizi aggiuntivi.

Con un VPS hai generalmente più libertà rispetto a un hosting condiviso o Reseller.

Questa libertà comporta però maggiore responsabilità.

VPS gestito o non gestito?

Questa distinzione è molto importante.

VPS non gestito

Il cliente deve occuparsi direttamente di:

  • sistema operativo;
  • aggiornamenti;
  • firewall;
  • web server;
  • database;
  • sicurezza;
  • monitoraggio;
  • backup.

È indicato soprattutto per amministratori di sistema e utenti con competenze Linux.

VPS gestito

Parte della gestione infrastrutturale viene affidata al provider.

Per un webmaster che vuole concentrarsi sui clienti anziché sulla sistemistica può essere una scelta più pratica.

Quando arrivare a un server dedicato

Un server dedicato diventa interessante quando servono livelli di risorse e isolamento superiori.

Può essere indicato per:

  • grandi portali;
  • molti siti ad alto traffico;
  • applicazioni aziendali;
  • workload intensivi;
  • ambienti con requisiti specifici.

Anche in questo caso non bisogna scegliere in base al numero di siti soltanto.

Il carico reale è ciò che conta.

Multidominio: una soluzione interessante anche per aumentare il margine

Il multidominio può essere utile anche per chi vuole iniziare a includere l’hosting nei propri servizi senza costruire subito una vera attività Reseller.

Supponiamo di gestire 10 piccoli siti.

Se ogni cliente acquista autonomamente un hosting separato, il webmaster perde parte del controllo sull’infrastruttura.

Con un piano multidominio adeguato può invece creare un servizio completo:

sito + hosting + manutenzione + backup + aggiornamenti

Il cliente acquista una soluzione unica.

Il webmaster centralizza la gestione.

Quando aumentano clienti e necessità di separazione, il passaggio naturale può essere verso il Reseller.

Hosting per Webmaster: quali caratteristiche controllare

Prima di scegliere un hosting per webmaster verifica almeno questi elementi.

cPanel

Un pannello conosciuto semplifica la gestione di:

  • domini;
  • email;
  • database;
  • file;
  • backup;
  • DNS.

WHM

Per il Reseller permette di creare e amministrare account cPanel separati.

Puoi approfondire il funzionamento direttamente nella documentazione ufficiale di cPanel & WHM.

LiteSpeed

LiteSpeed Web Server è progettato per gestire elevate quantità di richieste e integra funzionalità di caching particolarmente utili negli ambienti hosting.

Per maggiori dettagli puoi consultare la documentazione ufficiale di LiteSpeed Technologies.

CloudLinux

CloudLinux viene utilizzato negli ambienti shared hosting per isolare e controllare le risorse dei singoli account.

La documentazione ufficiale è disponibile sul sito CloudLinux.

SSD NVMe

Uno storage veloce può migliorare le operazioni che coinvolgono file e database.

Backup

Il backup deve essere automatico e facilmente ripristinabile.

Sicurezza

Firewall e protezione antimalware rappresentano componenti importanti soprattutto quando vengono gestiti siti di clienti.

Versioni PHP

Poter scegliere differenti versioni di PHP facilita la gestione di progetti con requisiti diversi.

Perché LiteSpeed è interessante per un webmaster

Quando si gestiscono molti siti, ogni ottimizzazione delle prestazioni può ridurre il carico complessivo dell’infrastruttura.

LiteSpeed permette di utilizzare sistemi di cache e ottimizzazione che possono migliorare i tempi di risposta.

Xlogic utilizza LiteSpeed nei propri servizi hosting.

Per approfondire puoi leggere la guida Xlogic dedicata a LiteSpeed e LSCache.

Backup: il webmaster deve poter ripristinare rapidamente

Quando un cliente chiama perché un sito non funziona, il problema non è sapere che esiste un backup.

Il problema è poterlo ripristinare rapidamente.

Una buona strategia dovrebbe permettere di recuperare:

  • file;
  • database;
  • email;
  • configurazioni;
  • singoli account.

È importante verificare periodicamente anche che i backup siano realmente utilizzabili.

Sicurezza: perché l’isolamento conta

Più siti gestisci, più aumenta la superficie complessiva di attacco.

Un plugin vulnerabile, una password compromessa o un file malevolo possono creare problemi.

Per questo è importante valutare:

  • isolamento degli account;
  • firewall;
  • antimalware;
  • aggiornamenti;
  • backup;
  • accessi separati.

Con un Hosting Reseller, la separazione degli account offre un modello organizzativo più adatto alla gestione professionale dei clienti.

Hosting per Webmaster Xlogic

Xlogic mette a disposizione diverse soluzioni che possono accompagnare la crescita di un webmaster.

Hosting Multidominio

Indicato per chi vuole gestire più siti da un unico ambiente.

Consulta i piani Hosting Multidominio Xlogic.

Hosting Reseller

Pensato per webmaster e web agency che vogliono creare account cPanel separati e offrire hosting ai propri clienti.

Consulta l’Hosting Reseller Xlogic.

VPS

Per progetti che richiedono più controllo, maggiori risorse o configurazioni personalizzate.

In questo modo l’infrastruttura può crescere insieme al numero di clienti e alle esigenze tecniche.

Multidominio, Reseller o VPS: quale scegliere?

Prima di decidere, poniti queste domande.

I clienti devono accedere direttamente a cPanel?

Se no, un Hosting Multidominio può essere sufficiente.

Se sì, il Reseller è generalmente più adatto.

Voglio rivendere hosting con il mio marchio?

L’Hosting Reseller è progettato proprio per questo tipo di utilizzo.

Ho bisogno di configurazioni server personalizzate?

In questo caso potrebbe essere preferibile un VPS.

Gestisco soprattutto piccoli siti?

Un Hosting Multidominio può essere una soluzione semplice ed economicamente efficiente.

Ogni cliente deve avere un ambiente separato?

Meglio utilizzare account Reseller indipendenti o soluzioni con maggiore isolamento.

Qual è il miglior hosting per webmaster?

Il miglior hosting per webmaster dipende dal numero di siti gestiti, dal tipo di clienti e dal livello di separazione necessario.

Un Hosting Multidominio è indicato quando vuoi centralizzare più siti nello stesso account.

Un Hosting Reseller è più adatto quando vuoi creare account separati e trasformare l’hosting in un servizio per i clienti.

Un VPS diventa interessante quando servono maggiore controllo e configurazioni personalizzate.

FAQ sull’Hosting per Webmaster

Un webmaster può ospitare più siti nello stesso account?

Sì. Con un Hosting Multidominio è possibile gestire più domini all’interno dello stesso piano, entro i limiti previsti dal servizio.

Multidominio e Reseller sono la stessa cosa?

No.

Nel Multidominio i siti vengono gestiti principalmente dallo stesso account.

Nel Reseller puoi creare account cPanel indipendenti per i singoli clienti.

Quando conviene un Hosting Reseller?

Quando vuoi separare i clienti, assegnare risorse differenti o rivendere hosting con il tuo brand.

Quando serve un VPS?

Un VPS è indicato quando servono maggiore controllo, più risorse o configurazioni server personalizzate.

Posso iniziare con un Multidominio e passare dopo al Reseller?

Sì.

Per molti webmaster rappresenta un percorso naturale di crescita.

È meglio acquistare un hosting separato per ogni cliente?

Dipende dalle esigenze.

Per pochi piccoli siti un Multidominio può semplificare molto la gestione.

Quando i clienti aumentano, account separati tramite Reseller possono essere più pratici.

Il Reseller permette di creare account cPanel separati?

Sì.

WHM permette di creare e gestire account cPanel distinti per i clienti.

Posso guadagnare rivendendo hosting?

È possibile includere l’hosting all’interno dei propri servizi professionali.

I margini dipendono però da costi, prezzi applicati, assistenza e gestione.

Una strategia semplice per iniziare

Per molti webmaster il percorso può essere:

Hosting Multidominio → Hosting Reseller → VPS

Il Multidominio offre semplicità.

Il Reseller aggiunge separazione e possibilità di rivendita.

Il VPS aumenta controllo e flessibilità.

Non è necessario partire subito dalla soluzione più complessa.

L’importante è scegliere un’infrastruttura che possa crescere insieme al business.

Conclusioni

Scegliere il giusto hosting per webmaster significa trovare un equilibrio tra costi, semplicità, prestazioni e possibilità di crescita.

Per chi gestisce pochi siti, l’Hosting Multidominio può offrire una gestione centralizzata molto conveniente.

