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Record DNS: guida completa ad A, AAAA, CNAME, MX e TXT

I record DNS stabiliscono dove devono essere indirizzati sito web, posta elettronica e altri servizi associati a un dominio. Un singolo valore errato può rendere il sito irraggiungibile, interrompere la ricezione delle email oppure impedire la verifica di un servizio esterno.

Quando si acquista un dominio, si cambia hosting, si configura una casella professionale o si collega una CDN, prima o poi è necessario intervenire sulla zona DNS.

In questa guida vedremo cosa sono i record A, AAAA, CNAME, MX e TXT, a cosa servono NS, SRV, CAA, SOA e PTR, come interpretarli e come modificarli attraverso il Zone Editor di cPanel.

Gli esempi utilizzano domini e indirizzi IP riservati alla documentazione. Non devono essere copiati in una configurazione reale.

In breve: il DNS traduce nomi leggibili, come www.esempio.it, nelle informazioni tecniche necessarie per raggiungere server web, sistemi di posta e altri servizi.

Cosa sono i record DNS?

DNS significa Domain Name System. È il sistema distribuito che permette di associare un nome di dominio a informazioni tecniche utilizzabili dai computer.

I record presenti nella zona DNS possono indicare:

  • l’indirizzo IPv4 del server web;
  • l’indirizzo IPv6 del server;
  • un alias verso un altro hostname;
  • i server incaricati di ricevere la posta;
  • le regole di autenticazione email;
  • i nameserver autorevoli;
  • la posizione di un servizio;
  • quali autorità possono emettere certificati per il dominio.

I principali record DNS non contengono quindi pagine web o caselle email: indicano ai client e ai resolver dove trovare i servizi corretti.

Come funziona una richiesta DNS?

Quando un utente apre www.esempio.it, il browser deve scoprire quale indirizzo contattare.

Il percorso semplificato è:

Browser → resolver DNS → nameserver autorevole → record richiesto → indirizzo del server

Il resolver può conservare temporaneamente la risposta nella propria cache. La durata dipende dal TTL del record.

Se la risposta è già in cache, non viene interrogato nuovamente il nameserver autorevole fino alla scadenza prevista.

Zona DNS, nameserver e server autorevoli

La zona DNS è l’insieme dei record amministrati per un dominio.

I nameserver indicati presso il registrar stabiliscono quali server sono autorevoli per quella zona. Per questo motivo modificare un record nel pannello sbagliato non produce alcun effetto.

Esempio

Se il dominio utilizza i nameserver del provider hosting, la zona deve essere modificata nel pannello del provider. Se utilizza i nameserver Cloudflare, i record devono essere modificati in Cloudflare.

Controllo fondamentale: prima di modificare qualsiasi record verifica quali nameserver risultano delegati presso il registrar.

Registrar, hosting e DNS non sono la stessa cosa

Il dominio può essere registrato presso un’azienda, utilizzare i DNS di un secondo fornitore e ospitare il sito presso un terzo provider.

È quindi possibile avere:

  • registrar A;
  • nameserver B;
  • hosting web C;
  • posta elettronica D.

La configurazione funziona soltanto se la zona autorevole contiene tutti i record richiesti dai diversi servizi.

Come leggere un record DNS: nome, tipo, valore e TTL

Ogni record comprende alcuni campi fondamentali.

CampoSignificatoEsempio
Nome o hostIl dominio o sottodominio interessatowww
TipoLa funzione del recordA
Valore o destinazioneL’informazione restituita192.0.2.10
TTLDurata della cache, normalmente in secondi3600
PrioritàOrdine utilizzato da alcuni record, come MX10

Dominio principale e simbolo @

Molti pannelli rappresentano il dominio principale con il simbolo @. Altri mostrano il dominio completo.

Per esempio:

@    A    192.0.2.10

equivale normalmente a configurare il record A per il dominio senza sottodominio.

Nome completo o nome breve

Alcuni pannelli richiedono soltanto www, altri mostrano automaticamente www.esempio.it. Bisogna seguire il formato previsto dall’interfaccia utilizzata.

1. Record A: collegare un dominio a un indirizzo IPv4

Il record A associa un hostname a un indirizzo IPv4.

Esempio:

esempio.it.       3600    A    192.0.2.10
www.esempio.it.   3600    A    192.0.2.10

L’indirizzo 192.0.2.10 è riservato agli esempi e non deve essere usato in produzione.

Quando si usa un record A?

  • collegare il dominio principale al server web;
  • collegare un sottodominio a un server specifico;
  • indirizzare un’applicazione verso un IPv4;
  • configurare un hostname per un servizio che richiede un indirizzo diretto.

Più record A sullo stesso nome

È possibile pubblicare più record A per lo stesso hostname. I resolver possono ricevere più indirizzi, ma questa configurazione non sostituisce automaticamente un vero bilanciatore con controlli di salute e gestione dei guasti.

Errore frequente

Modificare l’indirizzo del dominio principale ma dimenticare il record www. In questo caso le due versioni possono raggiungere server differenti.

2. Record AAAA: collegare un dominio a IPv6

Il record AAAA svolge per IPv6 la stessa funzione che il record A svolge per IPv4.

esempio.it.       3600    AAAA    2001:db8::10
www.esempio.it.   3600    AAAA    2001:db8::10

La rete 2001:db8::/32 è riservata alla documentazione.

Quando pubblicare un record AAAA?

Soltanto quando il server o il servizio risponde correttamente sull’indirizzo IPv6 indicato.

Pubblicare un AAAA non funzionante può causare:

  • timeout per alcuni visitatori;
  • caricamenti intermittenti;
  • differenze tra reti IPv4 e IPv6;
  • problemi difficili da riprodurre.

I record A e AAAA possono coesistere per lo stesso hostname.

3. Record CNAME: creare un alias

Il record CNAME indica che un hostname è un alias di un altro nome.

www.esempio.it.    3600    CNAME    esempio.it.

Quando un resolver cerca www.esempio.it, deve seguire la destinazione e risolvere i record associati a esempio.it.

Quando usare un CNAME?

  • collegare www al dominio principale;
  • collegare un sottodominio a una piattaforma SaaS;
  • configurare servizi di newsletter o verifica;
  • evitare di duplicare manualmente indirizzi che possono cambiare.

CNAME e dominio principale

Secondo il funzionamento DNS standard, un CNAME non può convivere sullo stesso nome con altri tipi di record. Il dominio principale deve già avere record obbligatori come SOA e NS, quindi un CNAME tradizionale all’apice della zona crea un conflitto.

Alcuni provider offrono funzioni chiamate ALIAS, ANAME o CNAME flattening, che simulano un alias all’apice senza pubblicare un normale CNAME incompatibile.

Un CNAME non può convivere con A, MX o TXT sullo stesso nome

Questa configurazione è errata:

shop.esempio.it.    A        192.0.2.20
shop.esempio.it.    CNAME    servizio.example.net.

Per lo stesso hostname bisogna scegliere il CNAME oppure gli altri record, non entrambi.

MX verso CNAME

La destinazione di un record MX dovrebbe essere un hostname con record A o AAAA, non un alias CNAME.

Per approfondire le regole operative è disponibile il documento IETF RFC 1912.

4. Record MX: indicare i server della posta

Il record MX stabilisce quali server devono ricevere le email destinate al dominio.

esempio.it.    3600    MX    10 mail1.esempio.net.
esempio.it.    3600    MX    20 mail2.esempio.net.

Come funziona la priorità MX?

Il valore numerico più basso ha priorità maggiore.

Nell’esempio:

  • mail1.esempio.net con priorità 10 viene contattato per primo;
  • mail2.esempio.net con priorità 20 viene usato come alternativa secondo il comportamento del server mittente.

Più MX con la stessa priorità

Possono essere utilizzati per distribuire le consegne tra più server, ma la configurazione deve essere prevista dal fornitore della posta.

La destinazione MX non è un indirizzo IP

Il valore del record MX deve essere un hostname, non un IPv4 o IPv6.

L’hostname di destinazione deve essere a sua volta risolvibile tramite record A o AAAA.

Modificare gli MX può interrompere la posta

Prima di cambiare provider email bisogna copiare esattamente:

  • destinazioni MX;
  • priorità;
  • record SPF;
  • record DKIM;
  • record DMARC;
  • eventuali record di autodiscover o servizi correlati.

Attenzione: modificare soltanto il record MX senza configurare autenticazione e caselle sul nuovo servizio può causare rifiuti, mancata consegna o perdita temporanea dei messaggi.

5. Record TXT: verifiche e autenticazione

Il record TXT consente di pubblicare informazioni testuali associate a un nome.

Viene utilizzato frequentemente per:

  • SPF;
  • DKIM;
  • DMARC;
  • verifica della proprietà del dominio;
  • configurazioni di servizi cloud;
  • chiavi e token di convalida;
  • informazioni relative a protocolli specifici.

Esempio di verifica

esempio.it.    3600    TXT    "service-verification=abc123"

Virgolette e suddivisione del valore

Il pannello può aggiungere automaticamente le virgolette oppure mostrare stringhe lunghe suddivise in più parti. Bisogna seguire le istruzioni del servizio che fornisce il valore e verificare il risultato pubblicato.

Più record TXT

Un dominio può avere più record TXT per scopi differenti. Alcuni protocolli, però, impongono regole specifiche. Per SPF non bisogna pubblicare più record SPF separati sullo stesso nome.

6. Record NS: indicare i nameserver autorevoli

I record NS indicano quali nameserver sono autorevoli per una zona o per una delega.

esempio.it.    86400    NS    ns1.provider.example.
esempio.it.    86400    NS    ns2.provider.example.