Quando aumenta il numero di clienti e diventa importante separare account, risorse e accessi, l’Hosting Reseller rappresenta il passaggio successivo.

Il VPS entra invece in gioco quando servono maggiore controllo e configurazioni più avanzate.

Per molti professionisti il percorso più razionale è quindi:

Multidominio → Reseller → VPS

L’infrastruttura cresce insieme ai clienti, senza complicare inutilmente il lavoro fin dall’inizio.

Passkey WordPress nel 2026 significa poter proteggere l’accesso a wp-admin utilizzando tecnologie moderne come WebAuthn, Touch ID, Face ID, Windows Hello e chiavi di sicurezza hardware, riducendo la dipendenza dalle tradizionali password.

Le passkey sono progettate per offrire un’autenticazione più semplice e resistente al phishing. Google le descrive come un’alternativa più sicura e semplice alle password, utilizzabile tramite impronta digitale, riconoscimento facciale, PIN o blocco schermo del dispositivo.

Su WordPress il supporto alle passkey può essere implementato tramite plugin compatibili con WebAuthn.

In questa guida vediamo come funzionano, quali vantaggi offrono e come utilizzarle correttamente per aumentare la sicurezza di WordPress.


Cosa sono le passkey?

Una passkey è una credenziale digitale utilizzata per autenticarsi a un sito o a un’applicazione senza dover digitare la tradizionale password.

Al posto della password, l’utente può confermare la propria identità utilizzando per esempio:

  • Touch ID;
  • Face ID;
  • Windows Hello;
  • PIN del dispositivo;
  • impronta digitale;
  • chiave hardware compatibile;
  • sistema di sblocco dello smartphone.

Google definisce le passkey un’alternativa più sicura e semplice alle password perché permettono di autenticarsi utilizzando i sistemi già presenti sul dispositivo.

A differenza di una password, una passkey non viene normalmente memorizzata come una stringa segreta che l’utente deve ricordare e digitare.


Come funziona una passkey?

Le passkey utilizzano la crittografia a chiave pubblica.

Durante la registrazione vengono create due componenti:

Chiave privata

Rimane protetta sul dispositivo o nel sistema utilizzato per gestire le passkey.

Chiave pubblica

Viene associata all’account sul servizio Web.

Quando l’utente effettua il login, il sito invia una richiesta crittografica.

Il dispositivo utilizza la chiave privata per dimostrare di possedere la credenziale corretta senza trasmettere la chiave privata al server.

Questo elimina uno dei problemi principali delle password tradizionali: un segreto condiviso che può essere rubato e riutilizzato.


Che cos’è WebAuthn?

WebAuthn, Web Authentication, è uno standard Web utilizzato per implementare autenticazioni moderne tramite credenziali crittografiche.

Permette ai browser e ai siti di utilizzare autenticazioni basate su:

  • passkey;
  • chiavi hardware;
  • biometria;
  • sistemi di sicurezza integrati nel dispositivo.

Nel repository ufficiale dei plugin WordPress sono disponibili soluzioni che utilizzano WebAuthn per aggiungere questo tipo di autenticazione a WordPress.

Tra queste troviamo plugin in grado di supportare:

  • Windows Hello;
  • Touch ID;
  • YubiKey;
  • altre security key compatibili.

WordPress supporta nativamente le passkey?

Al momento le normali installazioni WordPress non offrono automaticamente un pulsante Passkey all’interno della schermata standard di login.

Il supporto può essere aggiunto attraverso plugin dedicati a WebAuthn o all’autenticazione passwordless.

Per esempio, il plugin WebAuthn Provider for Two Factor disponibile su WordPress.org aggiunge supporto a WebAuthn e passkey integrandosi con il plugin Two Factor.

Supporta sistemi come:

  • Windows Hello;
  • Touch ID;
  • YubiKey;
  • security key compatibili.

È quindi importante distinguere tra le funzionalità native del Core WordPress e quelle aggiunte attraverso plugin.


Passkey WordPress nel 2026: perché sono importanti

WordPress è il sistema CMS più diffuso del Web e, proprio per questo, le pagine di login rappresentano un bersaglio frequente per tentativi automatizzati.

Gli attacchi possono includere:

  • brute force;
  • credential stuffing;
  • phishing;
  • furto delle password;
  • malware;
  • riutilizzo di credenziali compromesse.

WordPress definisce un brute force come un attacco in cui vengono provate ripetutamente combinazioni di username e password fino a trovare quella corretta.

Le passkey modificano radicalmente questo modello perché il login non dipende più necessariamente da una password digitabile.

Per approfondire la situazione delle vulnerabilità recenti puoi leggere anche il report Xlogic sulla sicurezza WordPress e le vulnerabilità del 2026.


Passkey e password: quali sono le differenze?

Una password è un’informazione conosciuta dall’utente.

Può essere:

  • indovinata;
  • rubata;
  • intercettata;
  • riutilizzata;
  • inserita in un sito di phishing.

Una passkey utilizza invece una coppia di chiavi crittografiche e richiede la partecipazione del dispositivo sul quale è stata registrata o sincronizzata.

CaratteristicaPasswordPasskey
Deve essere ricordataNo
Può essere digitataNo
Riutilizzabile su siti diversiPossibileNo
Resistenza al phishingLimitataElevata
Utilizza crittografia asimmetricaNo
Può usare biometriaNo
Può essere protetta dal dispositivoNo

Perché le passkey sono resistenti al phishing?

Uno dei vantaggi più interessanti di WebAuthn è il legame tra la credenziale e il sito per il quale è stata registrata.

Consideriamo un esempio.

La passkey viene creata per:

https://example.com

Un attaccante realizza un sito di phishing:

https://examp1e.com

La somiglianza visiva può ingannare una persona.

La credenziale WebAuthn, però, non è semplicemente una password che può essere digitata nel sito falso.

Questo rende molto più difficile utilizzare una pagina di phishing tradizionale per sottrarre la credenziale di autenticazione.


Passkey e 2FA sono la stessa cosa?

Non necessariamente.

La 2FA, autenticazione a due fattori, utilizza due fattori distinti per verificare l’identità dell’utente.

I fattori vengono generalmente classificati come:

  • qualcosa che conosci;
  • qualcosa che possiedi;
  • qualcosa che sei.

Un esempio tradizionale è:

Password + codice TOTP

La passkey può invece sostituire completamente la password in una configurazione passwordless oppure essere utilizzata come parte di un sistema multifattore.

La configurazione dipende dal plugin e dal sistema utilizzato.

WordPress raccomanda l’autenticazione a due fattori come ulteriore livello di sicurezza oltre a una password forte.


Passkey vs password + TOTP

Il classico sistema TOTP funziona normalmente così:

  1. inserisci username;
  2. inserisci password;
  3. apri l’app autenticatore;
  4. leggi il codice;
  5. inserisci il codice sul sito.

Con una passkey l’esperienza può invece essere:

  1. seleziona l’account;
  2. conferma con Touch ID, Face ID o Windows Hello;
  3. accesso completato.
MetodoPasswordSecondo passaggioResistenza phishing
PasswordNoBassa
Password + SMSMedia
Password + TOTPBuona
PasskeyNoIntegratoElevata
Security key WebAuthnDipendeIntegratoElevata

Touch ID e WordPress

Su dispositivi Apple compatibili, una passkey può essere confermata attraverso Touch ID.

L’utente può quindi utilizzare l’impronta digitale per autorizzare l’impiego della credenziale.

Questo non significa che WordPress riceva l’impronta digitale.

La verifica biometrica avviene sul dispositivo.

Il sito riceve invece la prova crittografica necessaria all’autenticazione.


Face ID e WordPress

Lo stesso principio vale per Face ID.

Il riconoscimento facciale viene utilizzato dal dispositivo per autorizzare l’accesso alla passkey.

I dati biometrici non devono essere inviati al sito WordPress.

Questo permette di separare la verifica dell’utente dalla gestione della credenziale sul server.


Windows Hello e WordPress

Windows Hello permette agli utenti Windows di autenticarsi attraverso:

  • riconoscimento facciale;
  • impronta digitale;
  • PIN;
  • altri sistemi compatibili.

Plugin WordPress basati su WebAuthn possono utilizzare Windows Hello come autenticatore.

Questo può essere particolarmente utile in aziende dove gli utenti lavorano principalmente su PC Windows.


YubiKey e chiavi di sicurezza hardware

Una passkey può anche essere memorizzata o gestita attraverso una security key hardware compatibile con FIDO2/WebAuthn.

Un esempio molto conosciuto è YubiKey.