Modifica presso il registrar e modifica nella zona

I nameserver principali vengono normalmente impostati presso il registrar. Modificare soltanto i record NS dentro una zona che non è più delegata non trasferisce l’autorità DNS.

Delegare un sottodominio

I record NS possono essere usati anche per delegare un sottodominio a nameserver differenti.

È una configurazione avanzata che richiede coerenza tra zona principale, zona delegata ed eventuali glue record.

7. Record SRV: localizzare un servizio

Il record SRV descrive dove è disponibile un servizio e può includere priorità, peso, porta e destinazione.

Formato semplificato:

_servizio._tcp.esempio.it. 3600 SRV 10 5 443 server.esempio.net.

I campi principali sono:

  • servizio;
  • protocollo;
  • priorità;
  • peso;
  • porta;
  • hostname di destinazione.

I record SRV vengono usati da alcuni sistemi di comunicazione, directory, servizi Microsoft e applicazioni che devono individuare automaticamente un endpoint.

Non bisogna inventare i valori: devono essere forniti dal servizio da configurare.

8. Record CAA: autorizzare le autorità di certificazione

Il record CAA permette al proprietario del dominio di indicare quali autorità di certificazione sono autorizzate a emettere certificati.

Esempio:

esempio.it.    3600    CAA    0 issue "letsencrypt.org"

Una configurazione CAA errata può impedire il rinnovo o l’emissione del certificato SSL.

Prima di aggiungere restrizioni è necessario verificare quale autorità viene utilizzata dal provider, dalla CDN o dal sistema di certificati automatici.

Record SOA e PTR

SOA

Il record SOA contiene informazioni amministrative della zona, tra cui server primario, seriale e valori utilizzati dai nameserver secondari.

Viene normalmente gestito automaticamente dal provider DNS e non dovrebbe essere modificato senza una ragione precisa.

PTR e reverse DNS

Il record PTR esegue la risoluzione inversa: associa un indirizzo IP a un hostname.

Non viene generalmente configurato nella normale zona del dominio. Deve essere impostato dal proprietario dell’indirizzo IP o dal provider del server.

Il reverse DNS è particolarmente importante per i server di posta.

Record DNS per email: SPF, DKIM e DMARC

SPF, DKIM e DMARC vengono pubblicati tramite record TXT, ma svolgono funzioni differenti.

SPF

SPF indica quali sistemi sono autorizzati a inviare posta per il dominio.

Esempio puramente illustrativo:

esempio.it. 3600 TXT "v=spf1 include:_spf.provider.example -all"

Il valore corretto deve essere fornito dal servizio email.

Un solo record SPF

Se il dominio utilizza più servizi di invio, le autorizzazioni devono essere combinate in un unico record SPF valido. Pubblicare due record separati può produrre un errore permanente di valutazione.

DKIM

DKIM utilizza una firma crittografica applicata ai messaggi. La chiave pubblica viene pubblicata in un record TXT associato a un selettore.

selector1._domainkey.esempio.it. 3600 TXT "v=DKIM1; k=rsa; p=CHIAVE_PUBBLICA"

La chiave deve essere generata dal sistema di posta. Non bisogna copiare esempi trovati online.

DMARC

DMARC pubblica una policy e può indicare dove inviare i report.

_dmarc.esempio.it. 3600 TXT "v=DMARC1; p=none; rua=mailto:dmarc@esempio.it"

Una policy più restrittiva non deve essere attivata senza aver verificato tutti i flussi di invio legittimi.

Autenticazione non significa consegna garantita

SPF, DKIM e DMARC aiutano a dimostrare l’autenticità del dominio, ma non garantiscono che ogni email venga recapitata nella posta in arrivo. Reputazione, contenuto, liste, frequenza e comportamento degli utenti rimangono importanti.

Come modificare i record DNS in cPanel

Quando la zona è amministrata dal server cPanel e il provider abilita la funzione, è possibile usare il Zone Editor.

La documentazione ufficiale cPanel descrive la gestione di record A, AAAA, CNAME, MX, SRV, TXT e CAA attraverso l’interfaccia.

Consulta la documentazione ufficiale del Zone Editor cPanel.

Procedura generale

  1. accedi a cPanel;
  2. apri la sezione Domini;
  3. seleziona Zone Editor;
  4. individua il dominio corretto;
  5. fai clic su Gestisci;
  6. cerca il record esistente oppure seleziona Aggiungi record;
  7. scegli il tipo;
  8. inserisci nome, valore, TTL ed eventuale priorità;
  9. salva la modifica;
  10. verifica il risultato con una query DNS.

Prima di modificare

Salva una copia dei valori esistenti, preferibilmente con:

  • nome completo;
  • tipo;
  • TTL;
  • valore;
  • priorità;
  • data della modifica;
  • motivo dell’intervento.

Perché alcuni record non sono modificabili?

Il provider può limitare le funzioni disponibili attraverso il Feature Manager di cPanel & WHM. La presenza del Zone Editor non garantisce che ogni tipo di record sia modificabile dall’utente.

Record DNS e proxy Cloudflare

Cloudflare può gestire la zona DNS e, per alcuni record web, funzionare anche come reverse proxy.

Secondo la documentazione Cloudflare, possono essere messi in proxy i record utilizzati per risolvere traffico web:

  • A;
  • AAAA;
  • CNAME.

Record come MX e TXT rimangono DNS-only.

Consulta la documentazione Cloudflare sullo stato proxy.

Nuvola arancione

Quando il record è proxied, il traffico HTTP e HTTPS passa attraverso Cloudflare. Il DNS pubblico non restituisce direttamente l’indirizzo originario configurato nel record.

Nuvola grigia

Quando il record è DNS-only, Cloudflare restituisce il valore DNS senza instradare il traffico attraverso il proprio proxy.

Non mettere in proxy record non web

Hostname usati per FTP, posta o altri protocolli possono richiedere DNS-only, a meno che il servizio Cloudflare utilizzato supporti espressamente quel traffico.

TTL e propagazione DNS

TTL significa Time To Live e indica per quanto tempo una risposta può essere conservata in cache.

Esempi comuni:

  • 300: 5 minuti;
  • 1800: 30 minuti;
  • 3600: 1 ora;
  • 14400: 4 ore;
  • 86400: 24 ore.

Un TTL basso non aggiorna immediatamente le cache già esistenti

Se un resolver ha già memorizzato il record con TTL 86400, abbassarlo ora non cancella quella cache. La vecchia risposta può rimanere valida fino alla sua scadenza.

Per una migrazione programmata, il TTL dovrebbe essere ridotto con sufficiente anticipo.

Cosa significa propagazione?

Non esiste normalmente un’unica copia globale che viene aggiornata nello stesso istante. I nameserver autorevoli pubblicano il nuovo valore, mentre resolver e dispositivi continuano a usare eventuali risposte in cache fino alla scadenza.

La visibilità può quindi variare tra:

  • provider Internet;
  • resolver pubblici;
  • reti aziendali;
  • browser;
  • computer e smartphone;
  • località geografiche.

Come gestire i DNS durante una migrazione

1. Inventariare la zona

Prima del cambio salva tutti i record, con particolare attenzione a MX, TXT, SRV e CNAME complessi.

2. Preparare il nuovo server

Il sito e le caselle devono essere configurati e testati prima di modificare i record pubblici.

3. Ridurre il TTL in anticipo

Se possibile, riduci il TTL dei record interessati almeno un ciclo completo prima della migrazione.

4. Modificare soltanto i record necessari

Se cambia soltanto l’hosting web, non bisogna sostituire automaticamente MX e record email.

5. Mantenere attivo il vecchio servizio

Durante il periodo di transizione è prudente mantenere il vecchio server disponibile, soprattutto per sito dinamico e posta.

6. Verificare da resolver differenti

Controlla il nuovo valore tramite più resolver e reti.

7. Ripristinare un TTL normale

Dopo la stabilizzazione, aumenta nuovamente il TTL per ridurre query inutili e migliorare la resilienza della cache.

Per il trasferimento completo puoi consultare la pagina Xlogic dedicata a come cambiare hosting.

Come verificare i record DNS

Usare dig

dig esempio.it A
dig esempio.it AAAA
dig www.esempio.it CNAME
dig esempio.it MX
dig esempio.it TXT
dig _dmarc.esempio.it TXT

Interrogare un resolver specifico

dig @1.1.1.1 esempio.it A
dig @8.8.8.8 esempio.it A

Interrogare il nameserver autorevole

dig @ns1.provider.example esempio.it A

Questo controllo aiuta a distinguere il valore pubblicato dall’autorità dalle copie ancora presenti nelle cache ricorsive.

Usare nslookup

nslookup -type=mx esempio.it
nslookup -type=txt esempio.it

Controllare la delega

dig esempio.it NS
dig +trace esempio.it

Il comando +trace è utile per seguire la delega, ma il risultato deve essere interpretato correttamente e può essere influenzato dalla rete utilizzata.

Dodici errori comuni nei record DNS

  1. Modificare il pannello sbagliato: la zona effettiva è quella dei nameserver autorevoli.
  2. Cancellare gli MX durante il cambio hosting: sito e posta possono usare provider differenti.
  3. Usare un IP come destinazione MX: il record richiede un hostname.
  4. Far puntare un MX a un CNAME: la destinazione dovrebbe avere A o AAAA.
  5. Creare un CNAME insieme ad altri record sullo stesso nome: è una configurazione incompatibile.
  6. Pubblicare un AAAA non funzionante: alcuni utenti potrebbero non raggiungere il sito.
  7. Creare più record SPF: le autorizzazioni devono essere combinate correttamente.
  8. Attivare DMARC restrittivo troppo presto: le email legittime possono essere rifiutate.
  9. Ridurre il TTL all’ultimo momento: le vecchie cache conservano il TTL precedente.
  10. Mettere in proxy hostname non compatibili: alcuni protocolli non passano dal normale proxy web.
  11. Copiare esempi trovati online: IP, chiavi e token devono essere quelli forniti dal proprio servizio.
  12. Non conservare una copia della zona: il ripristino diventa più difficile.