Queste chiavi possono collegarsi attraverso:

  • USB-A;
  • USB-C;
  • NFC;
  • altre interfacce supportate dal modello.

Sono particolarmente interessanti per:

  • amministratori WordPress;
  • webmaster;
  • sviluppatori;
  • account con privilegi elevati;
  • infrastrutture aziendali.

Una security key fisica aggiunge un ulteriore livello di separazione tra la credenziale e il computer utilizzato.


Come aggiungere le passkey a WordPress

La procedura dipende dal plugin scelto.

In generale il processo è questo:

  1. esegui un backup del sito;
  2. verifica che WordPress e PHP siano aggiornati;
  3. controlla che HTTPS sia attivo;
  4. installa un plugin WebAuthn affidabile;
  5. attiva il plugin;
  6. apri il profilo utente;
  7. registra un autenticatore;
  8. assegna un nome alla passkey;
  9. effettua un test;
  10. registra almeno un metodo di recupero alternativo.

È fondamentale non disattivare immediatamente tutti i metodi di login alternativi prima di aver verificato che la passkey funzioni correttamente.


HTTPS è necessario per le passkey?

WebAuthn utilizza un contesto Web sicuro.

Per un normale sito pubblico questo significa utilizzare HTTPS.

WordPress raccomanda fortemente HTTPS anche per proteggere login e visitatori.

Un sito WordPress moderno dovrebbe quindi utilizzare:

https://

e non:

http://

I piani Hosting WordPress Xlogic includono certificati SSL e infrastruttura pensata per l’esecuzione di WordPress.


Quali plugin WordPress supportano WebAuthn?

Sul repository WordPress.org sono disponibili diverse soluzioni.

Una delle opzioni è WebAuthn Provider for Two Factor, che aggiunge passkey e WebAuthn al plugin Two Factor.

Supporta:

  • Windows Hello;
  • Touch ID;
  • YubiKey;
  • altri authenticator WebAuthn.

Un’altra soluzione disponibile nel repository è WP-WebAuthn, che consente di autenticarsi utilizzando passkey, security key, fingerprint scanner e altri dispositivi compatibili.

Prima di installare qualsiasi plugin di sicurezza è comunque importante controllare:

  • data dell’ultimo aggiornamento;
  • compatibilità con la propria versione WordPress;
  • numero di installazioni;
  • changelog;
  • supporto;
  • vulnerabilità note.

Il plugin utilizzato per proteggere il login diventa infatti una componente critica del sito.


Non installare un plugin soltanto perché promette “passwordless”

La parola passwordless non garantisce automaticamente una buona implementazione.

Prima di adottare un plugin verifica che utilizzi standard riconosciuti come:

  • WebAuthn;
  • FIDO2.

Evita soluzioni che trasformano semplicemente il login in un link inviato via email quando il tuo obiettivo è ottenere la resistenza al phishing offerta dalle passkey.

Passwordless e passkey non sono necessariamente sinonimi.


Registrare almeno due authenticator

Per gli account amministrativi è consigliabile evitare di dipendere da un solo dispositivo.

Puoi registrare, per esempio:

Authenticator principale

MacBook con Touch ID.

Authenticator secondario

Security key USB conservata in un luogo sicuro.

Oppure:

Principale

Windows Hello.

Backup

Smartphone o hardware key.

In caso di perdita, guasto o sostituzione del dispositivo principale, rimane disponibile un secondo metodo di autenticazione.


Cosa succede se perdo il telefono?

La risposta dipende da come viene gestita la passkey.

Alcuni ecosistemi permettono di sincronizzare le passkey attraverso l’account del dispositivo.

Altri sistemi utilizzano credenziali legate a specifico hardware.

Per WordPress è quindi importante predisporre sempre un piano di recupero.

Possibili soluzioni:

  • seconda passkey;
  • security key;
  • codici di recupero;
  • account amministratore secondario protetto;
  • procedura di recupero prevista dal plugin.

Non bisogna scoprire il piano di recupero soltanto dopo aver perso il dispositivo.


Non lasciare account amministratori inutilizzati

Le passkey non risolvono un altro problema frequente: account WordPress dimenticati.

Controlla periodicamente:

Utenti → Tutti gli utenti

e verifica:

  • amministratori;
  • editor;
  • collaboratori;
  • vecchi sviluppatori;
  • account di agenzie;
  • utenti temporanei.

Se un account non serve più, rimuovilo o riducine i privilegi.

Il principio da seguire è il least privilege: ogni utente dovrebbe avere solamente i permessi necessari.


Proteggi soprattutto gli amministratori

Non tutti gli account WordPress presentano lo stesso rischio.

Un amministratore compromesso può generalmente:

  • installare plugin;
  • modificare temi;
  • creare utenti;
  • modificare contenuti;
  • cambiare impostazioni;
  • aggiungere codice;
  • compromettere l’intero sito.

Per questo gli account amministrativi dovrebbero ricevere le protezioni più elevate.

WordPress sottolinea che un attaccante che ottiene l’accesso a un account amministratore può potenzialmente installare script dannosi e compromettere il server.


Passkey e WooCommerce

Le passkey possono essere interessanti anche per siti WooCommerce.

Esistono però due scenari differenti.

Amministratori e gestori

Sono gli account prioritari.

Proteggerli significa ridurre il rischio di accessi non autorizzati al backend.

Clienti

L’accesso passwordless può migliorare l’esperienza utente, ma richiede un’implementazione compatibile con:

  • checkout;
  • area cliente;
  • plugin membership;
  • plugin social login;
  • caching;
  • personalizzazioni WooCommerce.

Prima di abilitarlo a tutti i clienti è consigliabile testare l’intero flusso.


Passkey e siti WordPress multiutente

Su siti con molti utenti è utile definire una policy.

Per esempio:

Amministratori

Passkey o WebAuthn obbligatorio.

Editor

Passkey o 2FA fortemente raccomandata.

Autori

2FA.

Clienti

Passkey opzionale.

La policy effettiva dipende naturalmente dal rischio associato al progetto.


Passkey e Application Password di WordPress sono la stessa cosa?

No.

È una distinzione molto importante.

Le Application Passwords di WordPress sono credenziali create per consentire a software esterni di autenticarsi programmaticamente.

Possono essere utilizzate per:

  • API;
  • applicazioni;
  • integrazioni;
  • script.

Non sono progettate come metodo di login passkey per una persona.

Una Application Password è inoltre revocabile singolarmente senza cambiare la password principale dell’utente.

Quindi:

Passkey → autenticazione interattiva dell’utente

Application Password → autenticazione di applicazioni e integrazioni

Non devono essere confuse.


Passkey e WordPress 7.0

WordPress 7.0 rappresenta una delle evoluzioni più importanti del CMS del 2026.

Xlogic ha dedicato un approfondimento alle novità di WordPress 7.0.

Le passkey non devono però essere confuse con le funzionalità AI o collaborative introdotte nell’evoluzione del Core.

Sono una tecnologia di autenticazione basata su standard Web e vengono oggi integrate in WordPress principalmente attraverso plugin dedicati.


Le passkey eliminano tutti gli attacchi a WordPress?

No.

Proteggere l’autenticazione non significa proteggere automaticamente l’intero CMS.

Un sito può essere compromesso anche attraverso:

  • plugin vulnerabili;
  • temi vulnerabili;
  • PHP obsoleto;
  • malware;
  • server compromesso;
  • credenziali FTP rubate;
  • vulnerabilità applicative;
  • supply chain attack.

Un esempio concreto dell’importanza degli aggiornamenti è documentato nell’approfondimento Xlogic sulla CVE-2026-3098 e Smart Slider 3.

La sicurezza WordPress deve quindi essere affrontata su più livelli.


Hosting e sicurezza WordPress

Anche un sistema di autenticazione forte deve essere accompagnato da un’infrastruttura adeguata.

Tra gli elementi importanti troviamo:

  • isolamento degli account;
  • firewall;
  • antimalware;
  • backup;
  • aggiornamenti;
  • HTTPS;
  • monitoraggio;
  • versioni PHP supportate.

I servizi Hosting WordPress Xlogic utilizzano tecnologie orientate a prestazioni e sicurezza come:

  • LiteSpeed Enterprise;
  • CloudLinux;
  • Imunify360;
  • JetBackup;
  • SSD NVMe;
  • certificati SSL.

L’hosting non sostituisce una passkey, così come una passkey non sostituisce la sicurezza del server.

Sono livelli differenti della stessa strategia.