Tabella riepilogativa dei record DNS

TipoFunzione principaleValore tipico
AHostname verso IPv4192.0.2.10
AAAAHostname verso IPv62001:db8::10
CNAMEAlias verso un altro hostnametarget.example.net
MXServer che ricevono la postamail.example.net
TXTTesti, verifiche e autenticazionev=spf1 ...
NSNameserver autorevolins1.example.net
SRVPosizione e porta di un servizioPriorità, peso, porta e target
CAAAutorità abilitate ai certificati0 issue "letsencrypt.org"

Domande frequenti sui record DNS

Quali sono i record DNS più importanti?

Per un normale sito con email sono generalmente fondamentali A o AAAA, CNAME, MX e TXT. NS e SOA definiscono l’autorità della zona, mentre altri tipi dipendono dai servizi utilizzati.

Qual è la differenza tra record A e CNAME?

Il record A punta direttamente a un IPv4. Il CNAME crea un alias verso un altro hostname, che deve poi essere risolto.

Posso usare un CNAME per il dominio principale?

Un CNAME DNS standard non può convivere con gli altri record obbligatori dell’apice. Alcuni provider offrono ALIAS, ANAME o flattening per ottenere un comportamento simile.

Qual è la differenza tra A e AAAA?

A contiene un indirizzo IPv4, mentre AAAA contiene un indirizzo IPv6.

Quale record controlla le email?

I server che ricevono la posta vengono indicati dai record MX. SPF, DKIM e DMARC vengono normalmente pubblicati tramite TXT e contribuiscono all’autenticazione dei messaggi.

Posso avere più record MX?

Sì. Ogni MX ha una priorità e il valore numerico più basso viene preferito. La configurazione deve seguire le indicazioni del provider email.

Quanto tempo impiegano i DNS ad aggiornarsi?

Dipende dal TTL precedente, dalle cache dei resolver e dalla delega. Il nameserver autorevole può pubblicare subito il nuovo valore, ma alcune reti possono continuare a vedere quello precedente fino alla scadenza della cache.

Perché il record modificato in cPanel non cambia?

Il dominio potrebbe utilizzare nameserver esterni, la risposta potrebbe essere ancora in cache oppure il provider potrebbe gestire la zona in un pannello differente.

Che cosa significa TTL 3600?

Significa che la risposta può essere conservata in cache per 3600 secondi, cioè un’ora.

È possibile avere due record SPF?

No. Per lo stesso dominio deve essere pubblicato un solo record SPF valido. Le autorizzazioni di più servizi devono essere combinate.

Cloudflare può mettere in proxy i record MX?

No. Il normale proxy Cloudflare riguarda A, AAAA e CNAME usati per traffico web. MX e TXT rimangono DNS-only.

Come faccio un backup della zona DNS?

Puoi esportare la zona se il provider offre la funzione oppure salvare un inventario completo di nome, tipo, TTL, valore e priorità. Prima di una migrazione è opportuno verificare anche l’output di query come dig.

Conclusioni

I record DNS collegano il dominio ai servizi utilizzati dal progetto. Record A e AAAA indirizzano il traffico verso IPv4 e IPv6, CNAME crea alias, MX gestisce la ricezione della posta e TXT pubblica verifiche e autenticazione.

Prima di una modifica bisogna identificare la zona autorevole, salvare i valori esistenti e intervenire soltanto sui record necessari.

Durante migrazioni e cambi di provider è fondamentale non confondere sito, posta, registrar e nameserver: possono essere gestiti da infrastrutture differenti.

Una verifica con strumenti come dig permette di distinguere i record pubblicati dal nameserver autorevole dalle vecchie risposte ancora presenti in cache.

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Microsoft Clarity: cos’è, come funziona e come installarlo

Microsoft Clarity è uno strumento gratuito di analisi del comportamento degli utenti che aiuta a capire come i visitatori interagiscono con un sito web.

A differenza dei normali sistemi di web analytics, che mostrano soprattutto numeri, sorgenti di traffico e conversioni, Clarity permette di osservare il comportamento attraverso mappe di calore, registrazioni delle sessioni e indicatori utili a individuare problemi di navigazione.

È possibile vedere quali elementi ricevono più clic, fino a quale punto vengono scorse le pagine, dove gli utenti sembrano bloccarsi e quali percorsi precedono l’abbandono del sito.

In questa guida vedremo cos’è Microsoft Clarity, come funziona, quali dati mostra, come installarlo su WordPress e quali aspetti di privacy, consenso e mascheramento devono essere verificati prima dell’attivazione.

In breve: Microsoft Clarity non sostituisce automaticamente Google Analytics o gli altri strumenti di misurazione. Li completa mostrando in modo visuale come le persone utilizzano realmente pagine, menu, pulsanti e moduli.

Cos’è Microsoft Clarity?

Microsoft Clarity è una piattaforma di behavioral analytics, cioè di analisi del comportamento degli utenti.

Il servizio raccoglie informazioni sulle interazioni con il sito e le trasforma in:

  • registrazioni delle sessioni;
  • mappe dei clic;
  • mappe di scorrimento;
  • indicatori di frustrazione;
  • filtri per dispositivo, pagina, traffico e comportamento;
  • statistiche aggregate;
  • segmenti ed eventi personalizzati;
  • collegamenti con Google Analytics 4.

La pagina ufficiale presenta Clarity come uno strumento gratuito per heatmap e registrazioni delle sessioni, progettato per analizzare il comportamento degli utenti sui siti web.

Puoi consultare il sito ufficiale di Microsoft Clarity.

Microsoft Clarity è gratuito?

Microsoft dichiara Clarity gratuito e senza limiti di traffico nella propria presentazione del servizio.

La gratuità non elimina tuttavia i costi organizzativi legati a:

  • configurazione;
  • gestione del consenso;
  • aggiornamento dell’informativa privacy;
  • analisi periodica dei dati;
  • implementazione delle correzioni individuate;
  • eventuale supporto tecnico.

Come funziona Microsoft Clarity?

Dopo la creazione di un progetto, Clarity fornisce un codice di tracciamento associato a un identificativo univoco.

Il codice viene caricato nelle pagine del sito e registra eventi utili a ricostruire l’interazione, come:

  • clic;
  • movimenti del puntatore;
  • scorrimento;
  • navigazione tra le pagine;
  • dimensione della finestra;
  • tipo di dispositivo;
  • alcuni segnali relativi all’esperienza utente.

Le registrazioni non sono normali video catturati dallo schermo del visitatore. Clarity utilizza gli eventi e le informazioni della pagina per ricostruire la sessione nel proprio player.

Per questo motivo una registrazione può apparire differente dalla pagina originale quando:

  • alcune risorse non vengono caricate;
  • il contenuto cambia dinamicamente;
  • sono presenti iframe di terze parti;
  • determinati elementi sono mascherati;
  • il sito modifica frequentemente CSS o JavaScript;
  • il consenso non viene trasmesso correttamente.

Microsoft Clarity: 10 funzioni utili

1. Registrazioni delle sessioni

Permettono di osservare il percorso di un visitatore e ricostruire clic, scroll, movimenti e navigazione.

2. Click map

Mostrano quali elementi ricevono più interazioni e quali pulsanti vengono ignorati.

3. Scroll map

Indicano fino a quale profondità gli utenti scorrono una pagina e dove diminuisce l’attenzione.

4. Area map

Aiutano a confrontare il livello di interazione tra differenti aree della pagina.

5. Rage click

Segnalano clic ripetuti in una zona ristretta e possono indicare frustrazione, lentezza o interfacce poco chiare.

6. Dead click

Individuano clic su elementi che non producono una risposta visibile o una navigazione.

7. Quick back

Evidenziano i casi nei quali l’utente apre una pagina e torna rapidamente a quella precedente.

8. Filtri avanzati

Permettono di isolare sessioni per URL, dispositivo, paese, sorgente, comportamento ed eventi.

9. Integrazione con Google Analytics

Consente di collegare dati quantitativi e comportamento osservabile.

10. Mascheramento dei contenuti

Permette di impedire l’invio a Clarity di informazioni che non devono essere registrate.

Come funzionano le heatmap di Microsoft Clarity?

Le heatmap aggregano le interazioni di più utenti e le rappresentano in modo visuale.

Click map

Le mappe dei clic mostrano dove gli utenti interagiscono maggiormente.

Possono aiutare a verificare:

  • se la call to action principale viene notata;
  • se immagini non cliccabili sembrano pulsanti;
  • se gli utenti selezionano elementi privi di collegamento;
  • se menu e collegamenti vengono utilizzati;
  • se alcune aree distraggono dall’obiettivo principale.

Scroll map

Le scroll map mostrano quale percentuale di visitatori raggiunge le varie sezioni della pagina.

Sono particolarmente utili per:

  • landing page;
  • articoli lunghi;
  • pagine dei servizi;
  • schede prodotto;
  • pagine di vendita;
  • guide e contenuti pilastro.

Limiti delle heatmap

Le mappe devono essere interpretate nel contesto. Molti clic non significano automaticamente che un elemento funzioni bene e pochi clic non indicano necessariamente un problema.

Microsoft segnala inoltre limiti relativi agli elementi dinamici e alla quantità di dati rappresentata per singola heatmap.

Consulta la documentazione ufficiale sulle heatmap.

Registrazioni delle sessioni: cosa mostrano?

Le registrazioni ricostruiscono il comportamento di un singolo visitatore durante una sessione.

È possibile osservare:

  • pagina di ingresso;
  • pagine visitate;
  • clic;
  • scroll;
  • movimenti del mouse;
  • cambi di orientamento sui dispositivi mobili;
  • tempo trascorso;
  • segnali di frustrazione;
  • percorso precedente all’uscita.

Le registrazioni sono utili soprattutto quando vengono analizzate con una domanda precisa.

Esempi:

  • Perché gli utenti non completano il modulo?
  • Perché una pagina riceve traffico ma poche richieste?
  • Dove si interrompe il percorso di acquisto?
  • Il menu mobile è comprensibile?
  • Gli utenti trovano le informazioni sui prezzi?

Guardare registrazioni casuali senza un obiettivo può richiedere molto tempo e produrre conclusioni poco affidabili.

Rage click, dead click, excessive scrolling e quick back

Rage click

Un rage click indica clic ripetuti in una zona ristretta in un breve intervallo.

Può essere causato da:

  • pulsante lento;
  • elemento che sembra cliccabile;
  • errore JavaScript;
  • finestra che non si apre;
  • risposta poco visibile;
  • problema su dispositivo mobile.

Dead click

Un dead click viene registrato quando l’utente clicca ma non riceve un riscontro osservabile in un tempo ragionevole.

Può indicare:

  • elemento rotto;
  • interfaccia ingannevole;
  • latenza elevata;
  • pulsante disabilitato senza spiegazione;
  • immagine scambiata per collegamento.

Excessive scrolling

Lo scorrimento eccessivo può indicare che il visitatore cerca un’informazione senza trovarla rapidamente.

Quick back

Un quick back si verifica quando l’utente apre una nuova pagina e torna rapidamente indietro.

Le cause possibili includono:

  • titolo o link poco chiaro;
  • contenuto non corrispondente alle aspettative;
  • pagina lenta;
  • errore di navigazione;
  • informazione principale difficile da trovare.

La documentazione Microsoft sulle metriche semantiche descrive il significato di questi segnali.

Filtri, segmenti, eventi e funnel

Clarity permette di filtrare i dati per isolare le sessioni realmente rilevanti.

I filtri possono riguardare:

  • pagina di ingresso;
  • pagina di uscita;
  • URL visitato;
  • dispositivo;
  • sistema operativo;
  • browser;
  • paese;
  • sito di provenienza;
  • rage click;
  • dead click;
  • quick back;
  • profondità di scroll;
  • testo cliccato;
  • eventi personalizzati;
  • funnel.

Eventi personalizzati

Gli eventi permettono di segnalare azioni importanti come:

  • invio di un modulo;
  • clic sul numero di telefono;
  • clic su WhatsApp;
  • aggiunta al carrello;
  • avvio del checkout;
  • download di un documento;
  • apertura di una tabella prezzi.

Funnel

I funnel aiutano a seguire sequenze di azioni e individuare i passaggi nei quali gli utenti abbandonano il percorso.

Un funnel eCommerce può essere composto da:

  1. visualizzazione prodotto;
  2. aggiunta al carrello;
  3. apertura checkout;
  4. completamento ordine.

Microsoft Clarity e Google Analytics 4

Google Analytics e Microsoft Clarity rispondono a domande differenti.

Google Analytics 4Microsoft Clarity
Quante visite riceve il sito?Come si comportano gli utenti nella pagina?
Da quali canali arrivano?Dove cliccano e quanto scorrono?
Quali eventi e conversioni avvengono?Quali problemi incontrano durante il percorso?
Quali campagne producono risultati?Come appare concretamente una sessione problematica?

L’integrazione permette di utilizzare dati e segmenti di Google Analytics insieme alle funzionalità di Clarity.

La connessione si configura dalle impostazioni del progetto Clarity, autorizzando l’accesso alla proprietà GA4 corretta.

Consulta la guida ufficiale all’integrazione GA4.

Come installare Microsoft Clarity su WordPress

Il metodo più semplice consiste nell’utilizzare il plugin ufficiale Microsoft Clarity.

Procedura con il plugin ufficiale

  1. accedi alla bacheca WordPress;
  2. apri Plugin → Aggiungi nuovo;
  3. cerca Microsoft Clarity;
  4. installa il plugin ufficiale;
  5. attivalo;
  6. apri la nuova voce Clarity nel menu;
  7. accedi con l’account Microsoft;
  8. collega un progetto esistente oppure creane uno nuovo;
  9. completa la configurazione;
  10. verifica la ricezione dei dati.

Le stesse istruzioni sono valide per i siti WooCommerce basati su WordPress.

Consulta la procedura ufficiale per installare Clarity su WordPress.

Vantaggi del plugin

  • installazione semplice;
  • collegamento guidato del progetto;
  • assenza di modifiche manuali al tema;
  • gestione più semplice per utenti non tecnici.

Svantaggi del plugin

  • aggiunge un componente da mantenere aggiornato;
  • può non essere ideale in installazioni con gestione centralizzata degli script;
  • la configurazione del consenso deve comunque essere verificata;
  • non sostituisce l’analisi dell’informativa privacy;
  • può creare sovrapposizioni se il codice è già installato con altri metodi.

Evita il doppio tracciamento: non installare contemporaneamente Clarity tramite plugin, tema, Google Tag Manager e inserimento manuale senza aver verificato che venga caricato una sola volta.

Come installare Clarity manualmente

L’installazione manuale richiede accesso alla sezione <head> del sito.

  1. crea o apri il progetto Clarity;
  2. vai nelle impostazioni di installazione;
  3. seleziona il codice di tracciamento;
  4. copia lo script fornito da Microsoft;
  5. inseriscilo nel <head> di tutte le pagine;
  6. svuota le cache;
  7. verifica il caricamento;
  8. controlla la gestione del consenso.

Su WordPress è preferibile utilizzare:

  • un child theme;
  • un sistema di gestione degli script;
  • un plugin affidabile per header e footer;
  • Google Tag Manager;
  • il plugin ufficiale Clarity.

Inserire il codice direttamente nel tema principale può causarne la perdita dopo un aggiornamento.

La documentazione Microsoft sull’installazione descrive i metodi manuale, tramite piattaforme supportate e tramite pacchetto NPM.

Installare Microsoft Clarity con Google Tag Manager

Google Tag Manager può centralizzare l’installazione degli script e collegare il caricamento alle condizioni di consenso.

La procedura generale consiste nel:

  1. aprire il progetto Clarity;
  2. selezionare l’integrazione Google Tag Manager;
  3. collegare il contenitore corretto;
  4. configurare il tag;
  5. definire il trigger;
  6. integrare il consenso;
  7. eseguire un’anteprima;
  8. pubblicare il contenitore;
  9. verificare l’invio dei dati.

Per l’installazione ufficiale consulta la guida Microsoft a Google Tag Manager.

Come verificare se Microsoft Clarity funziona

Controllo nel progetto

Dopo l’installazione, visita il sito e attendi che il progetto inizi a ricevere dati.

Controllo del codice sorgente

Cerca l’identificativo del progetto o il dominio dello script Clarity nel sorgente della pagina.

Strumenti per sviluppatori

Apri la scheda Network del browser e verifica le richieste collegate a Clarity.

Controllo delle registrazioni

Accetta il consenso secondo la configurazione implementata, naviga alcune pagine e verifica che la sessione compaia nel pannello.

Verifica su più dispositivi

Prova:

  • desktop;
  • smartphone;
  • browser differenti;
  • utente con consenso;
  • utente senza consenso;
  • navigazione autenticata, quando prevista;
  • pagine escluse o mascherate.

Microsoft Clarity, privacy e dati raccolti

Clarity raccoglie eventi relativi al modo in cui le pagine vengono visualizzate e utilizzate.

Tra le interazioni documentate da Microsoft rientrano:

  • clic;
  • scroll;
  • movimenti del puntatore;
  • navigazione;
  • informazioni tecniche sul dispositivo e sulla sessione;
  • dati necessari alla ricostruzione della pagina e delle interazioni.

L’installazione non deve essere considerata una semplice modifica tecnica. Il titolare del sito deve valutare:

  • base giuridica applicabile;
  • consenso;
  • cookie e tecnologie utilizzate;
  • informativa privacy;
  • fornitori e ruoli privacy;
  • durata della conservazione;
  • eventuali trasferimenti di dati;
  • contenuti che devono essere mascherati;
  • categorie di utenti interessate.

Microsoft consiglia ai siti che utilizzano Clarity di inserire un’informativa adeguata nel sito o nella privacy policy.

Consulta la pagina Microsoft con indicazioni per l’informativa.

Nota: questa guida fornisce informazioni tecniche generali e non sostituisce una valutazione legale o privacy specifica per il sito e per i trattamenti effettuati.

Siti rivolti a minori

La documentazione Microsoft indica che Clarity non dovrebbe essere utilizzato su siti o applicazioni rivolti a utenti di età inferiore a 18 anni.

Consent Mode, cookie e visitatori europei

Clarity dispone di una modalità di consenso che permette di regolare l’accesso ai cookie in base alla scelta dell’utente.

Con Consent Mode abilitato, Clarity imposta i cookie soltanto dopo aver ricevuto un segnale di consenso valido.