Checklist sicurezza wp-admin nel 2026

Per proteggere l’accesso amministrativo di WordPress controlla questi punti:

  1. WordPress aggiornato;
  2. plugin aggiornati;
  3. tema aggiornato;
  4. HTTPS attivo;
  5. account amministrativi limitati;
  6. account inutilizzati rimossi;
  7. passkey o WebAuthn per gli amministratori;
  8. almeno due authenticator registrati;
  9. metodo di recupero verificato;
  10. 2FA disponibile come fallback quando appropriato;
  11. password uniche per gli account che la utilizzano;
  12. nessuna password condivisa;
  13. Application Password controllate;
  14. backup automatici;
  15. firewall e antimalware;
  16. PHP aggiornato;
  17. log degli accessi controllati;
  18. plugin di sicurezza scelti con attenzione.

Passkey WordPress nel 2026: configurazione consigliata

Per un sito aziendale imposterei una strategia del genere:

Amministratore principale

  • passkey;
  • Touch ID / Windows Hello;
  • seconda security key;
  • metodo di recupero offline.

Secondo amministratore

  • credenziali separate;
  • passkey separata;
  • nessuna condivisione account.

Hosting

  • HTTPS;
  • firewall;
  • antimalware;
  • backup;
  • PHP aggiornato.

WordPress

  • aggiornamenti;
  • minimo numero necessario di plugin;
  • controllo periodico degli utenti;
  • rimozione degli account inutilizzati.

Questa configurazione riduce la dipendenza da un singolo punto di sicurezza.


Domande frequenti sulle passkey WordPress

Cosa sono le passkey WordPress?

Le passkey WordPress sono credenziali WebAuthn che permettono di autenticarsi a WordPress utilizzando dispositivi come Touch ID, Windows Hello o security key senza dipendere necessariamente dalla tradizionale password.

WordPress supporta le passkey?

Il supporto può essere aggiunto tramite plugin compatibili con WebAuthn e passkey.

Nel repository ufficiale WordPress.org sono disponibili plugin dedicati a questa funzione.

Posso usare Touch ID per entrare in WordPress?

Sì, con una configurazione WordPress e un plugin WebAuthn compatibili è possibile utilizzare Touch ID come autenticatore.

Posso usare Face ID?

Le passkey possono essere utilizzate con sistemi biometrici compatibili messi a disposizione dal dispositivo e dal browser.

La disponibilità effettiva dipende dall’ambiente utilizzato.

Posso utilizzare Windows Hello?

Sì.

Plugin WordPress WebAuthn compatibili supportano Windows Hello tra gli authenticator disponibili.

Una YubiKey funziona con WordPress?

Può funzionare se il plugin utilizzato supporta WebAuthn/FIDO2 e la security key scelta è compatibile.

Le passkey sono più sicure delle password?

Le passkey eliminano diversi problemi tipici delle password, come riutilizzo e phishing tradizionale, e utilizzano credenziali crittografiche legate al servizio.

Non proteggono comunque WordPress da vulnerabilità presenti in plugin, temi o infrastruttura.

Passkey e 2FA sono la stessa cosa?

No.

Una passkey può essere utilizzata come autenticazione passwordless o all’interno di sistemi multifattore, a seconda dell’implementazione.

Se perdo il dispositivo perdo WordPress?

Non necessariamente, se hai predisposto correttamente metodi di recupero o registrato più authenticator.

Per questo gli amministratori dovrebbero evitare di dipendere da un singolo dispositivo.

Application Password è una passkey?

No.

Le Application Password di WordPress sono credenziali destinate principalmente all’accesso programmatico da applicazioni e integrazioni.

Non sono passkey WebAuthn.


Conclusioni

Le passkey WordPress nel 2026 rappresentano una delle evoluzioni più interessanti nella protezione dell’accesso a wp-admin.

Eliminando o riducendo la dipendenza dalla password tradizionale, WebAuthn permette di utilizzare sistemi come:

  • Touch ID;
  • Face ID;
  • Windows Hello;
  • security key;
  • autenticazione biometrica.

La tecnologia è particolarmente interessante per account amministrativi e siti aziendali, dove il furto delle credenziali può avere conseguenze importanti.

Le passkey non devono però essere considerate una soluzione completa alla sicurezza WordPress.

La strategia corretta combina:

Passkey → 2FA → HTTPS → Aggiornamenti → Sicurezza Hosting → Backup → Monitoraggio

Proteggere wp-admin è soltanto uno dei livelli necessari.

Ma eliminare una delle principali debolezze dell’autenticazione tradizionale, la password riutilizzabile e facilmente sottraibile tramite phishing, rappresenta un passo importante verso un WordPress più sicuro.

Sicurezza domini nel 2026 significa proteggere non soltanto il nome a dominio, ma anche account registrar, DNS, email, nameserver e tutti i servizi che dipendono da quell’identità digitale.

Un dominio compromesso può infatti permettere a un attaccante di deviare il traffico verso server controllati, intercettare comunicazioni, modificare la posta elettronica o rendere indisponibili sito e servizi.

Secondo ICANN, trasferimenti non autorizzati possono derivare anche da domain hijacking o dalla compromissione delle credenziali associate al dominio. (icann.org)

In questa guida vediamo quali sono gli attacchi principali e come proteggere un dominio utilizzando 2FA, Domain Lock, DNSSEC, SPF, DKIM, DMARC e buone pratiche operative.


Cos’è il domain hijacking?

Il domain hijacking, o furto del dominio, è la compromissione che permette a un soggetto non autorizzato di ottenere il controllo amministrativo di un nome a dominio.

Quando questo accade, il legittimo titolare può perdere il controllo non soltanto del sito Web ma anche degli altri servizi collegati al dominio.

Cloudflare evidenzia che, quando un dominio viene sottratto al proprietario, possono essere coinvolti sito, email e altre applicazioni che dipendono da quel nome. (cloudflare.com)

Il problema è quindi molto più grave di una semplice modifica alla homepage.

Un dominio è spesso il punto di accesso a:

  • sito Web;
  • posta elettronica;
  • pannelli amministrativi;
  • servizi SaaS;
  • API;
  • applicazioni;
  • autenticazioni;
  • sottodomini;
  • sistemi aziendali.

Proteggere il dominio significa quindi proteggere una parte fondamentale dell’infrastruttura digitale.


Domain hijacking e DNS hijacking sono la stessa cosa?

No.

I termini vengono spesso utilizzati come sinonimi, ma indicano problemi differenti.

Domain hijacking

Nel domain hijacking l’attaccante ottiene il controllo amministrativo del dominio o riesce a modificarne la registrazione.

Può quindi tentare di:

  • cambiare nameserver;
  • modificare contatti;
  • trasferire il dominio;
  • modificare configurazioni;
  • bloccare l’accesso al proprietario.

DNS hijacking

Nel DNS hijacking vengono invece alterate le informazioni utilizzate per la risoluzione DNS o viene modificato il percorso delle richieste.

Cloudflare descrive il DNS hijacking come una modifica non autorizzata dei record DNS effettivi oppure un reindirizzamento verso nameserver differenti. (cloudflare.com)

La differenza può essere riassunta così:

MinacciaCosa viene compromesso
Domain hijackingControllo amministrativo del dominio
DNS hijackingConfigurazione o risoluzione DNS
DNS spoofingInformazioni false nella cache DNS
Account takeoverCredenziali del registrar o provider
Email spoofingUtilizzo abusivo del dominio nella posta

Una compromissione dell’account del registrar può naturalmente portare anche a una modifica dei nameserver e quindi provocare un DNS hijacking.


Cos’è il DNS e perché è così importante?

Il Domain Name System, o DNS, permette di convertire un nome leggibile come example.com nell’indirizzo IP necessario per raggiungere il server corretto.

In pratica, quando un utente digita un dominio, il sistema DNS indica dove deve essere indirizzata la richiesta.

Cloudflare definisce la risoluzione DNS come il processo che converte un hostname nel relativo indirizzo IP. (cloudflare.com)

Sul DNS vengono inoltre pubblicate informazioni utilizzate per:

  • sito Web;
  • posta elettronica;
  • verifica di servizi;
  • sottodomini;
  • autenticazione email;
  • applicazioni esterne.

Tra i record più comuni troviamo:

  • A;
  • AAAA;
  • CNAME;
  • MX;
  • TXT;
  • NS;
  • SRV.

Xlogic mette a disposizione una pagina dedicata alla gestione DNS e configurazione dei record del dominio.


Come può essere rubato un dominio?

Non esiste un solo metodo.

La compromissione può avvenire in diversi punti della catena.

Furto delle credenziali

Un attaccante può ottenere username e password tramite:

  • phishing;
  • malware;
  • password riutilizzate;
  • data breach;
  • social engineering;
  • dispositivi compromessi.