Microsoft ha indicato che dal 31 ottobre 2025 viene richiesto un segnale di consenso valido per garantire la piena funzionalità delle visite provenienti da:

  • Spazio Economico Europeo;
  • Regno Unito;
  • Svizzera.

Un banner che mostra semplicemente i pulsanti Accetta e Rifiuta non è sufficiente se la scelta non viene comunicata correttamente a Clarity.

Configurazione con una CMP

Quando viene utilizzata una Consent Management Platform bisogna verificare che:

  • Clarity Consent Mode sia abilitato;
  • la CMP supporti l’integrazione;
  • il segnale venga inviato correttamente;
  • il tag non imposti cookie prima del consenso;
  • la revoca venga rispettata;
  • il comportamento venga testato nel browser.

Microsoft documenta integrazioni con diverse CMP. Per WordPress indica anche una procedura di gestione del consenso attraverso un plugin supportato.

Consulta la documentazione Microsoft sulle CMP e la pagina dedicata al Consent Mode di Clarity.

Come funziona il mascheramento dei dati?

Il mascheramento impedisce che determinati contenuti vengano caricati nei sistemi Clarity.

Microsoft indica che i contenuti sensibili vengono mascherati per impostazione predefinita e che i dati mascherati non vengono inviati a Clarity.

Tra i contenuti classificati come sensibili rientrano normalmente:

  • campi di input;
  • numeri;
  • indirizzi email;
  • elementi configurati esplicitamente per il mascheramento.

Mascherare elementi specifici

È possibile configurare il mascheramento dalle impostazioni del progetto oppure attraverso attributi HTML dedicati.

<div data-clarity-mask="true">
  Contenuto da non inviare a Clarity
</div>

Non rimuovere il mascheramento senza motivo

Prima di rendere visibile un elemento nelle registrazioni bisogna verificare che non contenga:

  • dati personali;
  • informazioni finanziarie;
  • dati sanitari;
  • credenziali;
  • numeri d’ordine collegabili a persone;
  • informazioni presenti in aree riservate;
  • dati inseriti nei moduli.

Consulta la guida ufficiale al mascheramento.

Microsoft Clarity su WooCommerce

Clarity può aiutare a individuare problemi nel percorso di acquisto.

Le aree più utili da analizzare sono:

  • pagina categoria;
  • scheda prodotto;
  • selettori delle varianti;
  • pulsante Aggiungi al carrello;
  • carrello;
  • checkout;
  • messaggi di errore;
  • versione mobile;
  • pagine successive alle campagne pubblicitarie.

Dati da proteggere

Nel checkout possono comparire informazioni personali e di pagamento. Prima di registrare sessioni e interazioni bisogna controllare attentamente mascheramento, consenso e configurazione degli elementi incorporati.

Esempi di analisi

  • Gli utenti trovano il selettore della taglia?
  • Il pulsante del carrello viene cliccato?
  • Un coupon genera errori?
  • Il form di checkout è troppo lungo?
  • Gli utenti tornano indietro dopo aver visto le spese di spedizione?
  • Un campo obbligatorio non viene compreso?

Per negozi online basati su WordPress è possibile valutare i piani Hosting eCommerce Xlogic con LiteSpeed Enterprise, storage NVMe e risorse dedicate al piano.

Microsoft Clarity rallenta il sito?

Qualsiasi script di terze parti aggiunge richieste e lavoro al browser. L’impatto effettivo dipende da configurazione, numero di strumenti installati, consenso, tema e dispositivo.

Per ridurre i problemi:

  • installa Clarity una sola volta;
  • evita duplicazioni tra plugin e Tag Manager;
  • limita gli strumenti di tracciamento non necessari;
  • controlla il caricamento con gli strumenti del browser;
  • verifica le prestazioni prima e dopo l’installazione;
  • non ritardare indiscriminatamente script necessari al consenso;
  • prova il sito su dispositivi mobili reali.

La presenza di Clarity non deve essere utilizzata come spiegazione automatica per ogni problema di velocità. È necessario misurare l’impatto nel contesto reale del sito.

Esempi pratici di utilizzo

Ottimizzare una landing page

Analizza scroll map, clic sulla call to action e registrazioni degli utenti che abbandonano senza inviare il modulo.

Migliorare un articolo

Verifica fino a quale sezione arrivano i lettori e se i collegamenti interni vengono utilizzati.

Correggere il menu mobile

Filtra le sessioni da smartphone e cerca dead click, rage click e tentativi ripetuti di apertura.

Analizzare una pagina prezzi

Controlla se gli utenti confrontano i piani, aprono le FAQ e raggiungono il pulsante di acquisto.

Ridurre l’abbandono del checkout

Osserva le sessioni che arrivano al checkout ma non completano l’ordine, proteggendo rigorosamente i dati personali.

Controllare un redesign

Confronta comportamento e conversioni prima e dopo il cambiamento, senza basarti soltanto sulle impressioni visive.

Dieci errori da evitare con Microsoft Clarity

  1. Installare il codice più volte: può generare dati duplicati o comportamenti anomali.
  2. Ignorare il consenso: il tag deve rispettare le scelte dell’utente e trasmettere il segnale corretto.
  3. Non aggiornare l’informativa: l’utilizzo dello strumento deve essere descritto in modo adeguato.
  4. Rimuovere troppo mascheramento: può esporre informazioni che non devono essere registrate.
  5. Guardare sessioni casuali: è preferibile partire da un problema o un segmento preciso.
  6. Confondere correlazione e causa: un rage click non dimostra automaticamente quale sia il problema.
  7. Ignorare il traffico interno: visite di dipendenti e sviluppatori possono alterare l’analisi.
  8. Analizzare pochi utenti: una singola registrazione non rappresenta necessariamente tutti i visitatori.
  9. Usare Clarity come unico strumento: bisogna collegare il comportamento a conversioni, errori tecnici e dati di traffico.
  10. Non trasformare i dati in azioni: raccogliere registrazioni senza correggere i problemi non produce benefici.

Metodo di analisi consigliato

  1. definisci una domanda precisa;
  2. seleziona la pagina o il percorso;
  3. applica i filtri;
  4. controlla heatmap e metriche aggregate;
  5. osserva un campione di registrazioni;
  6. formula un’ipotesi;
  7. verifica errori tecnici e dati Analytics;
  8. applica una modifica;
  9. misura il risultato;
  10. documenta la conclusione.

Domande frequenti su Microsoft Clarity

Microsoft Clarity è gratuito?

Sì. Microsoft presenta Clarity come uno strumento gratuito per heatmap, registrazioni delle sessioni e analisi del comportamento.

Microsoft Clarity sostituisce Google Analytics?

Non completamente. Clarity è orientato al comportamento visuale, mentre Google Analytics misura traffico, eventi, campagne e conversioni. Possono essere utilizzati insieme.

Microsoft Clarity registra video degli utenti?

Le sessioni vengono ricostruite utilizzando eventi e informazioni sulla pagina. Non sono normali registrazioni video dello schermo del visitatore.

Clarity registra quello che viene scritto nei moduli?

Microsoft indica che i contenuti sensibili e i campi di input vengono mascherati. La configurazione deve comunque essere verificata prima dell’utilizzo su moduli e aree riservate.

Serve il consenso per Microsoft Clarity?

La configurazione dipende dal contesto e dalla normativa applicabile. Per le visite provenienti da SEE, Regno Unito e Svizzera Microsoft richiede un segnale di consenso valido per la piena funzionalità del servizio.

Come si installa Clarity su WordPress?

È possibile utilizzare il plugin ufficiale Microsoft Clarity, Google Tag Manager oppure inserire manualmente il codice nel sito.

Quanto tempo serve per vedere i dati?

Dopo l’installazione e la corretta attivazione del tracciamento, i dati iniziano normalmente a comparire nel progetto. Il tempo effettivo dipende da traffico, consenso e configurazione.

Posso usare Clarity su WooCommerce?

Sì. Il plugin ufficiale è utilizzabile sui siti WordPress e WooCommerce. Bisogna prestare particolare attenzione ai dati presenti nel carrello, nel checkout e nelle aree personali.

Clarity rallenta WordPress?

Lo script aggiunge richieste al browser, ma l’impatto deve essere misurato sul sito specifico. Duplicazioni, molti tag e configurazioni errate possono peggiorare le prestazioni.

Perché Clarity mostra meno sessioni di Analytics?

Le differenze possono dipendere da consenso, blocchi del browser, ad blocker, definizione della sessione, configurazione del tag, traffico filtrato e modalità di raccolta differenti.

È possibile escludere il traffico interno?

Clarity mette a disposizione strumenti e impostazioni per filtrare o bloccare determinati indirizzi IP. È opportuno verificare la configurazione quando dipendenti e tecnici visitano frequentemente il sito.

Clarity può essere usato su siti rivolti ai minori?

La documentazione Microsoft indica che Clarity non dovrebbe essere utilizzato su siti o applicazioni rivolti a utenti di età inferiore a 18 anni.

Conclusioni

Microsoft Clarity permette di osservare come gli utenti utilizzano realmente un sito attraverso heatmap, registrazioni, filtri e indicatori di frustrazione.

È particolarmente utile per analizzare landing page, menu mobile, moduli, pagine prezzi, articoli ed eCommerce.

Lo strumento deve però essere configurato correttamente. Prima di raccogliere dati bisogna verificare consenso, cookie, informativa privacy, mascheramento e assenza di installazioni duplicate.

Il valore di Clarity non dipende dal numero di registrazioni disponibili, ma dalla capacità di trasformare i dati in ipotesi, correzioni e misurazioni concrete.

Prestazioni e analisi partono da un hosting affidabile

Un sito veloce e stabile permette di misurare meglio il comportamento degli utenti e riduce gli abbandoni causati da errori e tempi di risposta elevati.

Scopri l’Hosting WordPress Xlogic

Quanto costa fare un sito web? Costi, esempi e budget

Quanto costa fare un sito web? La risposta può variare da poche decine di euro per un progetto realizzato autonomamente a diverse migliaia di euro per un sito professionale, un negozio online o una piattaforma sviluppata su misura.

Il prezzo non dipende soltanto dal numero di pagine. Bisogna considerare dominio, hosting, progettazione grafica, sviluppo, contenuti, funzionalità, sicurezza, privacy, SEO, manutenzione e assistenza.

Due siti con lo stesso numero di pagine possono avere costi molto diversi: una semplice vetrina aziendale non richiede lo stesso lavoro di un eCommerce con pagamenti, spedizioni, magazzino, automazioni e integrazioni gestionali.

In questa guida analizziamo tutte le voci da preventivare, i costi ricorrenti e alcuni budget indicativi per scegliere una soluzione proporzionata agli obiettivi del progetto.

In breve: un sito non è soltanto grafica. Il costo reale comprende realizzazione iniziale, infrastruttura, aggiornamenti, sicurezza, contenuti e attività necessarie per generare risultati nel tempo.

Quanto costa fare un sito web: risposta rapida

Le seguenti fasce sono stime orientative per il mercato italiano. Non rappresentano tariffe obbligatorie e possono cambiare in base a complessità, professionista, tecnologia, quantità di contenuti e livello di personalizzazione.

Tipologia di progettoBudget iniziale indicativoCosti ricorrenti indicativi
Sito fai da te essenziale€50–€500€30–€300/anno
Landing page professionale€500–€1.500€50–€400/anno
Sito vetrina per professionista o PMI€1.000–€4.000€100–€1.000/anno
Sito aziendale personalizzato€3.000–€10.000+€500–€3.000+/anno
eCommerce WooCommerce€2.500–€15.000+€500–€5.000+/anno
Portale o applicazione su misura€10.000–€50.000+Variabili in base all’infrastruttura

Le cifre includono livelli di lavoro molto differenti. Un preventivo da €1.500 può essere adeguato per un sito vetrina ben definito, ma insufficiente per un negozio con migliaia di prodotti e collegamento al gestionale.

Per capire davvero quanto costa fare un sito web, bisogna quindi scomporre il progetto nelle singole voci.

Perché i prezzi dei siti web sono così diversi?

Il prezzo dipende soprattutto dalle ore di lavoro e dalle responsabilità richieste.

Le variabili principali sono:

  • numero e complessità delle pagine;
  • utilizzo di un tema pronto o grafica personalizzata;
  • quantità di testi, fotografie e video;
  • presenza di eCommerce, prenotazioni o aree riservate;
  • integrazione con gestionali, CRM e servizi esterni;
  • importazione di dati o prodotti;
  • numero di lingue;
  • requisiti di sicurezza e prestazioni;
  • accessibilità;
  • ottimizzazione SEO;
  • formazione e assistenza;
  • manutenzione successiva alla pubblicazione.

Un professionista non vende soltanto pagine. Analizza il progetto, configura l’infrastruttura, verifica il funzionamento sui dispositivi, protegge i dati, corregge problemi e assume la responsabilità della consegna.

1. Quanto costa il dominio?

Il dominio è l’indirizzo utilizzato per raggiungere il sito, per esempio nomeazienda.it.

È un costo ricorrente, generalmente annuale. Il prezzo dipende dall’estensione scelta e dai servizi aggiuntivi.

Al momento della redazione, Xlogic propone indicativamente:

  • dominio .it: €13/anno;
  • dominio .com: €16/anno, con rinnovo indicato a €17;
  • dominio .eu: €16/anno;
  • dominio .org: €20/anno.

I prezzi dei domini indicati nella pagina Xlogic sono IVA esclusa e il dominio non è incluso automaticamente nei piani hosting.

Consulta la pagina aggiornata per la registrazione domini.

Costi aggiuntivi legati al dominio

Possono essere previsti costi per:

  • privacy WHOIS, quando disponibile;
  • trasferimento;
  • recupero dopo la scadenza;
  • estensioni premium;
  • certificati o servizi DNS avanzati;
  • registrazione di più varianti del nome.

Quando si confrontano le offerte bisogna controllare il prezzo di rinnovo, non soltanto la promozione del primo anno.

2. Quanto costa l’hosting?

L’hosting è lo spazio server nel quale vengono conservati file, database ed email del sito.

Il prezzo dipende da:

  • spazio disponibile;
  • CPU e RAM assegnate;
  • numero di siti ospitabili;
  • tipo di storage;
  • pannello di controllo;
  • backup;
  • sicurezza;
  • assistenza;
  • livello di gestione del server.

Esempi attuali Xlogic

Alla data di pubblicazione, la pagina Hosting Condiviso Xlogic mostra:

  • Hosting Mini in promozione da €9,99/anno, prezzo ordinario indicato €19,99;
  • Hosting Lite in promozione da €14,99/anno;
  • Hosting Plus in promozione da €19,99/anno;
  • Hosting Power in promozione da €27,49/anno.

I piani Hosting WordPress Xlogic partono indicativamente da €32,50 per il primo anno, mentre le soluzioni eCommerce partono da circa €40 per il primo anno. Prezzi, promozioni e rinnovi devono sempre essere verificati nelle rispettive pagine prima dell’acquisto.

Un hosting molto economico può essere sufficiente per un sito leggero, mentre un eCommerce o un progetto con traffico elevato richiede più risorse e un’infrastruttura adeguata.

Costi extra dell’hosting

In alcuni piani possono essere opzionali:

  • backup avanzato;
  • suite di sicurezza;
  • CDN;
  • spazio aggiuntivo;
  • trasferimento del sito;
  • domini ospitabili aggiuntivi;
  • assistenza applicativa.

Nella pagina Servizi Extra Xlogic sono indicati, per esempio, CDN da €10/anno, backup da €25/anno e suite di sicurezza da €30/anno.

3. CMS e piattaforma: WordPress è davvero gratuito?

WordPress è un software open source scaricabile gratuitamente. La gratuità del CMS non significa però che l’intero sito sia privo di costi.

Servono comunque:

  • dominio;
  • hosting;
  • installazione e configurazione;
  • tema;
  • plugin;
  • contenuti;
  • manutenzione;
  • eventuale assistenza professionale.

Il software può essere scaricato dal sito ufficiale WordPress.org.

Website builder in abbonamento

I servizi all-in-one includono solitamente hosting, editor e manutenzione della piattaforma in un canone mensile o annuale.

Sono semplici da avviare, ma bisogna verificare:

  • costo al rinnovo;
  • commissioni eCommerce;
  • limiti di spazio e traffico;
  • possibilità di esportare il sito;
  • funzioni disponibili nel piano scelto;
  • vincoli della piattaforma.

Sviluppo su misura

Una piattaforma proprietaria può essere necessaria quando il progetto richiede flussi, integrazioni o funzionalità non gestibili con strumenti standard.

Il costo iniziale è più alto e bisogna prevedere manutenzione tecnica continuativa.

4. Quanto costano grafica, tema e identità visiva?

Il design può partire da un tema già pronto oppure essere progettato completamente su misura.

Tema gratuito

Può essere sufficiente per un progetto semplice, ma richiede comunque configurazione, personalizzazione e verifica della compatibilità.

Tema premium

Un tema commerciale costa indicativamente da €40 a €150, talvolta con rinnovo annuale per aggiornamenti e assistenza.

Grafica personalizzata

Un progetto grafico su misura può includere:

  • wireframe;
  • prototipo;
  • design desktop e mobile;
  • palette colori;
  • tipografia;
  • icone;
  • componenti riutilizzabili;
  • studio dell’esperienza utente.

Il costo può partire da alcune centinaia di euro e superare diverse migliaia nei progetti complessi.

Logo e identità visiva

Quando il cliente non dispone già di logo, colori e materiali coordinati, bisogna aggiungere anche il lavoro di branding.

5. Quanto costa lo sviluppo del sito?

Lo sviluppo comprende la trasformazione del progetto in un sito funzionante.

Può includere:

  • installazione del CMS;
  • configurazione del tema;
  • creazione delle pagine;
  • adattamento mobile;
  • moduli di contatto;
  • configurazione email;
  • ottimizzazione delle immagini;
  • cache e prestazioni;
  • sicurezza;
  • backup;
  • test finali;
  • pubblicazione.

Tariffa oraria o prezzo a progetto?

Un professionista può fatturare a ore oppure proporre un importo complessivo.

Il prezzo a progetto è utile quando requisiti e consegne sono chiari. La tariffa oraria è più adatta a interventi, modifiche e attività non completamente prevedibili.

Personalizzazioni e codice

Lo sviluppo di plugin, moduli o integrazioni personalizzate aumenta il costo perché richiede analisi, programmazione, test e manutenzione futura.

6. Quanto costano testi, immagini e video?

Un sito vuoto non genera risultati. Testi e immagini devono essere previsti fin dall’inizio.

Testi

Il costo dipende da:

  • numero di pagine;
  • ricerca necessaria;
  • settore tecnico;
  • interviste al cliente;
  • ottimizzazione SEO;
  • revisioni;
  • traduzioni.

Un testo professionale può costare da alcune decine a diverse centinaia di euro per pagina.