Se le stesse credenziali vengono utilizzate su più servizi, una violazione esterna può mettere a rischio anche l’account associato al dominio.

Compromissione dell’email

L’email utilizzata per gestire il registrar è particolarmente importante.

Se un attaccante prende il controllo della casella può tentare:

  • reset password;
  • modifiche dell’account;
  • conferme di trasferimento;
  • recupero di credenziali.

Per questo l’email amministrativa di un dominio deve essere protetta almeno quanto il dominio stesso.

Phishing contro amministratori

Un messaggio può simulare:

  • rinnovo dominio;
  • scadenza imminente;
  • verifica del registrar;
  • pagamento fallito;
  • richiesta ICANN;
  • sospensione del dominio.

L’obiettivo è portare l’utente su una pagina falsa e ottenere le credenziali.

Compromissione del provider DNS

Anche senza trasferire il dominio, l’accesso non autorizzato al pannello DNS può permettere di modificare record importanti.

Un attaccante potrebbe per esempio sostituire:

A

AAAA

CNAME

MX

oppure direttamente i nameserver.


Cosa può succedere dopo un domain hijacking?

Le conseguenze possono essere molto serie.

Reindirizzamento del sito

Il dominio può essere indirizzato verso un server controllato dall’attaccante.

L’utente continua a digitare il dominio corretto ma visualizza un contenuto differente.

Phishing

Una copia del sito originale potrebbe essere utilizzata per raccogliere:

  • password;
  • dati personali;
  • dati di pagamento;
  • credenziali aziendali.

Compromissione email

Modificando i record MX, un attaccante può tentare di interferire con il percorso della posta elettronica.

Interruzione dei servizi

Un cambio DNS errato o intenzionale può rendere indisponibile:

  • sito;
  • email;
  • API;
  • sottodomini;
  • applicazioni.

Danni alla reputazione

Gli utenti vedono il dominio come parte dell’identità dell’azienda.

Un dominio che mostra phishing, malware o contenuti fraudolenti può quindi danneggiare seriamente la fiducia nel brand.


Come proteggere un dominio nel 2026

Non esiste una singola protezione sufficiente.

La strategia migliore consiste nell’utilizzare più livelli di sicurezza.


1. Attiva l’autenticazione a due fattori

La 2FA, Two-Factor Authentication, aggiunge un secondo elemento di verifica oltre alla password.

Anche se un attaccante ottiene la password, dovrebbe quindi superare un ulteriore controllo per accedere.

Quando disponibile, abilita la 2FA almeno su:

  • account registrar;
  • provider DNS;
  • account hosting;
  • email amministrativa;
  • Cloudflare;
  • cPanel;
  • pannelli aziendali.

Evita inoltre di condividere un singolo account amministrativo tra più persone quando il servizio permette account separati.


2. Utilizza password uniche

La password utilizzata per il registrar non dovrebbe essere riutilizzata su altri siti.

Una buona strategia consiste nell’utilizzare:

  • password lunghe;
  • password casuali;
  • password manager;
  • credenziali differenti per ogni servizio.

Il riutilizzo delle password trasforma la compromissione di un singolo servizio in un rischio per molti altri account.


3. Proteggi l’email amministrativa

La casella collegata al dominio è una delle risorse più importanti.

Dovrebbe utilizzare:

  • password unica;
  • 2FA;
  • metodi di recupero aggiornati;
  • controllo degli accessi;
  • sessioni verificate periodicamente.

Quando possibile, è utile evitare che la stessa casella venga utilizzata indiscriminatamente per servizi non correlati.


4. Attiva il Domain Lock

Molti registrar permettono di impostare uno stato di blocco che limita i trasferimenti non autorizzati.

ICANN raccomanda di utilizzare il transfer lock come ulteriore livello di protezione, pur precisando che non rappresenta da solo una difesa assoluta contro il domain hijacking. (icann.org)

Tra gli stati EPP che si possono incontrare troviamo per esempio:

clientTransferProhibited

Questo stato indica generalmente che il trasferimento del dominio è bloccato dal registrar.

ICANN pubblica una guida specifica agli EPP Status Codes dei domini.


5. Proteggi il codice AuthInfo/EPP

Il codice EPP o AuthInfo viene utilizzato in molti trasferimenti di dominio.

Deve essere trattato come una credenziale sensibile.

Non deve essere:

  • pubblicato;
  • inviato in chat non sicure;
  • salvato in documenti condivisi indiscriminatamente;
  • comunicato a persone non autorizzate.

Se sospetti che sia stato esposto, valuta la possibilità di rigenerarlo prima di qualsiasi trasferimento.


6. Controlla periodicamente i nameserver

I nameserver indicano quali server DNS sono autorevoli per il dominio.

Una modifica non autorizzata può essere un segnale estremamente importante.

Controlla periodicamente che:

  • i nameserver siano quelli previsti;
  • non siano comparsi NS sconosciuti;
  • i record DNS principali non siano stati modificati.

Per comprendere meglio le informazioni associate alla registrazione puoi consultare anche la guida Xlogic su che cos’è il WHOIS e come leggerlo.


7. Attiva DNSSEC quando appropriato

DNSSEC, Domain Name System Security Extensions, aggiunge firme crittografiche ai dati DNS.

Il suo scopo è permettere ai resolver compatibili di verificare che i record ricevuti provengano effettivamente dalla zona DNS prevista e non siano stati modificati lungo il percorso.

Cloudflare spiega che DNSSEC aggiunge firme crittografiche ai record DNS esistenti e permette di verificarne autenticità e integrità. (cloudflare.com)

Cosa protegge DNSSEC?

DNSSEC aiuta contro alcune forme di:

  • DNS spoofing;
  • cache poisoning;
  • manipolazione delle risposte DNS.

Cosa non protegge DNSSEC?

DNSSEC non impedisce automaticamente:

  • furto della password del registrar;
  • compromissione dell’account;
  • phishing;
  • malware sul computer;
  • trasferimenti autorizzati con credenziali rubate;
  • compromissione diretta del pannello DNS.

Questo punto è importante.

DNSSEC è un livello di sicurezza del sistema DNS, non una soluzione universale contro ogni tipo di domain hijacking.

Per configurarlo correttamente puoi seguire la guida Xlogic DNSSEC: come attivarlo con cPanel e Cloudflare.


Attenzione agli errori DNSSEC

Una configurazione DNSSEC incoerente può rendere il dominio irraggiungibile.

Questo può succedere, per esempio, quando:

  • cambia il provider DNS;
  • vengono modificati i nameserver;
  • il record DS rimane configurato con valori precedenti;
  • le chiavi DNSSEC non corrispondono.

Prima di cambiare nameserver è quindi essenziale controllare lo stato DNSSEC.

Se incontri problemi dopo una modifica DNS puoi consultare la guida Xlogic sugli errori DNS più comuni e relative soluzioni.


8. Proteggi anche l’email con SPF, DKIM e DMARC

La sicurezza del dominio comprende anche la posta elettronica.

Tre tecnologie particolarmente importanti sono:

SPF

Specifica quali server sono autorizzati a inviare email per un dominio.

DKIM

Utilizza una firma crittografica che permette al destinatario di verificare alcuni aspetti dell’autenticità e dell’integrità del messaggio.

DMARC

Definisce una policy basata sull’allineamento di SPF e/o DKIM e permette di indicare come gestire i messaggi che non superano i controlli previsti.

Google continua a utilizzare SPF, DKIM e DMARC tra i parametri di autenticazione e compliance della posta. (developers.google.com)

Su Xlogic puoi approfondire con:


DNSSEC, SPF, DKIM e DMARC fanno la stessa cosa?

No.

È utile distinguere chiaramente i diversi livelli.

TecnologiaFunzione principale
DNSSECVerifica autenticità/integrità dei dati DNS
SPFIndica i server autorizzati all’invio
DKIMFirma i messaggi email
DMARCApplica policy e allineamento dell’autenticazione email
2FAProtegge l’accesso agli account
Domain LockLimita trasferimenti del dominio

Utilizzare una tecnologia non elimina quindi la necessità delle altre.


9. Configura Cloudflare senza perdere i record importanti

Quando si sposta un dominio su Cloudflare o si modificano i nameserver è fondamentale verificare la zona DNS prima di completare la modifica.

Devono essere preservati, quando necessari:

  • A;
  • AAAA;
  • CNAME;
  • MX;
  • SPF;
  • DKIM;
  • DMARC;
  • record di verifica;
  • sottodomini.