Fotografie

Le alternative sono:

  • fotografie fornite dal cliente;
  • immagini stock;
  • servizio fotografico professionale;
  • illustrazioni personalizzate;
  • immagini generate con strumenti di intelligenza artificiale, da verificare e adattare.

Video

Riprese, montaggio, animazioni, voce e sottotitoli possono incidere notevolmente sul budget, ma risultano utili per presentazioni, prodotti e campagne pubblicitarie.

7. Quanto costano funzionalità e integrazioni?

Ogni funzione aggiuntiva richiede configurazione, licenze o sviluppo.

Esempi:

  • prenotazioni online;
  • calendari;
  • area riservata;
  • membership;
  • corsi online;
  • preventivi automatici;
  • chat;
  • newsletter;
  • CRM;
  • gestionale;
  • fatturazione elettronica;
  • mappe e localizzatori;
  • multilingua;
  • ricerca avanzata;
  • API esterne.

Un plugin premium può costare da €30 a €300 all’anno. Un’integrazione personalizzata può richiedere centinaia o migliaia di euro.

8. Quanto costa creare un sito eCommerce?

Un negozio online richiede più lavoro di un sito vetrina perché deve gestire prodotti, pagamenti, ordini e dati dei clienti.

Le principali voci sono:

  • catalogo prodotti;
  • varianti e attributi;
  • fotografie;
  • pagamenti;
  • spedizioni;
  • IVA e regole fiscali;
  • coupon;
  • email transazionali;
  • gestione magazzino;
  • importazione prodotti;
  • integrazioni con gestionali e marketplace;
  • sicurezza e backup;
  • ottimizzazione delle prestazioni.

Un eCommerce essenziale può partire indicativamente da €2.500. Un negozio con catalogo ampio, automazioni e integrazioni può superare €10.000 o €15.000.

Costi ricorrenti dell’eCommerce

Bisogna prevedere:

  • hosting adeguato;
  • commissioni dei sistemi di pagamento;
  • licenze plugin;
  • manutenzione;
  • assistenza;
  • backup;
  • marketing;
  • gestione del catalogo.

Per WooCommerce è possibile valutare i piani Hosting eCommerce Xlogic, che includono risorse dedicate al piano, storage NVMe e JetBackup.

9. Quanto costa la SEO?

Pubblicare un sito non garantisce automaticamente visite dai motori di ricerca.

La SEO iniziale può comprendere:

  • ricerca delle parole chiave;
  • struttura delle pagine;
  • ottimizzazione di titoli e metadati;
  • link interni;
  • dati strutturati;
  • prestazioni;
  • configurazione sitemap;
  • Google Search Console;
  • controllo dell’indicizzazione.

Google Search Console è gratuito e permette di monitorare traffico organico, indicizzazione e problemi tecnici. È disponibile nella pagina ufficiale di Google Search Console.

Un’attività SEO continuativa può costare da alcune centinaia a diverse migliaia di euro al mese, in base a mercato, obiettivi e concorrenza.

10. Privacy, cookie e aspetti legali

Un sito può richiedere:

  • privacy policy;
  • cookie policy;
  • banner per il consenso;
  • termini e condizioni;
  • condizioni di vendita;
  • informazioni sul titolare;
  • gestione delle preferenze;
  • registro dei servizi di terze parti.

Il costo dipende dai dati trattati e dalle funzioni presenti. Un semplice sito informativo è diverso da un eCommerce, un portale sanitario o una piattaforma con profilazione.

Le indicazioni generiche o i generatori automatici non sostituiscono una valutazione legale quando il trattamento è complesso.

Per approfondire i cookie è possibile consultare le linee guida del Garante per la protezione dei dati personali.

11. Quanto costa mantenere un sito?

La manutenzione è un costo ricorrente e non dovrebbe essere esclusa dal budget.

Comprende:

  • aggiornamento del CMS;
  • aggiornamento di temi e plugin;
  • backup;
  • controlli di sicurezza;
  • monitoraggio;
  • correzione di errori;
  • verifica dei moduli;
  • ottimizzazione del database;
  • rinnovo delle licenze;
  • assistenza.

Per un piccolo sito il costo può andare da €100 a €1.000 all’anno. Per eCommerce e piattaforme critiche può essere molto più alto.

Aggiornare non significa soltanto fare clic

Un aggiornamento può causare incompatibilità. Nei progetti importanti dovrebbe essere provato in staging, seguito da test e da un backup verificato.

12. Marketing e acquisizione clienti

Il sito è uno strumento, non una fonte automatica di clienti.

Il budget può includere:

  • Google Ads;
  • campagne social;
  • email marketing;
  • produzione di articoli;
  • gestione social;
  • landing page;
  • strumenti di analisi;
  • ottimizzazione delle conversioni.

Questi costi non fanno sempre parte del preventivo di sviluppo, ma sono spesso indispensabili per raggiungere gli obiettivi commerciali.

Esempi di budget completi

Sito fai da te essenziale

Budget indicativo iniziale: €50–€500.

Può comprendere dominio, hosting economico, tema gratuito o premium e configurazione autonoma.

È adatto a chi dispone di tempo, competenze di base e obiettivi semplici.

Landing page professionale

Budget indicativo: €500–€1.500.

Può includere progettazione, una pagina ottimizzata, modulo di contatto, adattamento mobile e configurazione tecnica.

Sito vetrina per professionista o piccola azienda

Budget indicativo: €1.000–€4.000.

Generalmente comprende da cinque a dieci pagine, struttura personalizzata, moduli, configurazione SEO iniziale e formazione.

Sito aziendale personalizzato

Budget indicativo: €3.000–€10.000 o più.

Può includere analisi, design su misura, contenuti, integrazioni, multilingua, accessibilità e procedure aziendali.

eCommerce

Budget indicativo: €2.500–€15.000 o più.

Il numero di prodotti non è l’unico fattore: incidono importazioni, varianti, spedizioni, pagamenti, automazioni e integrazioni.

Applicazione o portale personalizzato

Budget indicativo: da €10.000 a oltre €50.000.

Richiede analisi funzionale, sviluppo, test, infrastruttura e manutenzione continuativa.

Conviene fare il sito da soli o affidarsi a un professionista?

Fai da te

Può essere adatto quando:

  • il budget è molto limitato;
  • il progetto è semplice;
  • non esistono scadenze rigide;
  • si desidera imparare;
  • il sito non gestisce processi critici.

Il costo monetario è inferiore, ma bisogna considerare il valore del tempo impiegato.

Freelance

Può offrire un rapporto diretto e costi contenuti. È importante verificare competenze, disponibilità futura e modalità di consegna degli accessi.

Agenzia

Può mettere a disposizione competenze diverse: strategia, design, sviluppo, contenuti, SEO e advertising.

Il costo è generalmente superiore, ma può essere adatto a progetti complessi o con più attività coordinate.

Come valutare un preventivo per un sito web

Un buon preventivo dovrebbe specificare:

  • obiettivi del progetto;
  • numero di pagine;
  • funzionalità incluse;
  • contenuti a carico del cliente;
  • tecnologia utilizzata;
  • numero di revisioni;
  • tempi di consegna;
  • hosting e dominio;
  • licenze;
  • manutenzione;
  • assistenza dopo la pubblicazione;
  • proprietà di dominio, file e account;
  • attività escluse;
  • modalità di pagamento.

Domande da fare prima di accettare

  1. Il dominio sarà intestato a me?
  2. Riceverò accesso completo a WordPress e hosting?
  3. Il prezzo include testi e immagini?
  4. Le licenze sono annuali?
  5. Quanto costa la manutenzione?
  6. Il backup è incluso?
  7. Chi interviene in caso di problemi?
  8. Il sito può essere trasferito?
  9. Il prezzo include IVA?
  10. Quali costi sono previsti al rinnovo?

Come risparmiare senza compromettere il progetto

Definire gli obiettivi

Un progetto chiaro evita modifiche continue e funzionalità inutili.

Partire da una prima versione essenziale

È possibile pubblicare una versione iniziale con le funzioni principali e aggiungere il resto in seguito.

Preparare i contenuti

Testi, fotografie, logo e informazioni organizzate riducono tempi e costi di lavorazione.

Utilizzare tecnologie diffuse

Una piattaforma supportata da molti professionisti riduce la dipendenza da un singolo fornitore.

Scegliere un hosting proporzionato

Non serve acquistare subito un server dedicato per un piccolo sito, ma è rischioso ospitare un eCommerce su un piano privo delle risorse necessarie.

Non risparmiare su backup e sicurezza

Il costo di un ripristino o di un incidente può essere molto superiore a quello della prevenzione.

Consulta anche la guida su come recuperare pagine web cancellate.

Domande frequenti sul costo di un sito web

Quanto costa fare un sito web semplice?

Un progetto fai da te può costare da €50 a €500, escluso il valore del tempo. Una landing page professionale può partire indicativamente da €500.

Quanto costa un sito vetrina?

Un sito vetrina professionale per un’attività può costare indicativamente da €1.000 a €4.000, in base a pagine, grafica, contenuti e funzioni.

Quanto costa un sito eCommerce?

Un eCommerce essenziale può partire da circa €2.500. Cataloghi complessi, integrazioni e automazioni possono portare il costo oltre €10.000 o €15.000.

WordPress è gratuito?

Il software WordPress è gratuito e open source. Restano da pagare dominio, hosting, eventuali temi e plugin, configurazione, contenuti e manutenzione.

Quanto costano dominio e hosting?

Un dominio comune costa generalmente da circa €10 a €50 all’anno. Un hosting può partire da poche decine di euro l’anno e crescere in base alle risorse e ai servizi inclusi.

Il dominio è incluso nell’hosting?

Dipende dal provider. Nei piani Xlogic il dominio non è incluso e deve essere registrato o trasferito separatamente.

Perché alcuni siti costano €500 e altri €5.000?

Cambiano analisi, grafica, contenuti, funzionalità, personalizzazione, test, assistenza e responsabilità del fornitore.

Quanto costa mantenere un sito ogni anno?

Un piccolo sito può richiedere da €100 a €1.000 all’anno tra hosting, dominio, licenze e manutenzione. Progetti complessi possono avere costi superiori.

Posso creare un sito senza pagare?

È possibile usare strumenti gratuiti, ma un progetto professionale richiede almeno dominio, hosting e tempo. I piani gratuiti possono inoltre imporre limiti, pubblicità o indirizzi non personalizzati.

Qual è la spesa più importante?

Non esiste una sola voce principale. In un sito semplice incide soprattutto la realizzazione; in un eCommerce possono pesare integrazioni, gestione, marketing e manutenzione.

Conclusioni

Per stabilire quanto costa fare un sito web bisogna considerare l’intero ciclo di vita del progetto, non soltanto la pubblicazione iniziale.

Dominio e hosting rappresentano una parte limitata del budget. Il valore principale deriva da analisi, progettazione, sviluppo, contenuti, funzionalità e capacità del sito di raggiungere un obiettivo concreto.

Un sito economico può essere adeguato per iniziare, purché sia sicuro, trasferibile e proporzionato alle necessità. Per progetti aziendali ed eCommerce è preferibile prevedere fin dall’inizio manutenzione, backup, prestazioni e crescita futura.

Inizia con un hosting adatto al tuo progetto

Con Xlogic puoi scegliere soluzioni per siti semplici, WordPress, eCommerce e progetti che richiedono risorse dedicate.

Confronta i piani Hosting Xlogic

Nel 2026, la velocità non è più un lusso, è un requisito di sopravvivenza. Se il tuo sito WordPress impiega più di 2 secondi a caricare, stai perdendo clienti e posizioni su Google. Ma c’è una soluzione che va oltre i semplici plugin: l’integrazione nativa tra il server e la cache.

XLogic è stata pioniera in Italia nell’adozione di LiteSpeed, e in questa guida ti spiegheremo come configurare il modulo LSCache per trasformare il tuo sito in una scheggia.


Perché LiteSpeed batte la concorrenza?

La maggior parte dei provider utilizza server Apache o Nginx. LiteSpeed è diverso perché gestisce il traffico in modo asincrono, consumando meno RAM e CPU. Il vero “superpotere” è però LSCache: un modulo che comunica direttamente con il kernel del server, servendo pagine statiche senza nemmeno attivare PHP.

Step 1: Installazione e Profili Predefiniti

Dopo aver installato il plugin gratuito LiteSpeed Cache dal repository di WordPress, non lasciarti spaventare dalle mille opzioni.

  1. Vai su Presets.

  2. Seleziona il profilo “Advanced (Recommended)”.

    Questo preset attiva le funzioni di ottimizzazione più efficaci (Object Cache, Browser Cache e Minificazione) garantendo la massima stabilità.

Step 2: Ottimizzazione Immagini (Formato WebP)

Le immagini pesanti sono la causa n.1 dei rallentamenti.

  • Sotto Image Optimization, attiva l’opzione Image WebP Replacement.

  • LSCache convertirà automaticamente le tue immagini nel formato di nuova generazione, riducendo il peso fino al 75% senza perdita di qualità visibile.

Step 3: Abbattere il TTFB con il Guest Mode

Il Time to First Byte (TTFB) è il tempo che il server impiega per rispondere alla prima richiesta. Con la funzione Guest Mode attiva, LiteSpeed serve una versione “istantanea” della pagina ai nuovi visitatori e ai bot di Google, assicurandoti il semaforo verde nei test di PageSpeed Insights.

Step 4: Ottimizzazione CSS e JS

Per evitare che il caricamento degli script blocchi la visualizzazione del sito:

  • Attiva CSS Combine e JS Combine.

  • Imposta Load CSS Asynchronously su ON.

  • Attiva il JS Defer. Questo caricherà gli script solo dopo che l’utente ha iniziato a visualizzare i contenuti, rendendo il sito immediatamente interattivo.


Core Web Vitals

Tabella: Hosting Standard vs XLogic LiteSpeed

FunzionalitàHosting ComuneXLogic LiteSpeed
Tecnologia ServerApache / NginxLiteSpeed Enterprise
CachingPlugin Software (Lento)LSCache a livello Server (Veloce)
Ottimizzazione ImmaginiSpesso a pagamentoGratuita e Illimitata
Risposta Server (TTFB)Media: 600ms – 1sMedia: < 200ms

Conclusione: La velocità parte dal motore

Un ottimo plugin su un hosting lento è come mettere le gomme di una Ferrari su una vecchia utilitaria. Per ottenere risultati reali, hai bisogno di un’infrastruttura nata per la velocità. I server di XLogic sono ottimizzati specificamente per LiteSpeed, garantendoti prestazioni che i provider tradizionali non possono raggiungere.

Il tuo sito è troppo lento?

Non perdere altro tempo (e clienti). Passa a XLogic: ci occupiamo noi della migrazione gratuita del tuo sito e della prima configurazione di LSCache.

 

Gestire un e-commerce nel 2026 è una sfida avvincente, ma spietata. Non basta avere ottimi prodotti o un bel design. La competizione si gioca su due fronti tecnici fondamentali, spesso invisibili ma decisivi per il fatturato: la velocità di caricamento e la sicurezza percepita ed effettiva.

Se il tuo negozio online (che sia WooCommerce, PrestaShop o Magento) è lento o non trasmette fiducia, stai letteralmente regalando clienti alla concorrenza.

La Velocità: L’Antidoto ai Carrelli Abbandonati

È un dato di fatto: un ritardo anche solo di un secondo nel caricamento della pagina può ridurre le conversioni del 7%. Nel mondo e-commerce, la lentezza è il principale nemico. Un cliente che deve aspettare che la pagina del prodotto si carichi o che il carrello si aggiorni è un cliente che molto probabilmente abbandonerà l’acquisto.

La soluzione XLogic: LiteSpeed e LSCache

I nostri piani hosting e-commerce sono nativamente ottimizzati per la velocità. Utilizziamo server LiteSpeed Enterprise combinati con il modulo LSCache. Questa tecnologia agisce a livello server, servendo le pagine del tuo store in frazioni di secondo, abbattendo il TTFB (Time to First Byte) e garantendo un’esperienza di acquisto fluida e istantanea, anche durante i picchi di traffico come il Black Friday.

La Sicurezza: Difendi i tuoi Ricavi e la tua Reputazione

Un e-commerce lento perde vendite; un e-commerce violato perde l’azienda. Gestire dati sensibili dei clienti e transazioni finanziarie comporta una responsabilità enorme. Un solo attacco riuscito può distruggere anni di reputazione e portare a pesanti sanzioni.

La protezione totale di XLogic

Non ci limitiamo a fornirti un certificato SSL gratuito (che è lo standard). La nostra infrastruttura è progettata per difenderti:

  • JetBackup: Proteggi i tuoi incassi, non solo i tuoi file In un e-commerce, ogni minuto di offline o ogni dato perso significa soldi persi. JetBackup è la tua assicurazione sulla continuità operativa. Se dopo un aggiornamento il tuo e-Commerce smette di funzionare, non perdi ore a cercare l’errore: usi JetBackup per riportare il negozio allo stato funzionante in pochi minuti. È la differenza tra una giornata di vendite perse e un piccolo imprevisto risolto immediatamente.
  • Protezione Anti-DDoS Avanzata: Blocchiamo gli attacchi mirati a mandare offline il tuo sito prima ancora che raggiungano il server.

  • Firewall Web applicativo (WAF): Un filtro intelligente che analizza il traffico in tempo reale, bloccando tentativi di SQL injection, Cross-Site Scripting (XSS) e altre minacce comuni.

  • Scansione Malware Proattiva: Monitoriamo costantemente i file del tuo sito per individuare e rimuovere codice malevolo prima che possa fare danni.

  • Imunify360 & ModSecurity Rules: Applichiamo regole specifiche per LiteSpeed che bloccano attacchi malware e tentativi di hacking in tempo reale.

Conclusione: Investi nel “motore” del tuo successo

Non trattare l’hosting del tuo e-commerce come una semplice voce di costo. È l’investimento più importante per garantire la velocità che i clienti pretendono e la sicurezza di cui la tua azienda ha bisogno.

Scegliendo un hosting e-commerce veloce e sicuro con XLogic, non acquisti solo spazio server: acquisti prestazioni da record, protezione totale e un team tecnico italiano pronto a supportarti 24/7.

Fai volare le tue vendite. Scopri i nostri piani hosting ottimizzati per l’e-commerce e metti il turbo al tuo business.

XLOGIC.ORG

Dal giorno 12 Dicembre 2024 al 31 Dicembre 2024 per le Feste di Natale sarà possibile utilizzare il codice promozionale del 80% per acquistare i nostri piani Hosting per il primo anno senza obbligo di rinnovo.

I piani Hosting compresi nella Promozione sono:

Hosting Condiviso

(Mini, Lite, Plus, Power, Base, Premium, Master e Business)
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Hosting Dedicato

(Hosting Mail, Hosting Semidedicato, Hosting Dedicato, Hosting Dedicato Plus)

Hosting Reseller

(R-100, R-200, R-300, R-400)
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Hosting WordPress

(WP01, WP02, WP03, WP04)
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