Una modifica incompleta può lasciare il sito funzionante ma interrompere la posta elettronica.

Per questo Xlogic ha pubblicato la guida Cloudflare con Xlogic: cPanel, FTP, Webmail e posta, che include anche i controlli sui record SPF, DKIM e DMARC.


10. Mantieni aggiornati i dati del registrante

I dati associati alla registrazione devono essere corretti e aggiornati.

Un indirizzo email non più accessibile può diventare un problema proprio quando serve recuperare l’account o verificare la titolarità.

Controlla periodicamente:

  • nome intestatario;
  • organizzazione;
  • email;
  • recapiti;
  • data di scadenza;
  • registrar;
  • nameserver.

Su Xlogic la responsabilità di mantenere corretti i dati forniti per la registrazione resta del cliente, come specificato anche nei termini di servizio.


11. Evita la scadenza accidentale del dominio

Un dominio che scade può causare:

  • interruzione del sito;
  • mancata ricezione delle email;
  • perdita di servizi;
  • rischio di perdita definitiva del nome.

Imposta quindi:

  • rinnovo automatico quando disponibile;
  • metodo di pagamento aggiornato;
  • email amministrativa funzionante;
  • promemoria sulla scadenza.

Per nuovi progetti puoi verificare le estensioni disponibili nella pagina Registrazione Domini Xlogic.


Come riconoscere un possibile DNS hijacking

Alcuni segnali richiedono una verifica immediata.

Il sito mostra contenuti sconosciuti

Controlla prima di tutto:

  • record A;
  • record AAAA;
  • CNAME;
  • nameserver.

Il dominio porta verso un altro sito

Verifica la risoluzione DNS da reti differenti e confrontala con la configurazione prevista.

La posta smette improvvisamente di funzionare

Controlla:

  • MX;
  • SPF;
  • DKIM;
  • DMARC;
  • nameserver.

Arrivano notifiche di modifica mai richieste

Non ignorare email relative a:

  • cambio password;
  • cambio nameserver;
  • modifica contatti;
  • trasferimento dominio;
  • eliminazione del lock.

Accedi direttamente al sito ufficiale del provider senza utilizzare il link ricevuto nell’email.


Cosa fare se sospetti il furto del dominio

Se pensi che il dominio sia stato compromesso, agisci rapidamente.

1. Cambia le credenziali

Modifica immediatamente:

  • password registrar;
  • email amministrativa;
  • provider DNS;
  • hosting;
  • Cloudflare;
  • altri account collegati.

2. Revoca le sessioni

Se possibile disconnetti tutte le sessioni già aperte.

3. Attiva o rigenera la 2FA

Verifica che nessun dispositivo o token sconosciuto sia autorizzato.

4. Controlla i nameserver

Confrontali con la configurazione prevista.

5. Verifica tutti i record DNS

Controlla soprattutto:

  • A;
  • AAAA;
  • MX;
  • CNAME;
  • TXT.

6. Contatta immediatamente il registrar

Se il dominio è stato trasferito senza autorizzazione, informa il registrar il prima possibile.

ICANN dispone anche di documentazione specifica relativa ai domini persi e ai trasferimenti non autorizzati.

7. Conserva le prove

Salva:

  • email;
  • timestamp;
  • screenshot;
  • log;
  • indirizzi IP;
  • notifiche;
  • dati WHOIS/RDAP;
  • ticket aperti.

Queste informazioni possono essere importanti durante il recupero.


Checklist sicurezza domini nel 2026

Per verificare rapidamente la protezione di un dominio controlla questi punti:

  1. password unica sul registrar;
  2. 2FA attiva;
  3. email amministrativa protetta con 2FA;
  4. Domain Lock attivo;
  5. AuthInfo/EPP conservato in modo sicuro;
  6. nameserver verificati;
  7. record DNS controllati;
  8. DNSSEC attivo quando appropriato;
  9. record DS coerente con la zona DNS;
  10. SPF configurato;
  11. DKIM configurato;
  12. DMARC configurato;
  13. dati registrante aggiornati;
  14. rinnovo del dominio sotto controllo;
  15. notifiche di sicurezza abilitate;
  16. accessi amministrativi limitati;
  17. account inutilizzati rimossi;
  18. modifiche DNS documentate.

Sicurezza domini e hosting

Dominio e hosting sono servizi distinti, ma strettamente collegati.

Un server perfettamente protetto non può impedire che il traffico venga deviato se un attaccante riesce a modificare i nameserver del dominio.

Allo stesso modo, un dominio correttamente protetto non risolve una vulnerabilità presente nel sito o nel server.

Una strategia completa deve quindi proteggere contemporaneamente:

Dominio → DNS → Hosting → CMS → Email → Account amministrativi

Per approfondire la gestione dei DNS puoi consultare la pagina Xlogic dedicata alla gestione DNS e la Knowledge Base Xlogic.


Domande frequenti sulla sicurezza dei domini

Cos’è il domain hijacking?

Il domain hijacking è l’acquisizione non autorizzata del controllo amministrativo di un dominio.

Può permettere all’attaccante di modificare nameserver, configurazioni e servizi collegati.

Cos’è il DNS hijacking?

Il DNS hijacking consiste nella modifica non autorizzata della configurazione DNS o nel reindirizzamento delle richieste verso infrastrutture differenti.

DNSSEC impedisce il furto del dominio?

No.

DNSSEC protegge autenticità e integrità dei dati DNS, ma non impedisce il furto delle credenziali del registrar o la compromissione dell’account.

La 2FA protegge un dominio?

La 2FA riduce significativamente il rischio che la sola conoscenza della password permetta di accedere all’account.

Deve essere utilizzata sul registrar, sull’email amministrativa e sugli altri servizi critici quando disponibile.

Cos’è il Domain Lock?

Il Domain Lock è un blocco che può impedire o limitare il trasferimento del dominio finché non viene rimosso.

ICANN lo indica come uno dei livelli di protezione utili contro trasferimenti non autorizzati.

SPF, DKIM e DMARC proteggono il sito Web?

No.

Sono principalmente tecnologie di autenticazione e policy per la posta elettronica.

Non sostituiscono DNSSEC, 2FA o la sicurezza dell’hosting.

Cosa devo controllare prima di cambiare nameserver?

Prima della modifica controlla:

  • zona DNS completa;
  • A e AAAA;
  • MX;
  • SPF;
  • DKIM;
  • DMARC;
  • sottodomini;
  • DNSSEC e record DS.

La guida Xlogic su Cloudflare e Xlogic mostra anche come preservare i record della posta durante la configurazione.

Come posso registrare un dominio con Xlogic?

Puoi verificare disponibilità ed estensioni dalla pagina Registrazione Domini Xlogic, che comprende estensioni nazionali, internazionali e tematiche.


Conclusioni

La sicurezza domini nel 2026 non può basarsi su una sola tecnologia.

DNSSEC è importante, ma non protegge le credenziali.

Il Domain Lock aiuta contro trasferimenti non autorizzati, ma non sostituisce la 2FA.

SPF, DKIM e DMARC proteggono l’identità email, ma non impediscono un account takeover.

La strategia più efficace è quindi una difesa a più livelli:

  • password uniche;
  • 2FA;
  • Domain Lock;
  • protezione dell’email;
  • DNSSEC;
  • controllo dei nameserver;
  • SPF, DKIM e DMARC;
  • monitoraggio delle modifiche;
  • dati registrante aggiornati.

Il dominio rappresenta uno dei punti centrali dell’identità digitale di un’azienda.

Proteggerlo significa proteggere contemporaneamente sito Web, email, reputazione e continuità dei servizi online.

WordPress AI nel 2026 è uno dei temi più importanti per chi gestisce siti web, hosting e domini. La ricerca online sta cambiando rapidamente: accanto ai tradizionali risultati organici stanno crescendo esperienze basate sull’intelligenza artificiale, come AI Overviews e AI Mode di Google.

Questo non significa che la SEO sia diventata obsoleta. Al contrario, velocità, sicurezza, contenuti originali, struttura semantica, dati strutturati e autorevolezza del sito continuano a rappresentare le fondamenta della visibilità online.

In questa guida vediamo come preparare un sito WordPress alla ricerca AI, quali aspetti tecnici controllare e quale ruolo svolgono hosting, dominio, DNS e Schema.org.

WordPress AI nel 2026: cosa cambia davvero

La ricerca online non è più composta soltanto da una pagina di risultati con link organici.

I motori di ricerca possono oggi analizzare più fonti e generare risposte articolate, mostrando collegamenti alle pagine utilizzate come riferimento.

Google ha inoltre introdotto strumenti e indicazioni specifiche per la visibilità nelle funzionalità generative della ricerca.

Per chi gestisce WordPress questo significa concentrarsi contemporaneamente su quattro elementi:

  • qualità dei contenuti;
  • SEO tecnica;
  • infrastruttura hosting;
  • autorevolezza e affidabilità del sito.

Non esiste invece un’impostazione capace di garantire che un contenuto venga citato da un sistema AI.

Per approfondire il rapporto tra intelligenza artificiale e creazione di siti puoi leggere anche la guida Xlogic su come creare un sito web con l’AI nel 2026.

Che cos’è la GEO?

La GEO, Generative Engine Optimization, indica l’insieme delle strategie utilizzate per rendere contenuti e informazioni facilmente comprensibili, recuperabili e utilizzabili dai sistemi di ricerca basati sull’intelligenza artificiale.

La GEO non dovrebbe però essere considerata una sostituta della SEO.

Google chiarisce che le normali best practice SEO rimangono fondamentali anche nelle esperienze di ricerca generativa.

In altre parole, un buon sito deve essere prima di tutto:

  • indicizzabile;
  • veloce;
  • tecnicamente corretto;
  • utile;
  • originale;
  • facile da comprendere;
  • affidabile.

Per l’ottimizzazione SEO di WordPress può essere utile anche il nostro approfondimento sui migliori plugin SEO per WordPress nel 2026.

SEO, AEO e GEO: quali sono le differenze?

SEO, AEO e GEO affrontano aspetti differenti della visibilità online.

StrategiaObiettivo
SEOMigliorare visibilità e posizionamento nei motori di ricerca
AEOFornire risposte immediate a domande specifiche
GEORendere i contenuti facilmente interpretabili dai sistemi generativi
SEO tecnicaGarantire crawling, indicizzazione, velocità e stabilità
Dati strutturatiDescrivere contenuti ed entità in formato machine-readable

La strategia migliore non consiste quindi nello scegliere tra SEO e GEO.

L’obiettivo dovrebbe essere creare un sito che sia facilmente comprensibile sia dagli utenti sia dai sistemi automatici.

Google richiede un’ottimizzazione speciale per l’AI?

No.

Google chiarisce che non sono necessarie tecniche speciali per comparire nelle funzionalità generative della ricerca.

Non esiste uno Schema specifico per AI Overviews e non è necessario riscrivere artificialmente i contenuti esclusivamente per i sistemi AI.

Le priorità rimangono:

  • contenuti originali e utili;
  • buona struttura tecnica;
  • accessibilità;
  • esperienza utente;
  • immagini e contenuti multimediali pertinenti;
  • informazioni affidabili;
  • corretta indicizzazione.

La documentazione ufficiale di Google Search Central sulle funzionalità AI conferma che le normali best practice SEO rimangono la base anche per queste esperienze.

WordPress 7.0 integra l’intelligenza artificiale nel Core

WordPress 7.0, denominato Armstrong, rappresenta un passaggio importante nell’evoluzione del CMS.

La versione introduce un AI Client nel Core, progettato per consentire a WordPress di comunicare con modelli di intelligenza artificiale attraverso un sistema standardizzato.

Questo rende possibile sviluppare nuovi workflow basati sull’AI senza legare necessariamente plugin e applicazioni a un singolo provider.

L’intelligenza artificiale può quindi diventare parte dell’infrastruttura WordPress e non essere utilizzata solamente per generare testi.

Tra i possibili utilizzi troviamo:

  • generazione e modifica di contenuti;
  • creazione di excerpt;
  • suggerimenti per ALT text;
  • automazione di attività;
  • integrazione con plugin;
  • gestione di workflow editoriali.

Per i dettagli tecnici puoi consultare anche l’annuncio ufficiale di WordPress 7.0 Armstrong.

Perché l’hosting conta nella ricerca AI

Prima che un contenuto possa essere analizzato deve essere raggiungibile.

Per questo l’hosting continua ad avere un ruolo fondamentale.

Un’infrastruttura WordPress correttamente configurata influenza:

  • tempo di risposta;
  • disponibilità;
  • velocità;
  • stabilità;
  • sicurezza;
  • crawling;
  • gestione dei picchi di traffico.

Un hosting veloce non garantisce migliori posizioni né citazioni nelle risposte AI.

Riduce però i problemi tecnici che possono impedire a utenti e crawler di accedere correttamente alle pagine.

Se stai scegliendo l’infrastruttura per il tuo progetto puoi consultare i piani Hosting WordPress Xlogic, basati su LiteSpeed Enterprise, SSD NVMe, CloudLinux, Redis, JetBackup e Imunify360.

TTFB e velocità del server

Il Time To First Byte, o TTFB, misura quanto tempo impiega il server a iniziare a inviare una risposta.

Un TTFB elevato può essere causato da:

  • server sovraccarico;
  • PHP lento;
  • database non ottimizzato;
  • plugin pesanti;
  • assenza di cache;
  • chiamate esterne;
  • risorse insufficienti.

Per un sito WordPress è quindi importante scegliere un hosting dimensionato correttamente rispetto al progetto.

In un test pubblicato da Xlogic, un piano WP02 ha raggiunto un TTFB di 0,3 secondi con WordPress.

LiteSpeed Cache e WordPress

Il caching può ridurre in modo significativo il lavoro necessario per generare una pagina WordPress.

Con LiteSpeed Web Server e LiteSpeed Cache, quando la configurazione lo permette, il server può fornire direttamente una copia della pagina già elaborata evitando di eseguire nuovamente PHP e tutte le query al database.

Una configurazione corretta dovrebbe comunque considerare anche:

  • CSS;
  • JavaScript;
  • immagini;
  • database;
  • CDN;
  • object cache;
  • plugin;
  • tema.

Per la configurazione pratica puoi leggere la guida completa a LiteSpeed Cache e LSCache.

Nella Knowledge Base Xlogic trovi inoltre la guida dedicata alla gestione della cache dei siti WordPress.

Redis Object Cache: quando può aiutare

Nei siti WordPress dinamici, Redis può essere utilizzato come object cache per ridurre alcune interrogazioni ripetitive al database.

Redis e LiteSpeed Cache svolgono funzioni diverse.

La page cache è particolarmente efficace per pagine pubbliche che possono essere servite senza rigenerare continuamente il contenuto, mentre Redis può aiutare nelle operazioni dinamiche e nelle query ripetute.

Consulta la guida Xlogic su Redis Object Cache per WordPress per capire come funziona e quando utilizzarla.

SSD NVMe e database WordPress

WordPress utilizza il database per memorizzare:

  • articoli;
  • pagine;
  • opzioni;
  • utenti;
  • metadata;
  • configurazioni dei plugin.

Uno storage performante può ridurre i tempi delle operazioni di I/O, soprattutto nei siti con database più grandi.

L’hardware non risolve però automaticamente un database inefficiente.

È importante controllare anche:

  • tabelle molto grandi;
  • autoload eccessivo;
  • transient;
  • revisioni;
  • query lente;
  • indici;
  • plugin che interrogano troppo frequentemente il database.

Il dominio conta per la ricerca AI?

Il dominio continua a rappresentare l’identità principale di un progetto online.

Non esiste un’estensione capace di garantire maggiore visibilità nelle risposte AI.

È invece importante scegliere un dominio:

  • riconoscibile;
  • semplice;
  • stabile;
  • coerente con il brand;
  • facile da ricordare;
  • correttamente protetto.

Per registrare o trasferire un dominio puoi consultare la pagina Xlogic dedicata alla registrazione domini.

DNS e DNSSEC

Il dominio dipende dal sistema DNS per collegare il nome utilizzato dagli utenti ai server che ospitano sito, email e altri servizi.

Una configurazione DNS corretta dovrebbe includere, quando necessario:

  • nameserver affidabili;
  • record DNS coerenti;
  • HTTPS;
  • DNSSEC;
  • protezione dell’account registrar;
  • autenticazione a due fattori.

DNSSEC permette ai resolver compatibili di verificare autenticità e integrità delle risposte DNS attraverso firme crittografiche.

Una configurazione DNSSEC errata può però rendere il dominio irraggiungibile.

Consulta la guida DNSSEC: cos’è e come attivarlo in sicurezza prima di modificare record DS o nameserver.

Se dopo un cambio DNS compaiono problemi, trovi anche una guida specifica per l’errore DNSSEC validation failed.

SPF, DKIM e DMARC

Per la posta elettronica sono inoltre importanti SPF, DKIM e DMARC.

Questi strumenti servono a proteggere l’identità del dominio e migliorare l’autenticazione dei messaggi.

Non rappresentano fattori GEO diretti, ma contribuiscono alla sicurezza generale del progetto online.

Per approfondire puoi leggere:

Schema.org aiuta la ricerca AI?

I dati strutturati permettono di descrivere informazioni presenti nella pagina in un formato interpretabile dalle macchine.

Schema.org può aiutare i motori di ricerca a comprendere meglio entità e relazioni presenti nel sito.

Per un blog WordPress possono essere particolarmente rilevanti:

  • Article o BlogPosting;
  • Person;
  • Organization;
  • BreadcrumbList.

È però importante evitare un errore comune:

più Schema non significa automaticamente più visibilità.

Il markup deve rappresentare fedelmente il contenuto realmente presente nella pagina.

Google chiarisce inoltre che non esiste uno Schema speciale necessario per apparire nella ricerca generativa.

Per approfondire, consulta la documentazione ufficiale Google dedicata ai dati strutturati.

Come strutturare un articolo WordPress per utenti e AI

Un contenuto efficace deve permettere al lettore di trovare velocemente ciò che cerca.

Utilizza un solo H1

L’H1 dovrebbe descrivere chiaramente il tema principale.

H2 e H3 devono organizzare gli argomenti successivi in maniera gerarchica.

Rispondi subito alle domande

Se un titolo contiene una domanda come:

“Che cos’è la GEO?”

le prime righe dovrebbero fornire subito la risposta.

L’approfondimento può seguire successivamente.

Scrivi paragrafi brevi

È preferibile alternare:

  • paragrafi;
  • liste;
  • tabelle;
  • esempi;
  • checklist.

Questo facilita la lettura e rende più semplice individuare rapidamente le informazioni.

Cita fonti autorevoli

Statistiche, dati e affermazioni tecniche importanti dovrebbero essere accompagnati da fonti affidabili.

Le fonti primarie sono generalmente preferibili quando disponibili.

Indica autore e data

Per i contenuti tecnici è utile mostrare chiaramente:

  • autore;
  • data di pubblicazione;
  • data di aggiornamento.

In questo modo il lettore può capire immediatamente quanto sia recente l’informazione.

Checklist WordPress AI nel 2026

Per preparare un sito alla ricerca moderna verifica questi elementi:

  1. HTTPS attivo;
  2. sitemap XML corretta;
  3. pagine importanti indicizzabili;
  4. robots.txt configurato correttamente;
  5. canonical coerenti;
  6. assenza di errori 404 critici;
  7. server veloce;
  8. WordPress aggiornato;
  9. plugin e tema aggiornati;
  10. immagini ottimizzate;
  11. struttura H1/H2/H3 corretta;
  12. dati strutturati validi;
  13. link interni pertinenti;
  14. autore identificabile;
  15. organizzazione chiaramente indicata;
  16. contenuti aggiornati;
  17. fonti autorevoli;
  18. backup funzionanti.

Per la componente sicurezza puoi consultare anche il report Xlogic sulle vulnerabilità e patch di WordPress.

Cosa significa creare contenuti citation-ready?

Il termine citation-ready non rappresenta uno standard ufficiale di Google.

Può però essere utilizzato per descrivere contenuti che presentano informazioni chiare, verificabili e facilmente comprensibili anche fuori dal contesto dell’intera pagina.

Per esempio, è meglio scrivere:

“DNSSEC utilizza firme crittografiche per permettere ai resolver compatibili di verificare autenticità e integrità dei dati DNS.”

piuttosto che:

“DNSSEC è molto importante.”

La prima formulazione definisce concretamente il concetto.

Bisogna creare contenuti con l’intelligenza artificiale?

Gli strumenti AI possono essere utili durante il processo editoriale.

Possono aiutare a:

  • creare una scaletta;
  • organizzare informazioni;
  • sintetizzare appunti;
  • migliorare la leggibilità;
  • analizzare argomenti correlati.

La qualità finale rimane però fondamentale.

Generare grandi quantità di pagine senza aggiungere valore può risultare controproducente.

Per i contenuti tecnici è sempre consigliabile prevedere:

  • verifica umana;
  • controllo delle fonti;
  • test delle procedure;
  • revisione dei comandi;
  • aggiornamenti periodici.

Hosting WordPress: cosa valutare nel 2026

Quando si sceglie un hosting WordPress non bisogna valutare solamente lo spazio disco.

Tra gli elementi principali troviamo:

Web server

Un web server performante può ridurre i tempi di risposta e migliorare la gestione delle richieste.

Per confrontare le principali tecnologie puoi leggere LiteSpeed, Nginx o Apache: quale web server scegliere.

Cache

La cache evita di rigenerare inutilmente le stesse pagine.

Storage SSD NVMe

Uno storage veloce aiuta nelle operazioni che coinvolgono file e database.

Versioni PHP aggiornate

Versioni recenti di PHP possono offrire miglioramenti prestazionali e di sicurezza, compatibilmente con temi e plugin utilizzati.

Isolamento delle risorse

Tecnologie come CloudLinux permettono di assegnare risorse ai singoli account e limitare l’impatto tra siti ospitati sullo stesso server.

Sicurezza

Firewall, sistemi antimalware, aggiornamenti e controllo degli accessi riducono il rischio di compromissione.

Backup

Un backup è utile solamente se può essere ripristinato correttamente.

È quindi importante verificare periodicamente anche le procedure di restore.

L’infrastruttura WordPress Xlogic

L’obiettivo di un hosting non dovrebbe essere promettere risultati SEO o citazioni nelle risposte AI.

Nessun provider può garantirli.

L’infrastruttura deve invece fornire una base tecnica solida.

I servizi Hosting WordPress Xlogic utilizzano tecnologie orientate a prestazioni, sicurezza e gestione del sito, tra cui:

  • LiteSpeed Enterprise;
  • LiteSpeed Cache;
  • SSD NVMe;
  • Redis e Memcached;
  • CloudLinux;
  • cPanel;
  • Imunify360;
  • JetBackup;
  • certificati SSL.

Per un confronto più ampio del mercato italiano puoi leggere anche l’analisi Hosting WordPress 2026: confronto Xlogic, SiteGround, Aruba e altri provider.

Domande frequenti

Cos’è WordPress AI nel 2026?

Con WordPress AI nel 2026 si indica l’evoluzione dell’ecosistema WordPress verso strumenti e funzionalità integrate con modelli di intelligenza artificiale, insieme alle nuove esigenze di visibilità nei motori di ricerca generativi.

La GEO sostituirà la SEO?

No. La GEO non deve essere considerata una sostituta della SEO.

Le fondamenta rimangono indicizzazione, qualità dei contenuti, struttura tecnica, performance e autorevolezza.

Come faccio a far trovare WordPress alle AI?

Non esiste un metodo che garantisca l’inclusione nelle risposte AI.

È importante mantenere il sito indicizzabile, veloce e tecnicamente corretto, pubblicare contenuti originali e fornire informazioni chiare e verificabili.

L’hosting influenza direttamente la GEO?

Un hosting più veloce non garantisce citazioni nelle risposte AI.

Contribuisce però a rendere il sito disponibile, stabile e facilmente raggiungibile da utenti e crawler.

Schema.org è necessario per le AI?

No.

I dati strutturati possono aiutare i motori di ricerca a comprendere meglio una pagina, ma non esiste uno Schema speciale richiesto per la ricerca generativa.

Il dominio influenza la ricerca AI?

Non esiste un TLD privilegiato per le risposte AI.

È più importante utilizzare un dominio stabile, riconoscibile, sicuro e coerente con il brand.

WordPress è adatto alla ricerca AI?

Sì.

WordPress permette di gestire contenuti, struttura semantica, metadata, dati strutturati, sitemap e performance.

WordPress 7.0 ha inoltre introdotto un AI Client direttamente nel Core.

Conclusioni

WordPress AI nel 2026 non significa abbandonare la SEO per inseguire nuove tecniche.

Significa rafforzare ciò che rende un sito realmente utile e affidabile:

  • contenuti originali;
  • infrastruttura veloce;
  • buona sicurezza;
  • struttura chiara;
  • dati verificabili;
  • fonti autorevoli;
  • dominio affidabile;
  • WordPress correttamente configurato.

SEO, GEO e AI Search non dovrebbero quindi essere affrontate come mondi separati.

La strategia più efficace consiste nel costruire un sito tecnicamente solido e realmente utile alle persone.

Ed è proprio da queste fondamenta che nasce un progetto WordPress pronto per il Web del 2026.